
29 febbraio 2012
« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.» ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA



Oggi, 28 febbraio, nella VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, è stato il turno dell’audizione del generale di Corpo d’armata Nino Di Paolo, comandante generale della Guardia di Finanza.
Lungo e didattico il suo discorso sui fenomeni di contrasto all’evasione fiscale (ne leggerete domani sul Sole-24 Ore) e alla salvaguardia (indiretta) dei conti del bilancio. Molto interessante il passaggio sul contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia legale.
È proprio nei momenti di crisi – ha detto Di Paolo - che il sistema economico si presenta in condizioni di particolare vulnerabilità: in questi frangenti, le imprese diventano facile preda della criminalità, sia essa organizzata o meno, che, disponendo di ingenti capitali a basso costo, provento dell’azione criminale quotidiana, ha facile gioco nel rilevare quote di partecipazione di aziende che presentano cali significativi di fatturato o problemi di insolvenza.
E qui ha fatto un esempio che testimonia come – ieri, oggi e domani – il ciclo del cemento rappresenti una costante nella strategia economico-criminale delle mafie.
Il mercato del calcestruzzo – ha infatti analizzato il Comandante della Gdf - è oggetto di numerose indagini che hanno svelato, in determinate aree, veri e propri monopoli di aziende legate alla criminalità organizzata. Questo comparto economico, in conseguenza della più vasta crisi dell’edilizia, si trova oggi in un momento congiunturale non favorevole.
Immancabile il richiamo ai “registi” di ogni azione criminale: i professionisti. “Come ho già avuto modo di evidenziare – ha infatti detto Di Paolo -
il legame comune di qualsiasi tipologia di frode è la minaccia alla stabilità economica del sistema Paese, realizzata, nei casi più gravi, attraverso tecniche di alterazione contabile basate sul sistematico ricorso alle fatture per operazioni inesistenti.La nostra esperienza operativa testimonia come questi fenomeni illeciti presentino, inoltre, due ulteriori caratteristiche: la convergenza di comportamenti criminali ed il ruolo, quali “registi” delle operazioni illecite, di professionisti”.
Apprezzabile, da ultimo, il passaggio al pericolo di fuga dei capitali all’estero che vede – e come ti sbagli – l’immancabile richiamo alla Svizzera e a San Marino. “Il fenomeno dello spallonaggio è sempre esistito – ha detto il Comandante generale delle Fiamme gialle - ma negli ultimi tempi, come testimonia il numero delle violazioni riscontrate nell’ambito dei nostri controlli alla frontiera, sta vivendo un periodo assai florido. Anche in questo caso si parla di cifre di rilievo:
con una valigetta 24 ore è possibile trasportare fino a 6 milioni di euro in banconote da 500 euro.In questo senso, significativo è il dato elaborato dalla Banca d’Italia a proposito della distribuzione territoriale delle banconote di più grosso taglio, censite per la maggior parte nelle province “frontaliere”, quelle cioè situate in prossimità del confine con la Svizzera e San Marino. Trasferire illegalmente disponibilità finanziarie all’estero non è un fenomeno che riguarda solo l’evasione fiscale: è anche un modo per sottrarre risorse al “sistema Paese” e per occultare proventi derivanti da gravi reati. Proprio per questa ragione, nel recentissimo decreto legge sulle “semplificazioni” è stato sensibilmente inasprito il regime sanzionatorio per chi trasferisce all’estero somme in violazione alla disciplina valutaria, ampliando anche i casi di sequestro”.
http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com r.galullo@ilsole24ore.com


La mafia che possiamo chiamare “barcellonese” o “tirrenica” ha assunto una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quelli di cosa nostra palermitana».Sul piano degli affari queste organizzazioni «… in linea con l’operato e le aspettative delle altre “mafie” siciliane» hanno come principali obbiettivi «il controllo, pieno ed incondizionato, del lucroso settore degli appalti pubblici», e proprio l’indagine “Gotha” ha dimostrato come «la mafia barcellonese si sia costantemente “interessata” alle più grandi e rilevanti opere pubbliche realizzate nell’ultimo quindicennio nella provincia di Messina e nei territori limitrofi», per esempio
«il raddoppio della linea ferroviaria Messina-Palermo, il completamento dell’autostrada Messina-Palermo, i lavori di realizzazione del metanodotto nella medesima provincia, la realizzazione di alcuni parchi eolici e la ristrutturazione di alcuni centri storici».
(Rao Giovanni, Cambria Francesco, Isgrò Giuseppe, Di Salvo Salvatore, Barresi Filippo, Ofria Salvatore):costoro, unitamente allo stesso Bisognano Carmelo, costituivano fino a quel momento una sorta di direttorio, in grado di adottare qualsiasi decisione di rilievo sul territorio». Il procuratore cita poi i cosiddetti «imprenditori collusi» (
Aquilia Mario, Scirocco Francesco, Marino Tindaro, Puglisi Salvatore), i «quadri» (
Triolo Giuseppe, Trifirò Maurizio, Calcò Labruzzo Salvatore, Dajcaj Zamir, Mandanici Giuseppe Roberto, Martorana Roberto, Porcino Angelo, Bucceri Concetto). Il procuratore Lo Forte dà conto anche delle recenti più recenti evoluzioni: «… attualmente l’organigramma della criminalità barcellonese può così delinearsi: un gruppo riconducibile a Rao Giovanni e Barresi Filippo, di cui fanno parte Di Salvo Salvatore, Ofria Salvatore, Isgrò Giuseppe, ed altri ancora, ossia il gruppo dei c.d. “Vecchi”; il gruppo dei c.d. “Mazzarroti”, facente capo a Calabrese Tindaro; un gruppo riconducibile a D’Amico Carmelo, che, secondo le dichiarazioni di Gullo, sarebbe quello più forte sul territorio, almeno dal punto di vista militare».
gli accordi sulle ditte che dovevano lavorare nell’ambito degli appalti pubblici. In pratica si doveva instaurare un collegamento diretto fra le zone di Catania, Barcellona e Palermo in modo che si potesse individuare di volta in volta, tramite reciproci accordi, la ditta che doveva lavorare nell’ambito di un determinato appalto. Sempre secondo le dichiarazioni dei collaboratori (in particolare di Gullo Santo), l’arresto dei Lo Piccolo dapprima, e successivamente l’omicidio di Angelo Santapaola, avrebbero determinato un ulteriore processo evolutivo, che costituisce oggetto di attuali, mirate indagini».

[fonte link] Lunedì, 27 Febbraio 2012


una delle capitali di Cosa Nostra, su cui l’attenzione giornalistica non sarà mai abbastanza.


Quello che sorprende è il consenso sociale alla diffusione dell'economia mafiosa, - ha aggiunto Scarpinato - perchè quando un'amministrazione comunale si vede costruire un asilo nido con un risparmio del trenta per cento sono contentissimi. Il problema è come fa quell'impresa a fare uno sconto del trenta per cento«.»C'è un pregiudizio culturale fortissimo, la maggioranza dell'opinione pubblica europea è ancora convinta che la mafia sia una storia di piccole minoranze di criminali che operano nella malavita e che si impongono con le estorsioni e il racket. La realtà è completamente diversa. C'è un modello di imprese mafiose che ha ragioni di carattere economico, e sono le stesse ragioni del successo dell'economia mafiosa nel Nord Italia - ha detto ancora Scaprinato - Se noi continuiamo l'impostura culturale di una mafia costituita solo da personaggi come Riina e Provenzano mentre dall'altra parte c'è un mondo di persone immacolate, ci raccontiamo una storia che non ci aiuta a comprendere come combattere la mafia. La realtà della mafia è purtroppo quella di Hannah Arendt, 'La banalità del male«.
«L'impresa mafiosa - ha proseguito a Palermo a margine di un convegno sulla mafia vista dall'estero - non si impone in quei territori con la violenza, offre riduzione di costi e incrementi di profitti che sarebbe la felicità degli imprenditori stranieri.Ad esempio, sono un imprenditore di mafia che va in Germania e voglio abbattere un palazzo pieno di amianto. Se costruisco il nuovo palazzo con lo sconto del trenta per cento i committenti tedeschi sarebbero felici. Questo è uno dei motivi che determina il successo delle economia mafiose». Scarpinato avverte quindi che «Ci troviamo di fronte a una realtà che viene sottovalutata perchè non si tiene conto che c'è una logica di mercato: c'è una fortissima domanda di beni illegali che proviene dalla società civile. Domanda forte di droga ma anche di essere umani da usare allo sfruttamento lavorativo e sessuale, quindi
le mafie offrono questi beni per i quali c'è una fortissima domanda.Questa linea di separazione tra sporchi, brutti e cattivi e un mondo di buoni è falsa, perchè c'è un fenomeno di domanda e offerta che è alimentato dalla stessa società civile».
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