11 dicembre 2017

VIDEO : Chi ha ucciso Attilio Manca? L’eroina o Provenzano? Prima intervista assoluta a Rosario Pio Cattafi un personaggio (ex #41bis) inquietante, legato a mafia, massoneria e #servizisegreti.


Attilio Manca ufficialmente è morto per overdose di eroina, ma per la famiglia è stato ammazzato perché avrebbe visitato e operato Bernardo Provenzano durante la sua latitanza.

“Se Nitto #Santapaola è una “concessionaria”, #RosarioPioCattafi è la Fiat”. RICCARDO ORIOLES 

Prima intervista assoluta a Rosario Pio Cattafi, un personaggio (ex #41bis) inquietante, legato a mafia, massoneria e #servizisegreti.

8 dicembre 2017

Chiediamo le dimissioni dell'assessore Vittorio Sgarbi



di Ass. Rita Atria 7 dicembre 2017


Sig. Presidente della Regione Siciliana,

abbiamo aspettato qualche ora prima di scrivere questa lettera aperta che probabilmente girerà solo sul web e non verrà pubblicata da nessun giornale “importante” perché noi siamo l’antimafia che non viene invitata nei convegni dei ministeri e siamo l’antimafia definita “antagonista”. Siamo l’antimafia sociale. Con Orgoglio.

Abbiamo aspettato qualche ora per vedere quanti di quelli invitati a Milano agli stati generali dell’antimafia ritenevano opportuno dire qualcosa. Appunto. Abbiamo solo aspettato perché non è successo nulla.

Di cosa stiamo parlando? Delle affermazioni di quel “signore” che lei ha nominato assessore alla cultura. La frase su Di Matteo che "ha tratto beneficio delle minacce di morte ricevute dal carcere da Totò Riina. Ha cavalcato l'onda per fare il martire".

Certe frasi sono sempre gravi ma dette da un assessore della regione Siciliana sono insopportabili e offendono la storia della lotta alla mafia. Sia Falcone che Nino Caponnetto sostenevano che la mafia ha più paura della cultura che della giustizia. Il suo assessore non può rappresentare la cultura siciliana; non può rappresentare la cultura che sconfigge la mafia. Chiediamo a lei sig. Presidente della regione Siciliana ufficiali scuse (non basta il rimprovero al suo assessore) e la rimozione dell’assessore Sgarbi per manifesta indegnità politica, etica e morale.



Il Direttivo

Associazione Antimafie Rita Atria

7 dicembre 2017

Il deep web invisibile sta sconvolgendo il modus operandi delle mafie mondiali


di Roraima Ana Andriani 6 dicembre 2017
«Viviamo un momento in cui lo scenario nel quale opera il crimine organizzato subisce continui mutamenti, la relazione stessa tra geografia fisica, le competenze territoriali ripartite tra i vari gruppi criminali e le loro operazioni criminali non poteva non adeguarsi ai processi di globalizzazione. Lo stesso concetto di “crimine transnazionale”, come definito dalla Convenzione Onu di Palermo del 2000, secondo cui, un reato è transnazionale se commesso in più di uno Stato o se vi è implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato, fa riferimento ad una relazione tra geografia fisica e gruppi criminali organizzati o attività criminali che non ha potuto tener conto del profondo impatto che il progresso tecnologico ha avuto sulle strutture criminali e le sue modalità operative.
Per tecnologia si intende certamente il Web e tutte le opportunità offerte da Internet, come la moltitudine di piattaforme digitali, di canali di comunicazione, il deep web ma allo stesso tempo anche innovazioni tecnologiche come i droni, le stampanti 3D e l’automazione dei sistemi logistici. Il crimine organizzato ha sviluppato un business model da impresa criminale sempre più senza frontiere, con una spiccata flessibilità ed intangibilità. I crimini finanziari sono i più significativi. Identità bancarie e dati finanziari possono essere rubati con il semplice ausilio di un digital device e di una connessione Internet, utilizzati o rivenduti senza che nessuno degli hackers si sia alzato dalla sedia, abbia passato frontiere o controlli di identità ma, al contrario, avvantaggiandosi di un alto indice di anonimato. Si assiste sempre più a furti milionari a seguito di attacchi hacker cross border ai sistemi bancari, come nel caso dell’attacco alla Central Bank del Bangladesh nel febbraio 2016. Alcuni account della Banca centrale del Bangladesh furono manomessi da hackers che inviarono alla Federal Reserve di New York diverse richieste di trasferimento di fondi. Ottanta milioni di dollari finirono su altri conti correnti in Asia con un semplice clic. La tecnologia è in continua evoluzione ed i criminali diventano sempre più attenti e sofisticati.
Altro aspetto innovativo del business model criminale è lo sviluppo incessante dell’e-commerce. Dimensione questa che si sovrappone e supera il concetto di traffici illeciti attraverso le rotte aeree, marittime e terrestri. Il mercato on line di prodotti e servizi illegali è in continua espansione sia nel web in superficie che nel deep web. Quando parliamo di web in superficie e deep web stiamo facendo riferimento ad una dimensione virtuale che non e rapportabile a nessun dato conosciuto. Se stabilire la dimensione esatta del “web visibile” è impresa ritenuta particolarmente difficile, stimare quella del “web invisibile” è addirittura inimmaginabile. La vendita on line di prodotti e servizi illeciti non è più considerata solo come un modus operandi ma come un vero e proprio mercato illecito robusto, in continua espansione e di grade dinamicità. Gli analisti stimano che nel medio e lungo termine sostituirà quasi completamente i tradizionali modelli di distribuzione. Si assiste ad una frammentazione della catena di distribuzione dei prodotti e servizi illeciti. Dalla commercializzazione, alla raccolta, offerta e consegna. I trafficanti per pubblicizzare la disponibilità della merce illegale e reperire i clienti utilizzano i social media come whatsapp, instagram, facebook, weChat, ask me e altre piattaforme. Una piattaforma come weChat può, per esempio essere paragonata ad un coltello svizzero digitale con funzionalità multiple. E’ senza costi e consente lo scambio di messaggi scritti, vocali, foto, video, chiamate e anche pagamenti attraverso WeChat play.
Molte tecniche sono adoperate per eludere le possibilità di essere intercettati, come l’utilizzo contestuale di piattaforme diverse. Foto vengono scaricate su facebook o instragram, negoziazioni vengono effettuate mediante l’alternanza di messaggi scritti con quelle orali. Li accounts, ovviamente, hanno delle vite brevi e circoscritte per la tutela dell’anonimato. Prodotti illeciti sono assemblati in centri di raccolta dove convergono da varie destinazioni e, in genere, in quantità ridotte. La vendita al minuto è parcellizzata e la consegna si effettua tramite servizi postali con mittenti inesistenti direttamente dal fornitore al consumatore, con evidente abbattimento dei costi di intermediazione» 

1 dicembre 2017

Tecnologie avanzate e presenza di una donna nelle stragi del '93 e gli enormi flussi di denaro da riciclare che conducono al nord, al ruolo della Banca Rasini, di Mangano e di Dell’Utri”.


30 novembre 2017

Il magistrato Donadio in Commissione parlamentare antimafia


Il ruolo di una donna negli attentati del ’93 e quello dell’ex poliziotto Giovanni Aiello, deceduto quest’estate e chiamato in causa da diversi pentiti nel biennio stragista, sono stati alcuni dei punti su cui il magistrato Gianfranco Donadio ieri ha riferito in Commissione parlamentare antimafia per ben 4 ore. A renderlo noto è il deputato Davide Mattiello su Facebook

“Il dott. Donadio ha insistito molto sull’analisi della tecnologia adoperata nelle stragi del ’92, una tecnologia molto sofisticata, che per esempio consentiva già allora ai mafiosi di clonare i telefoni cellulari per schermarli. 

Ha insistito sul ruolo accertato di una donna almeno negli attentati del ’93, così come sul ruolo tante volte evocato da collaboratori ritenuti attendibili, alcuni dei quali ammazzati, di Giovanni Aiello, recentemente morto” si legge nel post. 

Giovanni Aiello

Il magistrato Donadio ha  inoltre parlato a lungo del prezioso contributo a suo tempo dato dal dott. Di Legami della Polizia e dall'ing. Naselli, nell'ipotizzare il "secondo cantiere" a Capaci“sui legami con l'estrema destra eversiva”, infatti Donadio ha sollecitato “a guardare al perimetro ampio nel quale quei fatti sono maturati che comprende anche la sigla della “Falange Armata”, adoperata, parrebbe, da un “consorzio” vasto di criminali, la “banda della Lancia Terminca”, le Leghe meridionali indipendentiste, Gladio, il Sismi e la massoneria del GOI, con le denunce di Di Bernardo e le sue dimissioni nel ’93”. 

Dell'Utri - Berlusconi
Un perimetro che, scrive Mattiello “comprende anche il grande business della droga, dominato almeno fino al ’93 da Cosa Nostra, e degli enormi flussi di denaro da riciclare che conducono al nord, al ruolo della Banca Rasini, di Mangano e di Dell’Utri”. 

Il quadro delineato, secondo il deputato, “ricorda molto quello della OCC “‘ndrangheta stragista” della DDA di Reggio Calabria della estate scorsa, che non a caso pare essere stata fino a qui la Distrettuale che meglio ha saputo fare tesoro dei 36 atti di impulso che la DNA aveva prodotto negli anni in cui è stata guidata dal dott. Grasso, che aveva delegato proprio il dott. Donadio sulla materia”. Il significato del perimetro delineato da Donadio, scrive Mattiello, “ha un significato molto più pregnante rispetto alle pure gravissime ipotesi di reato per le quali si procede nel cosidetto "processo Trattativa" a Palermo: la mafia, unita nella strategia, non soltanto trovò in alcuni ambienti politico istituzionali orecchie sensibili ai propri lamenti, ma non fece tutto da sola, ci fu una concreta convergenza non solo di interessi, ma di uomini e mezzi estranei alla mafia. 

Forse i tempi sono maturi per una ricomposizione storica e politica di quei fatti e di quelle responsabilità ma bisognerà capire cosa succederà nella Direzione nazionale antimafia ora che a guidarla c'è l'ex Procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho e che lì potrebbe tornare a lavorare Donadio. Ci sarà il tempo per la verità storica; oggi è ancora il tempo della verità processuale". [link]

22 novembre 2017

Assenteismo. I dipendenti comunali con la salute più cagionevole della Sicilia? A Pace del Mela in provincia di Messina


22 novembre 2017
I dipendenti comunali più cagionevoli di salute della Sicilia si trovano a Pace del Mela. A sostenerlo il Rapporto sui Comuni 2017 di Ermes, basato su dati 2015, che rileva le giornate di assenza retribuita del personale dipendente dei comuni del campione analizzato. La classifica delle assenze per comune, redatta in base ai giorni lavorativi persi per dipendente nel 2015, Pace del Mela si classifica primo in Sicilia e al quarto posto, con un indice di 83,4 giorni a dipendente (il comune con l’indice più alto è Locri con 99,4 giorni a dipendente). Nei primi venticinque comuni siciliani per giorni di assenza figurano anche Tortorici, in provincia di Messina, al sesto posto (79,2), Valverde, in provincia di Catania, al quindicesimo posto (73,0).
C’è da dire, ad onor del vero, che Pace del Mela, come tanti altri piccoli comuni, essendo un ente con pochi dipendenti, la media potrebbe essere fortemente condizionata da uno o pochi impiegati spesso assenti.
A metà classifica Barcellona che ha un numero di 61.01 giorni di assenza per dipendente, Patti 60,11, Spadafora 56,91, Milazzo 51,03, San Filippo del Mela 45,49.
Negli ultimi venticinque (quelli con minori giorni di assenza per dipendente), come comune siciliano, figura solo Mussomeli (solo 18,1 giorni di assenza a dipendente), classificato come secondo comune più virtuoso d’Italia con il suo 2290 posto complessivo (il comune più virtuoso è Biassono, in provincia di Monza, con soli 14 giorni di assenza per dipendente).
L’indice di assenza dei comuni più virtuosi è inferiore addirittura ai giorni di ferie contrattualmente riconosciuti. Questo significherebbe che non solo i dipendenti non si ammalano, ma addirittura non vanno nemmeno in ferie (o non ci sono andati nel 2015).
Tra i comuni con più di 1000 dipendenti, quello che ha il maggior numero di assenza è Palermo (58,9), mentre Catania è al terzo posto (56) e Messina al quinto (55,4).
I dati sono più vicini alla media nazionale e questo è giustificabile con la considerazione che la media è meno influenzabile dai giorni di assenza di uno o pochi dipendenti.

20 novembre 2017

“E’ IL CATANESE SANTAPAOLA IL SUCCESSORE DI RIINA”

Nitto Santapaola

Di | lunedì, 20 novembre, 2017

È la mafia catanese quella più accreditata a prendere il posto dei Corleonesi, con l’ottantenne Nitto Santapaola pronto a sostituire dal carcere Totò Riina e a dominare uno scacchiere non solo siciliano, ma nazionale e internazionale, dove è necessaria una mafia in doppiopetto, che parla possibilmente l’inglese, che abbia modi suadenti e diplomatici, e che sia capace di far dimenticare in fretta quella cafona, sanguinaria e stragista della Cosa nostra di Totò ‘u curtu.

Una verità che emerge oggi, ma che due anni fa aveva anticipato il nuovo procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, nel suo libro “Catania bene”, dove aveva tratteggiato straordinariamente il nuovo sistema criminale: “Tramontato il dominio dei Corleonesi, il modello ideato dai catanesi si è rivelato vincente e adesso, dopo essersi esteso all’intera Sicilia, ha un progetto ancora più ambizioso, che punta a stravolgere l’intera democrazia”.  Ardita lucidamente si spinge oltre: “Ripulitasi delle scorie del passato, Cosa nostra somiglierà sempre di più a una loggia segreta dove tutto fa capo alla finanza e, attraverso di essa, potrà portare l’assalto al potere politico”. A che scopo? “Per ottenerne favori, anche a danno dei contribuenti, e lo finanzierà. E poi servendosi della politica tenterà di influenzare tutti i poteri istituzionali”.Ne dà conferma oggi il quotidiano La Repubblica, con un’analisi di Attilio Bolzoni, che smentisce in un sol colpo i nomi fatti nei giorni scorsi, a cominciare da quello del boss di Mazara del Vallo, Matteo Messina Denaro, considerato troppo “periferico” per avere il controllo della situazione, e non sufficientemente “politico” per tenere unito il vasto arcipelago delle mafie che hanno allargato il loro raggio d’azione a Malta, in Libia, in Azerbaijan e in Stati di mezzo mondo attraverso il riciclaggio, il petrolio, i mega appalti internazionali come il gasdotto della Tap che ha diramazioni in Puglia.

Salvatore Riina
E chi meglio del catanese Benedetto “Nitto” Santapaola può rappresentare questo nuovo modo – in verità quello di sempre, ma adattato ai giorni nostri – di interpretare le nuove tendenze criminali? ”Nascosta”, incalza Bolzoni, “un po’ come lo è stata la ‘ndrangheta quando a Palermo uccidevano Falcone e Borsellino, la mafia di Catania è sempre lì. Geograficamente laterale, mafiosamente capitale. Chiunque vorrà rifondare la Cupola dopo l’uscita di scena di Totò Riina dovrà fare i conti con loro, ‘i catanesi”.

I quali – fra gli anni Ottanta e Novanta – hanno sposato tout court la strategia del boss corleonese, ma dopo gli eccidi di Capaci e di via D’Amelio sono stati abilissimi ad annusare l’aria e a capire che bisognava “sommergersi” in attesa che la piena passasse, esponendo il solo Riina come capro espiatorio di una mafia orrenda e stragista. E sono tornati a fare quello che hanno sempre saputo fare: soldi. Con la droga, con gli appalti, con le corse dei cavalli, con il “pizzo”, con il gioco d’azzardo, con i casinò, con i nuovi filoni internazionale che la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia aveva avuto l’intuito di seguire. L’hanno ammazzata un mese fa con le stesse modalità con le quali hanno fatto a pezzi Falcone, Borsellino, Chinnici e Impastato: con il tritolo. Adesso – auspice la Cosa nostra etnea – c’è anche di mezzo il petrolio. Tanto petrolio. Trafugato dalla Libia e trasportato per tutto il Mediterraneo.
Certo, sono lontani i tempi in cui Santapaola era riverito e ossequiato da prefetti, questori, magistrati e comandanti dei carabinieri della sua città. Lontani i tempi in cui uccideva senza pietà il capo storico della mafia catanese Giuseppe Calderone, che il 27 ottobre 1962, secondo il racconto di Tommaso Buscetta, sabotò l’aereo dell’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, su incarico delle “Sette sorelle” (le più importanti compagnie petrolifere internazionali, danneggiate dalla politica di Mattei), del successore di Enrico, Eugenio Cefis, assieme ai servizi segreti francesi e americani e ai mafiosi Giuseppe Di Cristina e Stefano Bontate, massoni e amici dei più importanti politici siciliani di allora. Poche ore dopo, l’areo privato di Mattei esplose in volo: di lui e degli altri due passeggeri, il pilota Imerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale, si trovarono soltanto quattro ossa sparse nel raggio di qualche chilometro. Per quarant’anni la versione ufficiale parlò di “cause accidentali”. Solo dopo le dichiarazioni di Buscetta e le nuove indagini aperte dalla Procura della Repubblica di Pavia è stato accertato che il velivolo esplose in volo per via di un ordigno collocato a bordo. Che c’entra Santapaola con Calderone e con Mattei? C’entra! 
Enrico Mattei
Se don Nitto è stato capace di uccidere impunemente un mafioso potente e protetto come il suo predecessore, e a prenderne il posto, evidentemente era più potente e protetto di lui. Lo dimostra il fatto che solo nel 1982 – dopo il delitto dalla Chiesa, le stragi al casello di San Gregorio di Catania e alla circonvallazione di Palermo, di cui lui è stato mandante – “il cacciatore” (come è stato soprannominato) è stato costretto a darsi alla latitanza: prima di allora tutte le più alte autorità cittadine facevano a gara per partecipare all’inaugurazione del suoi autosaloni, la copertura agli affari illeciti che portava avanti senza problemi. [link]
Luciano Mirone

Sono lontani quei tempi, ma sono sempre attuali, e anche più pericolosi. Questa nuova mafia, sempre per dirla con il procuratore Ardita, “vorrà condizionare la magistratura e l’applicazione delle regole, cambiare la Costituzione, semplificare la governabilità, limitare la libertà di stampa”.
Sembra il piano di rinascita democratica di Licio Gelli e invece è la strategia dei successori “catanesi” di Riina.
“Anche se cambieranno le forme – prosegue Ardita – gli effetti concreti sulla legalità reale potranno essere ancora più devastanti di quelli degli anni Ottanta. Ed è per questo che la partita è tutt’altro che vinta”.


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