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23 gennaio 2017

Caso Manca: i contatti con la Mileti e quei ''buchi neri'' mai esplorati


di Lorenzo Baldo 22 gennaio 2017


Al processo di Viterbo l’ispettore di Polizia Galati torna a parlare di tabulati telefonici

E’ la volta dell’ispettore di Polizia presso la Questura di Messina, Maurizio Galati, che ha acquisito alcuni tabulati delle telefonate del giovane medico siciliano trovato morto il 12 febbraio 2004. Davanti al giudice Mattei, Galati conferma di aver riscontrato frequenti telefonate tra il Manca e la Mileti anche su un’utenza non direttamente riconducibile alla cinquantenne romana. Evidentemente l’investigatore si riferisce a tale Emanuele Lo Turco, amico della Mileti, intestatario del cellulare dal prefisso 349 che veniva utilizzato da quest’ultima per contattare Attilio e viceversa. A volte, però, la Mileti usava ugualmente un’utenza intestata a suo nome che iniziava con il prefisso 340. Certo è che parlare di frequenti telefonate appare alquanto improprio. Basta prendere l’anno precedente alla morte di Attilio. In tutto il 2003 vi sono di fatto poche date nelle quali si registrano telefonate tra il dott. Manca e la sig.ra Mileti attraverso il numero 349 (intestato a Emanuele Lo Turco), così come per il n. 340. Interrogato il 24 agosto del 2004 Lo Turco aveva fornito la sua spiegazione. “Normalmente contatto Monica sul suo telefono cellulare n. 340, fino a quando alcuni mesi orsono la chiamavo su un’altra utenza cellulare di cui al momento non ricordo il numero. Monica mi aveva detto che aveva perduto il cellulare con la scheda corrispondente al suo numero e mi ha dato quello sopra riportato (il 340, ndr)”. Una sorta di chiarimento decisamente monco.
Ma torniamo a quelle “frequenti” telefonate. Nella nota della Questura di Messina del 15 marzo 2011 (firmata dallo stesso Maurizio Galati) relativa tra l’altro alle telefonate intercorse tra il Manca e il n. 349 riconducibile alla Mileti, si può vedere che il 18 agosto 2003 Attilio e Monica si scambiano alcune chiamate (ne risulta una anche il 19 giugno). La stessa cosa avviene il 31 agosto. Il 25 ottobre è infine l’ultima volta nel 2003 in cui tra Monica Mileti ed Attilio Manca avvengono alcuni scambi telefonici. I contatti tra i due si ritrovano quindi nelle loro ultime telefonate del 10 febbraio 2004. Telefonate che la Mileti effettua utilizzando il numero 340. 
In tutto questo, la peculiarità resta piuttosto la concomitanza di diverse telefonate di Salvatore Fugazzotto (all’epoca amico di Attilio e della stessa Mileti), pochi minuti prima e dopo le chiamate tra il medico e la donna romana nei giorni del 18 e 31 agosto 2003. I misteri di certi tabulati - sui quali non si è mai investigato - restano se mai questi. Come è noto, Fugazzotto è lo stesso personaggio - che conosceva Monica Mileti - che riesce a convincere Attilio ad andare a Roma il pomeriggio del 10 febbraio 2004, dove poi si incontrerà con la stessa Mileti, prima di quel “buco nero” che inghiotte ogni tipo di informazione su ciò che realmente accade dopo, esattamente due giorni prima del ritrovamento del suo cadavere.
Rosario Pio Cattafi

Misteri che permangono anche per quanto riguarda i frenetici contatti (dopo la morte del giovane urologo) tra il cugino di Attilio, Ugo Manca, e l’architetto Guido Ginebri, già amico di Monica Mileti, colui che materialmente la presenta al dott. Manca. Tra gli enigmi che rimangono tali - per non essere stati mai esplorati - vi sono anche quelli relativi alle telefonate effettuate da Ugo Manca a determinate utenze francesi e svizzere. E a chiamare in Francia sono anche altri barcellonesi “illustri” come Lorenzo Mondello che lo stesso avvocato Repici definisce “un soggetto in collegamento con esponenti di livello apicale della famiglia barcellonese, come Rosario Cattafi e Felice Spinella (al di là dei suoi contatti con il boss Pippo Gullotti, così come con Rosario Cattafi, nei confronti di Felice Spinella non risultano condanne per mafia). In alcuni tabulati risulta anche una telefonata verso la Francia dall’utenza della signora Porcino R.; nella giornata in cui avviene la chiamata, quella stessa utenza francese, chiama poi Ugo Manca. Evidentemente sono solo coincidenze, così come il fatto di ritrovare il cognome “Porcino”; una coincidenza che ci riporta alla mente quell’Angelo Porcino (già condannato in primo grado per mafia, nonché esponente di alto livello della famiglia barcellonese) “la cui visita a Viterbo - come ricorda Repici - a una decina di giorni dalla sua morte era stata preannunciata ad Attilio Manca dal cugino Ugo. Angelo Porcino è un pezzo da novanta della mafia barcellonese. Qual è il motivo di quella preannunciata visita?”. Domande come queste non sono state mai poste ai diretti interessati o ai loro “amici”. Se il prossimo mese di febbraio si concluderà il processo Mileti senza che altri testimoni possano fare luce su determinati aspetti, quegli interrogativi rimarranno tali e il mistero sul possibile ruolo di alcuni personaggi in questa vicenda sarà destinato a rimanere irrisolto. A meno che dalla Procura di Roma non arrivi un segnale in controtendenza attraverso nuove indagini per chiarire - una volta per tutte - i troppi “buchi neri” di questo omicidio. Di Stato.

antimafiaduemila


22 gennaio 2017

L'eresia che diventa verità - Cosa nostra oggi può assumere le sembianze dell’impegno antimafia, confondersi nel nobile afflato garantista, o nell’istituzione tout court ..

Sebastiano Ardita
di Sebastiano Ardita 22 gennaio 2017


Giuseppe Fava anni fa avrebbe detto: «Cerchiamola a Roma, nei palazzi del potere, tra i finanzieri e gli imprenditori». 

Quell’eresia è divenuta verità, cerchiamo di capire perché. 

I mafiosi sono visibili se violenti, quasi mai quando generano consenso. Ciò che è invisibile non lo trascini nei processi, e così la mafia si è trasformata sempre più da azione pura in metodo.

Nelle aule di giustizia cerchiamo le sue tracce ma rischiamo di essere fuorviati: Cosa nostra oggi può assumere le sembianze dell’impegno antimafia, confondersi nel nobile afflato garantista, o nell’istituzione tout court - per tornare all’eresia.

La puoi stanare solo se capisci la sua essenza. Il suo credo celebra il vuoto dei giorni nostri e si lancia in un abbraccio col nichilismo di una classe dirigente che non teme la morte, perché crede nel nulla e lo celebra ogni giorno. Alla morte fisica, mafia e potere - sempre più simili - sostituiranno quella morale. 

Nella “società tecnologica, ordinatissima ma degenerante”, acritica e manovrabile, la verità sarà un’efficace comunicazione: la denuncia e l’iniziativa senza voce saranno soffocate; le paure governeranno apparenze di democrazia; la cultura sarà eresia. 

Alla lotta di classe si è sostituita una lotta verticale - tra una élite che domina e una base di cittadini vessati - e Cosa nostra vorrà allearsi con la élite.

La troveremo a brindare coi banchieri che hanno dato l'assalto ai risparmi delle famiglie; coi bancarottieri e coi politici corrotti; e insieme a tutti loro vestita con abiti eleganti condannerà la violenza e farà inni alla legalità. 

Giuseppe Fava
Per sconfiggerla serviranno più processi di concorso esterno, più indagini su deviazioni e corruzioni istituzionali: esattamente quelli che certa propaganda ci ha insegnato a detestare. 

Ci vorranno più strumenti investigativi: quelli che sono stati depotenziati in questi anni. Ma potrebbe bastare un’etica delle istituzioni fondata sull’appartenenza civica; sulla povertà di chi svolge ruoli pubblici (che non è affatto miseria, ma godere di ciò che ci spetta); sulla incompatibilità tra politica e imprenditoria; o soltanto un umanesimo che spieghi che il progresso può dare benessere, ma non l’immortalità.

21 gennaio 2017

Comunicato stampa sul diniego di accesso agli atti del Comune di Milazzo


21 gennaio 2016
L’Associazione Antimafie Rita Atria fin dalla sua nascita svolge anche un ruolo di osservatorio sociale sul territorio, in diverse occasioni concretizzatosi con l’esercizio del diritto di accesso agli atti della pubblica amministrazione, così come riconosciuto dalla legge alle associazioni portatrici di interessi pubblici.
Su questi presupposti, riscontrando l’esigenza di maggiore chiarezza su alcuni fatti di cronaca che hanno riguardato il Comune di Milazzo, lo scorso mese di ottobre è stata presentata all’amministrazione milazzese un’istanza di accesso agli atti.
Dopo un mese, e solo su nostro sollecito, ci veniva risposto che l’istanza non poteva “essere accolta, in quanto le finalità statutarie di codesta associazione non configurano, di per sé, un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata agli atti di cui si chiede l’accesso”.
Nella nostra nota di replica, inviata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica competente, è stato fatto presente che:
-                  lo Statuto dell’Associazione Antimafie Rita Atria prevede all'art 1, comma 2, lettera g: "L’Associazione ha lo scopo di: […] promuovere una cultura della responsabilità contro coloro che abusano e violano i doveri della funzione pubblica affidatagli e promuovere l’elaborazione di strategie di lotta non violenta contro la corruzione, la violazione dei principi costituzionali e gli abusi di potere".
-                  l’Associazione Antimafie Rita Atria in passato, proprio in virtù di un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata agli atti della pubblica amministrazione, ha diverse volte fatto istanza e ottenuto l’accesso agli atti delle pubbliche amministrazioni, come nel caso delle amministrazioni comunali di Milazzo e di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e, in quest’ultimo caso, da quell’accesso è scaturita un’indagine della Procura della Repubblica competente per territorio, sfociata poi in un processo, attualmente pendente, nel quale l’Associazione Antimafie Rita Atria è stata ammessa come parte civile, così come è stata ammessa come parte civile anche in altri processi collegati a provvedimenti presi da pubbliche amministrazioni.
Tuttavia l’amministrazione milazzese ha ritenuto di non dover comunque accogliere la nostra istanza di accesso agli atti, circostanza della quale prendiamo atto, traendone le relative valutazioni politiche, perché abbiamo anche il vizio della memoria, e ricordiamo come in campagna elettorale l‘allora candidato del Partito democratico, e oggi sindaco, Formica tra i suoi slogan rilanciava anche quello del “Rispettare le regole”, ulteriormente specificato con le parole: “accesso agli atti, streaming del consiglio comunale e commissione di controllo contro le infiltrazioni malavitose” aperta alle associazioni.
Da quanto ci risulta, nessun atto sembra sia stato posto in essere dall’attuale amministrazione milazzese per ottemperare a quella promessa. E la risposta alla nostra istanza sembrerebbe confermare che si trattava solo di promesse elettorali.
Se si vuol fare vera antimafia nelle amministrazioni, piuttosto che intitolare aule ai caduti nella lotta alla mafia, sarebbe opportuno iniziare a mostrare più trasparenza.
Associazione Antimafie Rita Atria

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