5 aprile 2009

"La misantropia celeste" di Arturo Benedetti Michelangeli

Arturo Benedetti Michelangeli

La leggenda di Arturo Benedetti Michelangeli comincia con la frase che il grande Alfred Cortot pronunciò quando il diciannovenne pianista di Brescia vinse il Concorso di Ginevra: “È nato un nuovo Liszt”.
Se non propriamente un nuovo Liszt si era rivelato in quel momento uno tra i maggiori genî che il pianoforte abbia conosciuto. Ma la carriera di Arturo Benedetti Michelangeli non fu soltanto un tranquillo susseguirsi di trionfi:
i trionfi vennero invece conquistati pagando un prezzo durissimo in termini di perenne ricerca della perfezione, di una perfezione che si collocava al limite estremo, e forse oltre, delle capacità umane. Una vita gloriosa e tormentata, una battaglia costante per superare se stesso, un destino di infelicità segnano il cammino di un artista al quale faceva difetto una sola delle molte qualità che secondo Ferruccio Busoni sono necessarie al concertista, il “dominio sulle proprie sensazioni in condizioni di ambiente irritanti”.

Benedetti Michelangeli ha avuto tre connotati eminenti. Tutta la sua vita si è svolta all'insegna della rarità, della sobrietà, della parsimonia nell'apparire, anzi, quasi nel non apparire. Per quel tanto che egli è apparso in pubblico, lo ha accompagnato un carattere di mistero, di qualcosa mai sondato e che era il segreto del suo far musica. Infine, egli non è mai stato immaturo, neppure in anni di giovinezza freschissima. Non è mai stato un promettente artista agli esordi, un principiante di grande talento ma ancora acerbo. Ciò significa che egli ha pagato al tempo e allo spazio un tributo minore di quello cui comunemente si è costretti. È stata la sua suprema nobiltà, e anche la sua suprema rinuncia. Il "troppo umano" cui troppi artisti anche grandi indulgono e che egli non ha mai vissuto è, probabilmente, la parte greve e a lui estranea della sua segreta irripetibilità.
12 giugno 2000 - Pura (Svizzera) - di Quirino Principe


«Esiste una regione trascendentale della tecnica, fatta di qualità e di controllo della sonorità, dove in questo secolo pochissimi artisti eccelsero e Michelangeli ne possedeva il segreto». Uno dei più grandi pianisti della storia.
(Maurizio Pollini, pianista)

"Nessuno come Benedetti Michelangeli ha mai avuto un rapporto così perfetto con il gran coda nero. Come musicista ha avuto una posizione che è rimasta unica e isolata: quella di aspirare a una concezione della musica e del suono assoluta, cioè al di fuori del tempo".
(Antonio Ballista pianista)


Nella mia vita ho visto le mani di tutti i migliori pianisti del mondo, ma le sue erano sublimi come la sua musica, sembravano scolpite per la tastiera: il più bel modo di toccare il piano"
(Agostino Trizio suo allievo).

"Uno dei pianisti più straordinari di questo secolo. L' assoluta perfezione tecnica, la magìa del tocco e il fraseggio personale e inconfondibile lo resero già leggendario in vita. La memoria delle sue interpretazioni sarà incancellabile".
(Riccardo Muti)

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