5 maggio 2009

“Io, Vittima Del Cpt”.



Quelli con cui è più arrabiato sono i trafficanti, quelli che ti organizzano il viaggio, dice; gli uomini della rete; quando ci finisci dentro non riesci più ad uscirne.
Sajjad viene dal Kashmir, ed è arrivato fino al Regina Pacis, il Cpt dove i muri erano imbrattati di sangue; ha 35anni ma gliene daresti qualcuno in più, forse solo perché ha gli occhi tristi anche quando cerca di sorridere mentre racconta la sua storia.

Il primo campo è stato in Libia, comincia Sajjad, e non lo dimenticherò mai, soprattutto non dimenticherò chi c’era e chi ancora c’è dentro; perché quel posto faceva paura, e in ogni momento pensavi che potevi morire.
Era in una città in mezzo al deserto, Zawara, tutto chiuso, con le guardie; noi stavamo in due stanze, sei metri per sei, eravamo in duecento, sembra impossibile ma era davvero così.
Ci davano da mangiare, ma solo per sopravvivere; e l’acqua…!, era così sporca che vedevamo gli insetti dentro, di diversi colori; li tiravamo fuori usando pezzi dei nostri vestiti.
A volte arrivava la polizia libica e ci chiedeva i soldi; chi non pagava veniva messo in una fila separata e poi picchiato brutalmente di fronte a tutti. Ma non si poteva protestare, se lo facevamo, arrivavano i signori del deserto che avevano le armi e i coltelli; eravamo terrorizzati e così eravamo anche costretti a sopportare. In duecento non facevamo nulla contro di loro anche se erano solo sei o sette, perché la paura ti paralizza. E’ un racconto duro quello di Sajjad che voleva ribellarsi ma non poteva; è un racconto duro, che ricorda altri viaggi nell’orrore; ma il suo è un viaggio di oggi, dal Kashmir all’Italia, dove approda nell’estate del 2003, un viaggio tra i trafficanti di uomini, costato tra i sette e gli ottomila dollari. Non c’è alternativa continua Sajjad, ti trovano loro, ti chiedono se vuoi partire ma sanno che lo devi fare, e sei già prigioniero come lo eri anche prima. Dal Kashmir sono dovuto scappare, spiega, perché non avevo scelta, ero uno studente socialista; e nel giugno del 2001 abbiamo fatto una manifestazione pacifista e li non si può fare.
La polizia ci conosceva e ci cercava; se mi trovavano, finivo in carcere per 25 anni.
Sajad adesso si ritiene fortunato perché spiega…
Sono tra quelli arrivati in Euoropa; tanti non riescono a farcela e i loro parenti non sanno nemmeno che sono morti.
Un giorno, nel campo libico, gli dicono che può partire…
Fanno così… e ti caricano sulle barche; spesso ne mettono troppi, e allora le barche affondano.
A me è andata bene, ma so di una barca, dove erano in duecento e che è affondata mentre si vedeva ancora dalla costa. Nessuno è andato ad aiutarli…! Il mare è pieno di corpi…!
Durante la traversata ci hanno fermati due volte, e la seconda erano armati; ci puntavano i fucili addosso e volevano i soldi; glieli abbiamo buttati in un sacchetto di plastica, poi siamo ripartiti e arrivati a Lampedusa.
Il 1°giugno 2003, e anche questo Sajjad non lo dimenticherà mai, quando il maresciallo ha detto: “siete in terra italiana”..!
Il dolore è diventato gioia, avevamo vinto la nostra battaglia per la vita, potevamo ricominciare a immaginare, perché eravamo arrivati nel posto dove gli uomini e gli uccelli sono liberi, eravamo perfino felici; solo che è durata poco, perché quasi subito arrivano altri campi, altre paure.
Da Lampedusa mi hanno mandato a Bari; li eravamo in mille, ma era meglio della Libia; mi hanno dato il numero, il 389 e un posto dove dormire, A-27.
Non sapevamo cosa sarebbe successo, e continuavamo a sognare.
Tutto è finito quando ci hanno detto che ci avrebbero rimandati nei nostri paesi, eravamo disperati.
Ognuno pregava il proprio Dio di morire li, piuttosto che ritornare indietro.
Io sono finito al CPT Regina Pacis, peggio di un carcere, con le guardie e il filo spinato; appena arrivato, ho capito che tutti erano spaventati, agitati.
Dei pachistani ci hanno detto che tutto andava bene,ma lo sentivi che non era vero, che c’era di nuovo solo paura.
Ci hanno portato in una stanza e fotografati; eravamo di nuovo prigionieri in un posto dove la gente si tagliava le gambe, le braccia e dove molti sbattevano la testa contro il muro; le pareti erano imbrattate di sangue. In quel centro si sentivano le grida di chi veniva picchiato a volte solo perché aveva caldo, ed era uscito dalla fila per la colazione o perché non aveva ubidito. Poi la sera in camera, arrivava Don Cesare, ci portava le caramelle, e si scusava…

fonte: http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=1096
Amara Terra Mia
Radio Dervish
2006.

"Se foste" di Moni Ovadia

"Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitu, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo".


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