20 giugno 2009

Gesualdo Bufalino, "Lo scrittore umido".

Consolo-Sciascia-Bufalino
L’introduzione a un libro di vecchie fotografie ("Comiso ieri") lo ha tradito. Piacquero a tutti, quelle pagine; molti chiesero notizia di chi le aveva scritte; qualcuno ebbe il sospetto che dietro quelle pagine altre ce ne fossero chiuse nei cassetti, segrete. Gesualdo Bufalino tentò di difendersi: offrì, a schermo, una preziosa traduzione delle preziose "Contrerimes" di Toulet, poi un’antologia che acutamente raccontava vita, passione e morte del personaggio nella letteratura occidentale. Ma si insistette (e chi insisteva era Elvira Sellerio: e non c’è schermo o riparo quando lei vuole qualcosa): e Gesualdo Bufalino tirò finalmente fuori la "Diceria dell’untore": con esitazione e in tutti i modi sconsigliandone la pubblicazione. Ma pubblicato dall’editore Sellerio, la "Diceria" andò in tutte le librerie: e si può immaginare lo stato d’animo di Bufalino.
(Leonardo Sciascia)

"Una vita come tante, due tre malattie intere, due tre mezzi amici, un umor malinconico con vampate d’ilarità; un cristianesimo ateo e tremante, inetto a capire se l’universo sia salute o metastasi, grazia o disgrazia; un odio della storia: lastrico di fossili ideologici, collana inerte di errori; un trasporto per ciò che dura e resiste - luoghi, solidali gerghi, abitudini oneste, strette di mano - nel fondo della mia provincia sperduta. In letteratura un amor di menzogna e di musica, purchè radicate nel punto favoloso e geometrico del dolore e della memoria. Cose che ho amato o amo: il blues, Verdi e Mozart, il cinema muto, le stampe (belle o brutte) del seicento, Proust e Leopardi, gli epistolari, una canzone francese, che so io, i problemi scacchi ... Dimenticavo: "Le clair de lune quand le, clocher sonnait douze", nelle notti d’oscuramento, quarant’anni fa.
P.S. Il libro per la solita isola? Un vocabolario".
(Gesualdo Bufalino)

"Con la Sicilia i miei rapporti sono di qualità schizofrenica. E tuttavia, più mi sforzo di sbucciarmi di dosso la pelle indigena e di promuovermi "totus europeus", più tendo a raccogliermi e ricucirmi dentro la mia terra e la mia civiltà. Mi ricordo che un giorno, a Colonia, nel ’64, durante un viaggio in macchina con un amico, fui colto da un così straziante crepacuore di fronte a un cielo che parlava una lingua lontana che rifuggii verso il Sud a precipizio, sentendo ad ogni pietra miliare che mi ci avvicinava una vampata di felicità ".
(Gesualdo Bufalino)

Tu, poca, misteriosa vita, che posso dir di te? Se m’hai sempre esibito quest’aria di bambolina struccata; se non hai fatto mai nulla per persuadermi d’essere vera... Odiatele, amabile vita! Crudele, misericordiosa. Che cammini, cammini. E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa. Ci sei, non ci sei più nuda, un vento, un profumo... Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo. Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare. (Gesualdo Bufalino)
fonte: FONDAZIONE GESUALDO BUFALINO

Bufalino riassumeva la diversità con Leonardo Sciascia, con l'immagine dello scrittore “umido” (lui stesso) e dello scrittore “secco” (Sciascia); ...
Ad evidenziare la tipologia dello scrittore umido: il barocco, la forma, lo stile complesso e ricercato della Parola; lo scrittore secco invece, rappresentato da Sciascia: la ricerca senza sosta della Verità, nel senso più voltaireiano del termine. 

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