8 luglio 2009

Berlusconi: "Non ho mantenuto le promesse"



In Italia Mister 3%, colui che mantiene solo il tre per cento delle sue promesse - in Sardegna e in Abruzzo manco quello. Verificheremo in Toscana, dove ha promesso che il Primo Consiglio dei Ministri metterà a disposizione i fondi per la ricostruzione al 100% delle case a Viareggio -, detiene il controllo dell'apparato mediatico. Ha potere di vita o di morte professionale nei confronti di una classe di giornalisti sdraiata come ferventi musulmani di fonte alla Mecca. Per questo, come uno zar, un sultano o un ayatollah, può permettersi di tuonare "come si permette di farmi una domanda!?" quando uno dei suoi servi disarmati non segue il copione.

Sarebbe dovuta essere questa la ragione per la quale scioperare, il 14 luglio a Roma. Per i giornalisti no. Lo fanno adesso, e non tanto perché tengano alla libertà di stampa, una leggenda che i nostri nonni tengono buona per le loro storie da camino, ma perchè i loro editori temono i 465.000€ di multa. A uno che ha ville con piscine, macchine di lusso e conti all'estero non frega niente di tutelare un principio. Devi mettergli le mani in tasca. Da qui la tardiva, recente, apparente ostilità dei giornali verso il papy. I telegiornali infatti non si sono accaniti. In parte perchè sono diretta emanazione della mafiopedopornocrazia, ma anche perché le sanzioni pecuniarie non sono un loro problema. Avete mai "letto" il testo di una intercettazione telefonica al TG delle 20?

Con l'estero, Mister 3% sa di non poter scherzare. Soprattutto perchè all'estero con lui non scherzano affatto. E perché c'è il G8, e i giornalisti stranieri possono fare tante domande. Scomode. E se risponde "come si permette", se lo inchiappettano senza neppure pagargli la prestazione. Quindi conviene ricevere Mr. Bob Geldof. E conviene cercare di essere gentili, magari provare a non alzarsi prima della fine dell'incontro. Anche se è intollerabile questa insolenza di ricordargli che lui mantiene solo il 3% delle promesse che fa. Nella fattispecie, ha dato solo il 3% degli aiuti all'Africa sui quali si era formalmente impegnato al G8 scozzese, nel 2005, a Gleneagles.

Bob è arrabbiato. Gli irlandesi non sono mica come gli abruzzesi. Se li prendi per il culo, ti vengono a cercare. Loro, le spiegazioni le vogliono. Le tue scuse le esigono. Ancor di più: i loro giornali ne parlano. Così Geldof raggiunge Berlusconi e lo strapazza per benino, come un paio di uova. Quando quello suona la litania che tanto funziona con la stampa italiana - sa, la magistratura ce l'ha con me... - l'altro gli risponde che non deve cambiare discorso. Quando quello parla della crisi, del terremoto, degli alieni, l'altro gli fa vedere un documento e gli dice: "Qui c'è la firma di un paese e l'onore di un uomo". Quello non può far altro che chiedere scusa, inchiodato dai fatti. Per questo in Italia siamo allergici ai fatti e amiamo sollevere i polveroni. Nei polveroni ci si può nascondere.

Geldof tiene una lezione di giornalismo. Il problema è che in Italia, l'aula è vuota.


GELDOF INCONTRA BERLUSCONI
Palazzo Chigi, 6 luglio 2009

Geldof: «Signor presidente, vado subito alla sostanza. Lei è lo statista di più lungo corso del G8. Nel 2001, a Genova, avete creato il Fondo Globale per l’Hiv/Aids, rendendo disponibile una terapia salva vita gratuita per 3 milioni di persone in Africa. Quindi ha partecipato al vertice di Gleneagles, dove vi eravate impegnati ad investire in aiuti lo 0,51% del Prodotto Interno Lordo entro il 2010, e lo 0,7% entro il 2015: l’Italia, al momento, ha mantenuto solo il 3% di questa promessa. Dalle speranze di Genova siamo passati alla delusione di Gleneagles: non sente il peso di questa responsabilità?»

Berlusconi: «Lei ha ragione, c’è un ritardo nei pagamenti. Noi, però, siamo stati via dal governo per due anni e mezzo. Quando siamo tornati, abbiamo trovato un debito del 110% rispetto al Pil. Ora, a causa della crisi economica, questo debito è salito al 120% e l’Unione Europea non ci permette di restare a questi livelli. Nel fare la legge finanziaria, il Parlamento ha deciso di limitare le spese. Ci è dispiaciuto ridurre anche gli aiuti all’Africa, e su questo abbiamo aperto un dibattito. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è impegnato a tornare in linea con i nostri impegni entro tre anni».

Geldof: «Il G8 è in programma fra tre giorni, non tre anni: come presidente di questo vertice, cosa si impegna a fare?».

Berlusconi: «Guardi, quanto è accaduto è il contrario di ciò che sto facendo personalmente: quest’anno ho finanziato un orfanotrofio in Thailandia e un ospedale per bambini in Brasile. Comprendo la sua preoccupazione e apprezzo molto il lavoro che fa per i più poveri, ma abbiamo avuto ostacoli oggettivi».
Ill consigliere diplomatico di Tremonti prende la parola: «Abbiamo iniziato a ripianare i ritardi nei pagamenti verso la Banca Mondiale e le altre organizzazioni finanziarie internazionali. Entro il 2010 raggiungeremo la quota dello 0,33% del Pil destinato agli aiuti, e arriveremo allo 0,51% nel 2015».

Geldof: Lo interrompe: «Mi scusi, sono consapevole di questo. Grazie per la spiegazione». Di nuovo a Berlusconi: «Non ci credo. Per riuscire a realizzare questo piano dovreste fare un lavoro incredibile. E poi non abbiamo più bisogno di piani: ora servono azioni. Sono stufo dei piani, bisogna agire. Dobbiamo avere più aiuti pubblici allo sviluppo. Quando tagliate gli aiuti, levate il cibo dalla bocca dei bambini affamati; togliete letteralmente gli aghi dalle vene dei malati. Perché dobbiamo comportarci così? L’Africa è il secondo mercato emergente del mondo, dopo la Cina. Ha più paesi democratici e meno guerre dell’Asia. Qui stiamo parlando di pochi spiccioli: perché è così difficile reperire i fondi per aiutarla? La cancelliera tedesca Merkel, il premier britannico Brown, persino il presidente francese Sarkozy ha aumentato gli aiuti, ma l’Italia li ha ridotti di 400 milioni. Le economie di tutti i paesi sono un disastro, ma tutti mantengono le promesse che hanno fatto ai poveri. Meno l’Italia. Come può guidare il G8? Dov’è la sua credibilità? E’ una questione umana, non tattica. Siamo stanchi di vedere la gente che muore di fame!
Le parlo come uomo d’affari. Ho visto l’accordo concluso con Gheddafi, tutto business e concretezza: perché non estendere questo atteggiamento all’intero continente? Guiderà il G8 verso una percezione diversa dell’Africa?»

Berlusconi: «Sì, sì. Io sono anche il leader che ha più esperienza, e non solo su questo tema. Gli altri sono dei bambini, confronto a me. Su questo punto, però, ho dovuto seguire le posizioni del mio ministro per l’Economia. Ha una forte personalità e ritiene che come prima cosa si debbano rispettare gli obblighi con le istituzioni europee e quelle finanziarie internazionali. Però ha promesso che torneremo in linea con gli impegni presi per gli aiuti allo sviluppo entro tre anni. Vede, lei vive questo problema con intensità emotiva: i soldi sono cibo, e io apprezzo molto il suo lavoro. Ne ho parlato con Tremonti, ci ho pure litigato: mi ha presentato le dimissioni un mare di volte. Io però le ho respinte, perché non ho un altro ministro a disposizione. Sul tavolo del G8 ci saranno cinque o sei problemi di grande importanza: l’Africa sarà uno di questi. Dopo, nella finanziaria, vedrò di cambiare il piano per il rientro».

Geldof scuote la testa. Mostra a Berlusconi i documenti che il premier aveva approvato al G8 di Gleneagles: «Qui c’è la firma di un paese e l’onore di un uomo».

Berlusconi: «Mi dispiace, abbiamo commesso un errore».

Geldof: «Una ragione per cui la crisi in cui ci troviamo è così grave sta proprio nel fatto che abbiamo lasciato il 50% della popolazione mondiale fuori dal nostro sistema. Come puoi vivere con meno di due dollari al giorno? E se guadagni così poco, come puoi comprare i nostri prodotti? L’Africa è un mercato più grande dell’India, del Brasile, della Russia o del Messico: non crede che dovremmo includerla? Se i cittadini africani possono comprare i nostri prodotti, ci sarebbero più posti di lavoro anche in Italia».

Berlusconi: «Lei ha ragione: quando si assume un impegno, bisogna mantenerlo. Noi siamo in ritardo, e questo ritardo dobbiamo colmarlo. Mi dispiace di non aver mantenuto le promesse, ci siamo fatti prendere da tutte le cose che ci sono cadute addosso. La crisi, il terremoto. Abbiamo anche una situazione di forte contrasto con l’opposizione, giudici che ci attaccano...».

Geldof: «Ma questa, signor presidente, non è una discussione sui media o il sistema giudiziario: stiamo parlando di gente povera che non ha difese».

Gianni Letta: «Ha sentito: il nostro presidente ha espresso la volontà di cercare una soluzione».

Geldof: «D’accordo, ma il G8 è fra tre giorni. Il presidente americano Obama ha detto che vuole affrontare l’emergenza dei paesi poveri: possiamo decidere qualcosa di concreto?»

Berlusconi: «Ho avuto un ottimo incontro col presidente Obama, mi ha fatto una grande impressione. Ha detto che vuole creare un fondo per la sicurezza alimentare: lui ha promesso di stanziare un miliardo di dollari per i prossimi quattro anni, e ora chiede che gli altri sette paesi del G8 mettano un altro miliardo. Io darò una risposta positiva».

Geldof: «Saranno nuovi soldi, oppure verranno dagli aiuti che avreste dovuto finanziare già in passato?»

Berlusconi: «Nuovi fondi, sì. Vede che faccio sul serio? Io prima di incontrarla ho letto le cose che lei ha scritto, i rimproveri per gli impegni non rispettati, eppure non mi sono sottratto a questa intervista. L’ho fatto perché apprezzo il suo sforzo. Siamo nel torto assoluto e voglio impegnarmi con una persona come lei, che spende la sua vita in questa bellissima missione. Va bene? Cercheremo di non deluderla».

Geldof: «Signor presidente, lasciamo perdere l’intervista con “La Stampa”, parliamo francamente tra noi: cosa farà di concreto?».

Gianni Letta: «Il nostro presidente raccoglierà i suoi suggerimenti ed elaborerà una risposta nei prossimi giorni».

Geldof: «E’ una questione di credibilità. Credibilità politica. Lei rischia di diventare il “Signor 3%”, quello che mantiene solo il 3% delle sue promesse. Cosa farà di concreto all’Aquila?».

Berlusconi: «Io come imprenditore non ho mai mancato ad una promessa, e con gli elettori mi sto comportando nello stesso modo. In questo caso c’è stata una impossibilità di bilancio che non è dipesa da me. Se avessimo dato i soldi in questa direzione avremmo avuto delle penalità terribili dall’Europa. Siamo stati nell’impossibilità di adempiere agli impegni, impossibilitati a spendere. Adesso dobbiamo trovare un modo per chiudere altre spese e spostare i soldi nella direzione degli aiuti. Abbiamo forse la possibilità di farlo, ma sono tutti tagli molto dolorosi».

Geldof: «Ma questo sarebbe un investimento».

Berlusconi: «Sì, ne sono sicuro. Ho letto l’ultima relazione dell’Onu secondo cui nei prossimi 15 anni ci saranno due miliardi di persone in più al mondo, che nasceranno nei paesi esclusi dal benessere. Ci rimettiamo tutti, se non facciamo in modo che la libertà, la democrazia e quindi il benessere si diffondano. Ma ad un certo momento non abbiamo avuto la possibilità materiale di farlo, perché l’Europa che ci minacciava delle penalità...».

Geldof: «Non rimproveri Bruxelles, presidente: Bruxelles è più lontana da Roma dell’Africa. Io sono stato a Lampedusa: se volete fermare la tragedia dell’immigrazione clandestina, dovete aiutare i paesi di provenienza a creare condizioni di vita migliori e aiutare a svilupparsi le loro economie. Signor presidente, quando i ricchi diventano meno ricchi, i poveri diventano ancora più poveri».

Berlusconi: «Certo: più quelle persone diventano povere, più diventano disperate. So bene che aiutarle non è solo un dovere, ma anche un nostro interesse».

Geldof: «Vuol dire che a L’Aquila farà qualcosa?».

Berlusconi: «Prenderò la guida. Insieme ad Obama agiremo, ne sono assolutamente convinto. Vedremo di farlo».


dal blog di byoblu
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