17 luglio 2009

Disonorevoli Nostrani: Giuseppe Buzzanca (sindaco di Messina)


di Benny Calasanzio Borsellino

Giuseppe Buzzanca, Pdl, eletto in Provincia di Messina. Nell’era delle leggi “Ad Personam” e “Ad Aziendam”, chi ha imparato il metodo per farla franca è senza dubbio Giuseppe Buzzanca, allievo di Silvio, che rischia di superare il maestro. Giuseppe Buzzanca, dietologo, amico commilitone prima nel Msi e poi in An del compaesano Domenico Nania, pure lui di Barcellona Pozzo di Gotto, è uno che ha capito che quando una legge da fastidio, semplicemente si cambia. Nel 2003 viene eletto con voto plebiscitario sindaco di Messina, in quota centro destra. Buzzanca sa di avere sulle spalle due belle condanne per reati contro la pubblica amministrazione, ma pensa sia acqua passata, pensa, spera che la gente abbia altro a cui pensare. Aveva in passato subito unasospensione dalla carica mentre era presidente della provincia di Messina, nel 1997. Nel 1991, Peppino era responsabile della Guardia Medica dell' isola di Panarea. Così responsabile che per ben due volte (almeno quelle scoperte) aveva lasciato scoperto il presidio di base. La prima volta lo fece per un giorno, la seconda, visto che aveva funzionato e nessuno si era lamentato, per due settimane: dal 21 gennaio al 4 febbraio 1991. Scoperto e sospeso, ma che sarà mai. Nel 2000 il suo nome finisce in un inchiesta sul mercato di lauree e titoli di studio. L’inchiesta era partita due anni prima, quando era stato ucciso un professore di medicinaMatteo Bottari. Buzzanca viene intercettato più volte a telefono con il dentista .Alessandro Rosaniti, finito anche lui in manette (considerato il capo di questa organizzazione criminale), che in passato era stato condannato anche per droga, e che per questa inchiesta, Panta Rei, si beccherà 18 anni. I due parlano in modo molto confidenziale: «Compare, tu sai che ti voglio bene, mi dispiace che... Lo sai che sei bello... quando ci vediamo?». E ancora «Peppino: Peppino Buzzanca sono... Nuccio, dove sei? Nuccio: In giro. P: Lo sai che sei bello... Io... mi hai detto che mi aspettavi alle due. N: All' una. P: Ma cose dell' altro mondo, quando ci vediamo Nuccio, perché... senti scusa...tu mi hai capito che ero là, con il Vescovo e non mi potevo muovere, c' era la situazione del Vescovo. Capisci? Allora sarei venuto... N: Peppino... P: Compare, tu sai bene che ti voglio bene, mi dispiace che... però vorrei venire a trovarti, tu domani mi chiami alla Provincia e ci mettiamo d' accordo, tu? N: Va bene. P: Aspetto la tua telefonata? N: Okay». Solo amicizie pericolose? Questo non è dato saperlo, ma le sue frequentazione certo non depongono a suo favore. E risulta incredibile come le sue grane con la giustizia e con la pubblica amministrazione prescindano da queste frequentazioni e si basino su reati molto meno gravi. Cominciamo dal pre-elezioni. Il nostro Buzzanca, da presidente della Provincia, lancia un fantastico bando di concorso per assumere presso l’Ente 150 persone. Venticinquemila sono i giovani che fanno la domanda. Nel frattempo vengono le consultazioni elettorali e Buzzanca fa en plein, anche grazie a quel concorso che gli ha procurato l’aura di benefattore. Subito dopo le elezioni che hanno premiato sia Buzzanca in Comune sia Leonardi alla Provincia (scambio di poltrone), si scopre che quel concorso era una truffa: non c’erano soldi, e i due lo sapevano bene, e quindi concorso annullato. E questo, ve lo assicuro, è solo il biglietto da visita di Peppino. Dopo qualche settimana dalla sua elezione a sindaco della città, veniva dichiarato decaduto dalla sua carica a causa della condanna per peculato d’uso continuato. Cosa aveva combinato Buzzanca? Aveva usato la sua "auto blu" per farsi trasportare da Messina, insieme alla moglie, fino a Bari, 450 km, per imbarcarsi in crociera. “Pensavo di essere in regola - commenta il sindaco -. A dirmi che potevo farlo erano stati il segretario generale della provincia e l' esperto di diritto amministrativo”. Poi affina la versione: spiegò che prima di partire era stato a lavorare nel suo ufficio di Palazzo dei Leoni. In virtù di ciò, avrebbe usufruito dell' auto di rappresentanza, e cerca di rimediare a tutto con 111 mila lire per le spese di carburante sostenute durante il viaggio. Ma la Cassazione gli scrive nero su bianco che a parte l’uso improprio del mezzo, ad essere fuorilegge era anche la moglie. Le consorti dei funzionari che, occupando importanti ruoli istituzionali, sono dotati di auto blu, sono “estranee alle esigenze di servizio”, quindi non possono usare l’auto. “Esigenze di sicurezza” replica Buzzanca. Niente da fare. La condanna per peculato arriva. Passano alcuni anni. Buzzanca torna alla carica e si candida alla poltrona di primo cittadino di Messina. Dopo l’elezione i consiglieri di minoranza tirano fuori questa vecchia storia, sostenendo che con quella condanna non può fare il sindaco e deve dimettersi. E hanno ragione. L' articolo 59 del Testo unico dell' ordinamento degli enti locali, stabiliva che, chi avesse sulle spalle una condanna di questo tipo, non poteva candidarsi a sindaco di una città. Il Tribunale non può fare altro che applicare la legge e dichiarare decaduto Buzzanca. Come previsto dalla legge, Buzzanca impugna la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Nulla di strano in questo. Ci si avviava verso l’udienza quando, a pochi giorni dalla stessa, il governo emana un decreto legge ( D.L. 80 /04 ) con il quale la condanna per peculato d'uso veniva esclusa dalle cause di ineleggibilità. Si decade solo per il «peculato di appropriazione» (quando ti impossessi di una cosa per sempre) e non per il «peculato d' uso». Sembra uno scherzo di pessimo gusto. Un decreto interveniva a cambiare una e una sola regola all’interno della legge elettorale siciliana, che giustamente venne subito ribattezzato “Salva Buzzanca”. Di fronte a questo colpo di mano del governo per salvare un loro uomo, la Suprema Corte di Cassazione ritiene che non ricorrevano le condizioni di necessità ed urgenza per l'emanazione del decreto legge, e pongono una questione di costituzionalità, specificando che se il decreto venisse riconosciuto incostituzionale, non avrebbe alcun valore anche la sua eventuale conversione in legge. Lo scontro ormai è frontale. Tutto viene rimandato al parere della Corte Costituzionale. Ma mentre Buzzanca cerca in tutti i modi di farla franca, aiutato dai poteri forti del governo, nessuno si ricorda che a farlo decadere non sarebbe solo la condanna per peculato, ma anche la condanna subita dal prode Giuseppe per abuso d'ufficio nella vicenda della guardia medica. Altro decreto legge? Non serve. Dopo un anno di commissariamento del Comune di Messina, che precipita nelle classifiche di vivibilità e sviluppo, mentre si attende il verdetto della Corte Costituzionale, il decreto diviene legge, e la stessa Corte si rifiuta di pronunciarsi su un decreto che non è più decreto ma legge dello Stato. Dopo mesi e mesi di commissariamenti e decreti ad hoc, è la Corte d’Appello a mettere a dieta il dietologo. Lo dichiara decaduto e lo defenestra dal municipio con la sua giunta dopo un lungo zig zag giudiziario. Di Buzzanca bisogna anche ricordare l’efficienza conseguita con i soldi degli altri: ha dotato il Comune di un collegio difensivo degno del Presidente degli Stati Uniti: “Siamo stati costretti a incrementare il numero dei legali del Comune in seguito all' accumularsi di cause pregresse e al progressivo aumento del contenzioso”. Stiamo parlando di trentadue togati che vanno ad affiancarsi agli otto del collegio di difesa e agli altri quattro dell' avvocatura interna. Tutti esclusivamente a spese della collettività. Ma non preoccupatevi. Il Sindaco ha fatto sapere che «l'elenco è suscettibile di ulteriori arricchimenti”. Tornando a noi, chiaramente, scampato il pericolo e cambiata la legge, qualche mese fa è stato rieletto sindaco di Messina. Sia per il suo risaputo potere politico, sia per una motivazione altrettanto importante: l’alternativa era Francantonio Genovese, segretario del Partito Democratico siciliano e responsabile, assieme ai compagni Cracolici e Capodicasa, del collasso del centro sinistra in Sicilia. Genovese, da pessimo capitano, è sempre bene ricordarlo, non è affondato assieme alla sua nave. Perché avrebbe dovuto, lui non è Togliatti,Pio La Torre, e questo si era intuito. Durante la tempesta Francantonio si è paracadutato alla Camera assieme al cognato, Franco Rinaldi, che avrà il merito di… di essere suo cognato. Ecco spiegato il motivo principale della vittoria di Buzzanca.

fonte: il blog di Benny Calasanzio Borsellino
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