7 luglio 2009

La lettera della mafia a Berlusconi



“I boss mafiosi nei primi anni 90 minacciavano Silvio Berlusconi e i suoi familiari perché volevano avere a disposizione una delle sue reti televisive, la richiesta sarebbe stata fatta all’allora imprenditore della Fininvest, ancora lontano dalla politica attraverso una lettera che sarebbe stata scritta dai corleonesi. Questa missiva vergata a mano è adesso agli atti del PM della direzione distrettuale antimafia di Palermo e è stata sequestrata insieme alle carte personali di Vito Ciancimino, l’ex Sindaco mafioso di Palermo, amico fidato di Bernardo Provenzano e referente politico dei corleonesi di Totò Riina, i documenti erano nascosti in un magazzino a Palermo, la lettera è stata sequestrata dai Carabinieri nel febbraio 2005”, state attenti a queste date perché sono importanti, nel febbraio 2005 i Carabinieri vanno a casa di Ciancimino e poi in questo in questo magazzino e portano via le carte del defunto Sindaco mafioso.

Piero Grasso, nulla da dirci?

Le due cose che balzano subito agli occhi sono: 1) se questa lettera è stata sequestrata nel febbraio 2005 a casa Ciancimino, ormai il vecchio Ciancimino era morto, c’era il figlio e il processo a Massimo Ciancimino è iniziato subito dopo e il processo Dell’Utri è in corso da 12 anni, prima in primo grado e poi in appello, perché questa lettera è saltata fuori in Procura soltanto adesso? Siamo a luglio 2009, sono passati 4 anni e mezzo dal suo ritrovamento, dove era questa lettera? Perché non era stata depositata agli atti dei processi Dell’Utri e Ciancimino? Forse che i pubblici ministeri che fingono di chiedere le condanne dei loro imputati, poi nascondono le prove per farli assolvere? Non saranno mica così stupidi e perché le hanno portate solo adesso queste carte nei processi a Ciancimino junior e a Dell’Utri, forse non gli era stato detto che c’era questa lettera.
Allora bisognerebbe fare questa domanda al Procuratore Capo di Palermo del 2005 Piero Grasso e al suo braccio destro, il Procuratore aggiunto dell’epoca Giuseppe Pignatone, i quali oggi non sono più a Palermo perché Grasso è diventato procuratore nazionale antimafia e Pignatone è diventato il Procuratore capo di Reggio Calabria, furono loro a dirigere le operazioni sull’inchiesta Ciancimino, fu Pignatone a interrogare Massimo Ciancimino per intere giornate su tutto ciò che era stato sequestrato in casa sua e su tutta la grande vicenda del tesoro di Ciancimino, curiosamente pare che in tutte quelle giornate di interrogatorio, a Ciancimino non sia mai stata fatta neanche una domanda sul documento più importante che era stato trovato in casa sua, sulla lettera che Riina o chi per lui aveva dato a Provenzano perché la desse a Ciancimino padre, perché la desse a Dell’Utri, perché la desse a Berlusconi, una domandina almeno gliela potevano fare, tanto più che come apprendiamo qui, ora che è stata trovata e i magistrati sono andati da Ciancimino, quest’ultimo è sbiancato e ha detto delle cose interessanti, ci dice Lirio Abbate, quali cose siano non lo sappiamo, perché sono coperte dal segreto, ma se i magistrati le scopriranno queste carte nei processi Dell’Utri e nei processi Ciancimino le verremo a sapere, le dichiarazioni di Ciancimino, per intanto sappiamo che c’è questa lettera, una lettera che tra l’altro risulta tagliata, sarebbe interessante sapere se quando è stata trovata dai Carabinieri era già tagliata, oppure se nel frattempo qualcuno ne ha portato via qualche pezzo!
La seconda cosa che balza agli occhi è che però negli articoli usciti finora sui giornali non l’abbiamo trovata, forse perché nessuno finora, speriamo nei prossimi giorni che ciò accada, è andato al processo Ciancimino a Farsi dare da qualche Avvocato questo documento, che non è coperto da segreto, siamo in dibattimento: meno segreto di così! Adesso che è stato depositato, finalmente, dopo quattro anni e mezzo non è più un segreto per nessuno e perché nessun giornale la pubblica? Una lettera di Riina a Berlusconi in cui il capo della mafia gli chiede - o lui o chi per lui, ovviamente - una televisione minacciando, in cambio, di fare qualcosa di brutto a lui o alla sua famiglia nessun giornale ce la pubblica? Possibile?! Nessuno la va a cercare, nessuno se la accaparra, c’è una caccia spasmodica alle foto di Zappadu, delle mignotte o delle ragazze immagine in Sardegna: fanno bene a cercarle, ma perché nessuno cerca la lettera dei Corleonesi a Berlusconi per avere una televisione?!
Vorrei ricordare anche un’altra cosa così, a titolo di coincidenza cronologica: che il Procuratore Grasso è Procuratore nazionale antimafia grazie a una legge approvata dalla maggioranza berlusconiana due legislature fa, nella quale si faceva fuori il suo unico concorrente per la Procura Nazionale Antimafia: si chiama Giancarlo Caselli, è un po’ più anziano di lui, con qualche titolo quindi in più di lui; erano due candidati, uno è stato fatto fuori per legge e quindi la legge anti/Caselli non solo è una legge contra personam, ma è anche una legge ad personam, perché inevitabilmente, eliminando l’unico concorrente di Grasso, ha portato Grasso alla Procura Nazionale Antimafia. Capisco che certe domande scomode non si vogliono fare, ma bisognerebbe pur chiedere come mai qualcuno preferiva Grasso a Caselli e come mai queste carte, queste bobine saltano fuori quattro o cinque anni dopo dai cassetti, dopo che erano state dimenticate lì, se erano state dimenticate lì come sembra, confrontando le date.



6 luglio 2009 - Londra. Silvio Berlusconi sarebbe entrato in politica dopo le minacce subite da Cosa Nostra con la richiesta di mettere a disposizione della mafia una della sue reti televisive. E' quanto scrive oggi il quotidiano britannico Independent citando il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che ha detto al giornale: "Non solo credo che sia possibile che Berlusconi sia entrato in politica per questa ragione, credo sia probabile". Il quotidiano britannico solleva l'ipotesi con riferimento alla lettera sequestrata fra le carte personali di Vito Ciancimino in cui compare Berlusconi e che la procura distrettuale antimafia di Palermo ha trasmesso ai giudici della Corte d'appello davanti ai quali si svolge il processo a Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo. "La mossa (dell'ingresso in politica di Berlusconi) - scrive il giornale - è spesso attribuita ai timori che politici di sinistra potessero nazionalizzare il suo impero televisivo. Ma le nuove rivelazioni delle minacce della Mafia fanno emergere altre ragioni: la protezione e la sicurezza offerte a chi ricopre alte cariche". Nell'articolo dell'Independent si legge che, alla domanda sulle motivazioni dietro l'interesse di Cosa nostra per un canale televisivo, Ingroia ha affermato: "Credo che volessero un canale che screditasse i magistrati e le loro indagini".

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