23 luglio 2009

Ore 16:55, via D’Amelio …. 19 luglio.

foto Malgradotuttoblog

C’è un silenzio assordante. Il sole smette di bruciare ma rimane a guardare. Il tempo si ferma, la storia rilegge le sue pagine.
Prima la luce accecante dello scoppio, poi il calore insostenibile delle fiamme. Tutto diventa grigio. Il fumo raggiunge il cielo, oltre l’undicesimo piano dei palazzi. L’asfalto è sventrato, le lamiere sono ovunque. Tutto si tinge di rosso. Il silenzio tace e lascia il posto al tumulto di una tragedia. Un pezzo di strada chiusa, fumante di sirene, impregnata di paura, protetta da un cemento che avrebbe dovuto toccare le nuvole per impedire a quegli occhi di vedere e a quella mano di distruggere.
Ecco che arriva lo Stato, in giacca e cravatta. Compiaciuto, guarda con soddisfazione il proprio lavoro o forse solo la sua fine.
Seduta su quell’asfalto, con gli occhi chiusi e il viso affondato tra le ginocchia, cerco di allontanare dalla mia mente il ricordo di quel terribile giorno in cui, la storia e gli uomini, decisero di toglierci Paolo, Emanuela, Walter, Agostino, Claudio, Vincenzo.
Torna il silenzio e sembra che questa volta nessuno voglia più turbarlo. Paolo e i suoi ragazzi devono essere dimenticati.
Ma di fronte all’incapacità di accettare quel silenzio, che porta con se’ tutte le connotazioni peggiori del tacere, l’omertà, la connivenza, la paura, una voce si alza forte, sicura, urla…PAOLO E’ VIVO!
E finalmente lo vedo.
E’ qui di fronte a me. E’ vestito di mille colori, ha gli occhi di tutti i colori. Lo vedo che si commuove, che si emoziona, che chiude forte gli occhi, che sorride. Tiene alta tra le sue mani la sua inseparabile agenda rossa. La mostra al mondo perché il mondo possa sapere.
Oggi in via D’Amelio ho visto Paolo negli occhi di tutti quegli amici che come me avevano voglia di incontrarlo. Ho visto il suo amore negli occhi di Salvatore, la sua verità in quelli di Giacchino. Ho visto il suo coraggio negli occhi di Pino, la sua solidarietà in quelli di Gianluca. Ho visto il suo impegno negli occhi di Luigi e in quelli di Sergio, ho visto la sua grinta in quelli di Sonia. Ho visto la sua poesia negli occhi di Giulio e la sua dolcezza negli occhi di Roberto. Ho visto la sua rabbia negli occhi di Francesco Saverio, l’intensità in quelli di Emiliano. E ho visto i suoi sogni negli occhi di Daniele, di Chiara, di Valeria, di Benny, di Chicco, di Alessandro, di Federica…e di tutti quei ragazzi e quelle ragazze quegli uomini e quelle donne, che oggi non si sono dimenticati di Paolo.
Ci hanno sempre detto che ci sono tanti modi per non dimenticare, così come ci sono tanti modi per combattere la mafia. Ma Paolo e Giovanni ci hanno dimostrato che la memoria, come la lotta alla mafia, hanno bisogno di una scelta di coraggio forte, determinata e costante nel tempo, perché spesso dimenticare è più semplice che tenere alta l’attenzione, perché fare finta che la mafia non esiste è più comodo che guardarla in faccia.
Paolo cominciò a vedere la mafia “in diretta”, nelle aule dei tribunali come nelle sedi istituzionali, a Palermo come a Roma. E ancora oggi, ci troviamo di fronte alla degenerazione di quel fenomeno che non ci permette più di distinguere dove finisce la mafia e dove comincia lo Stato.
Per questo motivo, Paolo ci chiede di scegliere da che parte stare, ci chiede di scendere in piazza, di testimoniare, di informare, di gridare la nostra indignazione, di sostenere chi conduce ogni giorno la sua piccola battaglia di giustizia e legalità, di aiutare chi ha ereditato il suo lavoro con coraggio e spirito di sacrificio, di non lasciare soli tutti quegli eroi che si ergono contro il muro impenetrabile del potere politico-mafioso, di desiderare ancora di poter un giorno “abituarsi a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e della complicità”.
Paolo vorrebbe che il suo lavoro fosse il nostro presente e i suoi sogni il nostro futuro.
E la risposta a questo desiderio oggi la leggo sui volti di tutti questi amici, visti qui per la prima volta, ma conosciuti da tempo. Sono venuti da tutta l’Italia, anche da Londra.

Per chi credeva che fossimo solo un fenomeno virtuale, nato dalla rete e capace solo di restare dietro lo schermo di un pc, abbiamo dimostrato come la sete di verità non teme le distanze e come il desiderio della condivisione possa smuovere le coscienze al punto da creare un movimento libero che va crescendo giorno dopo giorno.

E’ vero, mancavano le associazioni, mancava Palermo, mancavano i siciliani. Ma l’errore sarebbe quello di additare chi non c’era, continuando da soli questa battaglia. Paolo c’è l’hanno ammazzato. E la nostra rabbia non può essere solo nostra.

Io sono siciliana e, come me, tanti altri ragazzi lo erano. Siamo noi che abbiamo il dovere di coinvolgere la nostra gente, di riprenderci la nostra terra, e possiamo farlo, sapendo di non essere soli, ma di avere una famiglia sparsa per tutta l’Italia.

Domani la televisione parlerà di noi ma solo per dire che non siamo mai esistiti, i giornali decideranno di non nominarci neanche, Palermo si sveglierà uguale a tutti gli altri giorni, la Sicilia continuerà anche domani ad abbassare la testa, l’Italia intera non si accorgerà di nulla.
Ma noi siamo stati, esistiamo e RESISTIAMO.
Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.