14 ottobre 2009

L'onorevole showgirl Carlucci condannata




L'onorevole Gabriella Carlucci
pagava una sua portaborse in nero e il giudice le impone il risarcimento

La notizia in un altro Paese avrebbe come conseguenza le dimissioni, ma siamo in Italia. Gabriella Carlucci, deputata del Pdl, è stata condannata a risarcire una propria collaboratrice che le faceva da assistente personale ma non riceveva i contributi previdenziali, né era ufficialmente contrattualizzata. Da Montecitorio l'ufficio stampa dell'onorevole Carlucci fa sapere che non è stato rilasciato alcun comunicato stampa in risposta alla sentenza e che l'unica replica dell'onorevole è un secco "no coment". Ma andiamo ai fatti. Un servizio choc delle Iene andato in onda nel marzo del 2007 fa scoppiare lo scandalo degli assistenti parlamentari pagati in nero.l La Iena Filippo Roma aveva scoperto che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola. Soltanto otto su cento.
Una vergogna anche perché ogni deputato, oltre alla propria indennità con annessi e connessi incassa più di 4mila euro al mese per i collaboratori. Ed ecco che una giovane assistente personale dell'Onorevole Carlucci (che tra l'altro non fa soltanto la deputata ma anche la conduttrice tv e la presentatrice di televendite) ha il coraggio di portare in tribunale la ex soubrette. E vince la causa. La portaborse era stata classificata ufficialmente come "collaboratrice parlamentare non onerosa". E invece le venivano erogati direttamente dalla Carlucci prima 500 euro al mese, poi 1000 dal settembre 2004 al giugno 2006. Pur senza che fosse stato mai "sottoscritto né visionato alcun contratto" né fosse stato stipulato "alcun accordo formale". Il giudice ha sentenziato che le mansioni della portaborse di Gabriella Carlucci "possono agevolmente ricondursi a quelle di una vera a propria segretaria personale ed inquadrate nel livello terzo di cui al contratto collettivo nazionale per i dipendenti di studi professionali". Nella sentenza sono citate anche le dettagliate disposizioni che Gabriella Carlucci impartiva via mail alla sua assistente.
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