14 ottobre 2009

Raffaele Lombardo indagato? Sì ma ancora per poco

Raffaele Lombardo



di Silvia Cordella - 13 ottobre 2009
“Nonostante gli accurati accertamenti svolti, nessun riscontro è mai stato trovato alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola su un presunto incontro avvenuto tra il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l'allora capomafia latitante Benedetto Santapaola”.


Lo ha affermato la Procura di Catania in risposta a quanto riportato oggi su “Il Fatto quotidiano”, in merito a un’indagine aperta per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del Presidente della Regione siciliana. “Sono stati eseguiti ulteriori accertamenti che”, hanno fatto sapere dagli uffici giudiziari, "non hanno sovvertito le precedenti risultanze". Dunque “il fascicolo è ancora aperto nonostante siano trascorsi i 120 giorni fissati dal Gup per una nuova valutazione dell'accusa”. Un ritardo, hanno spiegato, dovuto “ai grandi carichi della Procura” i quali “impongono delle scelte sui fascicoli, dando loro delle priorità". La questione riguarda la segnalazione lanciata dal quotidiano circa l’evoluzione del fascicolo aperto nel 2007 a carico del Governatore di cui sembrava essere sparita ogni traccia. L’inchiesta è quella partita dalle dichiarazioni di un ex fedelissimo della cosca Santapaola, Maurizio Avola. Ai pm della Procura di Catania, l’ex killer che uccise il giornalista Pippo Fava, aveva raccontato di aver riconosciuto il volto dell’attuale Governatore siciliano sfogliando un quotidiano. Avola si era ricordato che quell’uomo di cui non sapeva indicare il nome, in passato, aveva partecipato alle attività del capo catanese Nitto Santapaola, con il quale durante la sua latitanza , negli anni ’80, si era incontrato. Le dichiarazioni del pentito anche se ritardatarie, erano state ritenute valide e attendibili dai magistrati, e per questo erano state subito secretate. All’inizio del 2009 però i magistrati si erano visti costretti a chiedere l’archiviazione del fascicolo. Le indagini infatti non avevano portato i necessari riscontri e, a causa della scadenza dei termini per le indagini preliminari, i procuratori ne avevano chiesto l’archiviazione. Un’istanza che invece il Gip Antonio Caruso aveva respinto, concedendo alla Procura altri 120 giorni per svolgere i dovuti accertamenti. Ora, sul contenuto delle dichiarazioni di Avola naturalmente vige il più stretto riserbo. Ma la cosa strana che aveva sottolineato “Il Fatto” è che nonostante fossero scaduti i tempi di proroga, non si erano più avute notizie né in merito a decreti di archiviazione né di rinvio a giudizio. Un silenzio, ha fatto sapere oggi la Procura, che si deve all’enorme sovraffollamento dei procedimenti difficili da smaltire.
fonte: antimafiaduemila
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