29 dicembre 2009

Cemento, Mafia, Calcestruzzi (SPA) e Ponte sullo Stretto un felice matrimonio parte 3^

Pietro Franza


L’impero dei Franza
Sono sicuramente state meno esplicite e più coperte le “attenzioni” relative alla realizzazione del Ponte del secondo gruppo armatoriale dello Stretto, quello con sede nella città di Messina. Eppure anche la famiglia Franza concorre a partecipare al grande banchetto degli appalti e dei subappalti.
Meno nazionalmente noti dei ‘soci’ Matacena, i Franza sono a capo di un vero e proprio impero economico-finanziario, che dal settore del traghettamento privato in Sicilia si estende a quello industriale, alla cantieristica, all’edilizia privata e al settore turistico-alberghiero, dove grazie alla controllata Framon Hotels, i Franza gestiscono in tutta Italia diciotto alberghi, con un giro d’affari di 100 miliardi e 600 dipendenti. I Franza hanno creato anche società per la gestione dei Beni Culturali e dei Servizi multimediali (Tourinternet e Datacom). Tra le proprietà della famiglia, ci sono immobili per un valore di oltre trenta miliardi e pacchetti azionari della maggiore emittente radiofonica delle città di Messina e Reggio Calabria (Antenna dello Stretto) e d’importanti società sportive locali, in particolare del Messina Calcio che milita in serie B.
Insomma, una vera e propria holding, di cui è però la gestione del traghettamento del gommato l’attività più redditizia. Un vero e proprio moltiplicatore di utili e profitti che erroneamente si ritiene ‘a rischio’ nel caso in cui entrasse in funzione il Ponte. In realtà la megainfrastruttura non ha fatto mai paura al gruppo messinese. Nel 1986, quando era in corso un vero e proprio scontro politico tra le classi dirigenti calabresi e siciliane relativo alla reale fattibilità dell’opera, intervenne pubblicamente a difesa del progetto del Ponte, l’ingegnere Giuseppe Franza, fondatore dell’omonimo impero finanziario. “Come operatore economico – dichiarò Franza - ritengo che un’opera così grandiosa aiuti il nostro territorio, risolva il problema del collegamento con l’altra sponda e crei comunque un così vasto movimento da rivoluzionare tutta la nostra realtà economica e sociale. Gli effetti positivi si vedranno già durante la costruzione a parte poi, ad opera ultimata, il beneficio del richiamo turistico e ambientale nonché l’interesse culturale per un manufatto di alta ingegneria e di tecnica specializzata”. Nell’occasione l’ingegnere Franza espresse inaspettatamente il proprio dissenso verso l’ipotesi progettuale sostenuta dal socio Matacena. “Contrario mi ritengo al tunnel che trovo un congiungimento anomalo, che non potrà mai dare al territorio gli stessi benefici del ponte sospeso”.
Gli farà eco, otto anni più tardi, la consorte Olga Mondello Franza, succeduta alla guida della holding dopo la morte del fondatore. “Per noi, la costruzione del ponte sarebbe un grande business. Durante i dieci anni occorrenti alla realizzazione dell’opera il nostro lavoro aumenterebbe notevolmente. E poi lavoreremmo a pieno ritmo per diversificare l’attività. Per noi il problema non si pone. Il Ponte sullo Stretto non ci fa paura”.
Le parole non permettono fraintendimenti. Il gruppo Franza, in altre parole, è pronto per concorrere direttamente alla realizzazione dell’opera, sia per capitalizzare il presumibile aumento del traffico nello Stretto in concomitanza dei lavori di esecuzione, e sia per ampliare la quota del proprio mercato quando, a Ponte ultimato, l’alto costo del passaggio attraverso l’infrastruttura spingerà sempre più automobilisti a scegliere la fedeltà con il traghettamento. E’ forse casuale che sia stata proprio l’amministratrice della Tourist Olga Franza, a fare da anfitrione del ministro Pietro Lunardi, durante la sua visita a Messina nell’aprile 2002 ai luoghi in cui dovrebbe essere realizzato il Ponte sullo Stretto?
E come spiegare che tale disponibilità si sia ripetuta qualche mese dopo durante il sopralluogo tra Scilla e Cariddi del neopresidente della Stretto di Messina Giuseppe Zamberletti e dell’intero consiglio d’amministrazione al seguito?
In realtà al grande appuntamento del Ponte, la potente famiglia dello Stretto si è preparata a dovere, innanzi tutto promuovendo una grande intesa con le maggiori imprese di costruzioni della provincia di Messina, fondando nel giugno 1997, il Consorzio Costruttori Messinesi per competere con le maggiori imprese del Nord nel settore delle grandi opere pubbliche in via di finanziamento nella provincia di Messina e per la gestione di società miste per lo sviluppo dei servizi pubblici e privati. In realtà il nuovo consorzio appare lo strumento più idoneo per accrescere il peso dell’imprenditoria locale nella contrattazione diretta degli appalti e dei subappalti per la realizzazione del grande manufatto.
Per non dimenticare che attorno al Ponte dovrebbero sorgere infrastrutture turistico-immobiliari e ‘culturali’, settori dove il Gruppo Franza non conosce avversari nell’area dello Stretto.
Banche e finanziarie per la cementificazione dello Stretto
Ma è particolarmente nel settore bancario e finanziario, strategico per la reperibilità di parte dei finanziamenti necessari alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, che il gruppo Franza è intervenuto attivamente e con lungimiranza. Da sempre vicini agli uomini di vertice dei maggiori istituti presenti nel capoluogo dello Stretto, attraverso la Cofimer, cassaforte finanziaria del gruppo, i Franza hanno acquisito nei primi anni ’90 lo 0,51% del pacchetto azionario della Banca Commerciale italiana (COMIT), successivamente entrata a far parte del Gruppo Banca Intesa Bci.
Nel 1999 la famiglia Franza ha fatto ingresso nella cordata d’imprenditori siciliani e istituti di credito del Nord (le banche popolari di Vicenza, Novara e Verona), sorta per concorrere all’acquisizione di Medio Credito Centrale, e attraverso esso, della controllata Banco di Sicilia. Un’operazione arenatasi a causa dell’intervento della Banca di Roma che è riuscita a battere la concorrenza e ad annettersi il prestigioso istituto bancario dell’isola. Il gruppo armatoriale messinese tuttavia, è riuscito ad inserire un proprio rappresentante (Pietro Franza, figlio secondogenito dei consorti Giuseppe e Olga Mondello), nel consiglio d’amministrazione della Banca di Credito Popolare di Siracusa, entrata a far parte del gruppo che fa capo alla Banca Antoniana Popolare Veneta.
E’ da rilevare come alla direzione generale dell’Antonveneta e alla vicepresidenza della Banca Popolare di Siracusa sieda il dottor Silvano Pontello, già addetto alla presidenza della Banca Privata di Michele Sindona, il finanziere originario della provincia di Messina che mise a servizio di Cosa Nostra e dei poteri eversivi internazionali il proprio impero bancario.
Ma il vero colpo nell’universo creditizio, il Gruppo Franza lo ha messo a segno di recente inserendosi in Consortium, la finanziaria cui aderisce un gruppo d’imprenditori e di banche italiane e che nel marzo 2001 ha scalato con successo l’impero di Mediobanca, acquisendone il 14,5% del pacchetto azionario. Sono due holding lussemburghesi, la Work and Finance e la Tourist Internacional, società riconducibili al Gruppo Franza di Messina, a possedere attualmente il 5% delle quote della Consortium.
Quest’operazione fa della famiglia messinese uno dei maggiori centri finanziari del paese. Oggi i Franza operano attivamente sulla Borsa di Londra grazie alla Sofig Invest, e sempre attraverso la Cofimer controllano il pacchetto di maggioranza di un’importante società di gestione finanziaria, la Marathon Holding, con un patrimonio di oltre 150 miliardi di lire.
Che il sistema bancario guardi con estrema attenzione all’ipotesi di fattibilità del Ponte non è un segreto. Nel settembre del 2001, presso il ministero delle infrastrutture diretto da Pietro Lunardi, si sono tenute le audizioni di una decina di banche nazionali ed estere, interessate a vagliare la finanziabilità dell’infrastruttura. Tra i principali istituti presentatisi la Banca Opi (S.Paolo-Imi), la Abn Amro, la Banca Intesa Bci ed Unicredito: come abbiamo visto in Banca Intesa è confluita la Banca Commerciale di cui è azionista la Cofimer dei Franza, mentre Unicredito è socia in Consortium-Mediobanca delle holding lussemburghesi degli armatori messinesi.
C’è infine un’ultima ‘coincidenza’ che conferma la spinta pro-infrastruttura dei maggiori istituti di credito. Recentemente la Banca Popolare di Lodi ha deliberato lo stanziamento di 500 milioni di euro di crediti agevolati a favore delle imprese interessate alla costruzione del Ponte di Messina. La Popolare di Lodi, oggi il nono gruppo bancario d’Italia, ha acquisito ben sette istituti di credito in Sicilia, tra cui la Banca del Sud di Messina, presieduta dal defunto on. Giuseppe Merlino, sindaco andreottiano di Messina negli anni ’70, poi deputato all’Assemblea siciliana e assessore regionale, ritenuto uno dei ‘soci ombra’ del Gruppo armatoriale dei Franza.
Vedremo in seguito con quali obiettivi il sistema bancario italiano guarda alla finanziazione delle opere di realizzazione del Ponte dello Stretto e come siano forti in quest’ambito gli interessi delle industrie del cemento e quelli delle maggiori società edili nazionali.




Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.