5 dicembre 2009

Gérard Foucaux, un mimo francese in Sicilia



di Pier Paolo Zampieri
Esistono personaggi, uomini, artisti che non ottengono riconoscimenti ufficiali, vivono ai margini, muoiono in solitudine. Sono quasi sempre destinati ad essere dimenticati, nonostante durante la loro esistenza abbiano segnato la vita di una comunità. Gérard Foucaux nasce in Normandia, studia mimo a Parigi al circo di Annie Fratellini, va in Germania e quindi in Sicilia, a Messina. Una storia come quelle cantate da De André, anomala, da ricordare.

Is he alive? He`s more than alive! (Danny Boyle, The Millionaire)

Cerimonia originale, strano tipo di festa, la folla ci guardava, gli occhi fuori dalla testa... (Fabrizio De André)

La morte è la curva della strada,morire è solo non essere visto (Fernando Pessoa)

Gérard, da mimo, aveva lasciato memoria solo negli occhi del suo pubblico. I suoi funerali sono stati a dir poco strani: uno “spettacolo” spontaneo, bolle di sapone, fisarmoniche. Degno epilogo della vita coerente di un uomo che rimane sé stesso mentre il mondo gli cambia intorno.
Il rigore e la leggerezza di un personaggio fuori dall’ordinario, trarre insegnamenti dalla sua vicenda, lasciare memoria della sua figura.
La vicenda di Gérard è anche una metafora importante: un’esistenza anomala, lontana dal perbenismo. Una vita che starebbe bene in una ballata di Brassens, in una canzone di De Andrè. Un’esistenza nobilitata dal contrasto col grigiore della città senza arte, senza colori, “nemica” dei bambini.
Gérard è il sopravvissuto di una generazione sconfitta, che vede ribaltare i suoi valori nel giro di un paio di decenni: l`arte non mercificata diventa inutile, la marginalità sinonimo di pericolosità; essere diversi un disvalore, improduttivi un peccato capitale.
In questi anni segnati dal lugubre ritorno delle “ideologie della normalità”, con tanto di ronde, delirio securitario, paura della diversità, revival di idee squisitamente naziste è molto utile il ricordo e l’esempio di personaggi considerati marginali, la cui diversità diventa calore per una comunità intera. Tutt’altro che un pericolo.
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