22 febbraio 2010

Girolamo Fazio

Girolamo Fazio


di Nicola Biondo
Cinquantamila euro.
È questa la cifra che un giornalista in Sicilia nel 2010 rischia di dover pagare per aver criticato il sindaco della sua città. I protagonisti della vicenda sono il primo cittadino di Trapani, Girolamo Fazio(FI), (foto) e il giornalista Rino Giacalone. I fatti sono scarni. Nell’estate del 2007 Fazio non concede – come richiesto dal consiglio comunale di Trapani - la cittadinanza onoraria all’ex-prefetto trapanese Fulvio Sodano che si era distinto nella lotta antimafia e che poi tra le polemiche era stato trasferito nel 2003 dal governo Berlusconi. La decisione, comunicata al prefetto con una lettera, traeva spunto da alcune dichiarazioni pubbliche dello stesso Sodano, giudicate dal sindaco poco opportune. La “colpa” di Sodano sarebbe quella di «essersi eletto ad unico paladino della legalità» ha affermato Fazio, smentendo che il suo trasferimento sia stato «funzionale alla connivenza con la mafia». Con le sue denunce – conclude il Sindaco - Sodano rischia di passare per uno di quei tanti professionisti dell’antimafia, tutti parole e niente fatti. Da qui la mancata concessione dell’onorificenza, contro la quale armava la penna proprio Rino Giacalone, inviato del quotidiano La Sicilia. «Fazio ha ripetuto il suo solito esercizio che è quello delle negazione della realtà...» scrive Giacalone che ricorda come anche il boss latitante Matteo Messina Denaro, condannato all’ergastolo per le stragi del ’93, Matteo Messina Denaro
«grida al complotto con le mani sporche di sangue anche dei giornalisti, di quelli che Fazio, alla pari di altri, magistrati compresi, bolla come professionisti dell’antimafia». «Forse – concludeva Giacalone - è ora che il sindaco di Trapani faccia i nomi e indichi i vantaggi conquistati da ognuno di questi». Apriti cielo.

Fazio denuncia il giornalista e chiede 50mila euro per essere stato accostato al boss.

Soldi che Fazio, in caso di vittoria in aula, devolverebbe all’associazione antimafia Libera che però ha già rifiutato la proposta.

Intanto la causa va avanti e Giacalone incassa la solidarietà dell’ordine dei giornalisti il cui presidente, Franco Nicastro, denuncia «l’insofferenza del potere nei confronti della libertà di informazione».

Il sindacato dei giornalisti trapanesi intanto si costituirà parte in causa nella querelle giudiziaria. Ma questa storia non si ferma qui.

Sul trasferimento del prefetto Sodano indaga da tempo la procura di Palermo. A ritenere il prefetto un problema non erano solo alcuni imprenditori in odor di mafia intercettati mentre si auguravano l’uscita di scena di Sodano. Ma secondo lo stesso prefetto anche un big della politica, il senatore Pdl Antonio D’Alì nelle cui tenute lavorava il padre dell’attuale boss Matteo Messina Denaro.
Storie di provincia dove fare giornalismo è molto più difficile che altrove. Soprattutto a Trapani, lontana dai riflettori dell’antimafia ufficiale dove da sempre la commistione tra poteri legali e criminali è fortissima e Cosa nostra si presenta sotto le insegne dei soliti insospettabili.
fonte: unita.it

20 febbraio 2010
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