17 febbraio 2010

"I boss andavano ad Arcore per incontrare il Cavaliere"

Nicola Biondo, Luigi de Magistris, Gioacchino Genchi a Roma Uno from Guido di Gennaro on Vimeo.

Nicola Biondo, Luigi de Magistris, Gioacchino Genchi a Roma Uno - Iceberg - 15 febbraio 2010



Il superpentito dice chiaramente che l'ex numero uno di Publitalia e grande amico del presidente del Consiglio aveva rapporti con la mafia. E per questo, era considerato dalla cupola "persona seria e affidabile".

"I boss andavano ad Arcore per incontrare il Cavaliere"

"Essendo il signor Dell'Utri una persona vicina a Cosa nostra e nello stesso tempo un ottimo referente per Berlusconi, era stato reputato come persona seria ed affidabile".

Affidabile per fare cosa? Per essere il nuovo referente politico di Cosa nostra. Durante l'interrogatorio l'ex braccio destro di Bernardo Provenzano ha ripercorso le tappe fondamentali della decisione della mafia di votare e far votare nel '94 per Forza Italia. Ecco le sue parole: "Verso la fine del '93 si comincia a muovere qualcosa di importante all'interno della politica nazionale. Si comincia a parlare della discesa in campo di un personaggio importante come Berlusconi. Queste notizie arrivavano dentro Cosa nostra e sono, per un periodo, motivo di dibattito e di valutazioni attente. Tutte le notizie venivano trasmesse a Cosa nostra".

La confisca dei beni. "Cosa nostra - ha detto il pentito - è molto legata ai suoi patrimoni perchè sono di importanza vitale". Un altro "male" che preoccupava i boss era la "necessità di alleggerire la pressione dei collaboratori di giustizia su Cosa nostra". Infine Giuffrè fa riferimento anche al carcere duro: "Bisognava cercare di toglierlo o quanto meno di alleviarlo".

Così fu presa la decisione. Fu il pentito Giovanni Brusca, a suggerire "che dovevamo appoggiare questa formazione politica (Forza Italia ndr), perché dava ottime garanzie". E' lo stesso pentito a ricordare di avere appreso dai boss Carlo Greco e Pietro Aglieri di "esponenti delle aziende di Berlusconi che si stavano interessando per creare un nuovo movimento politico e uno di loro era il signor Dell'Utri".

"A Cosa nostra - prosegue Giuffrè - interessava che il vertice del movimento politico assumesse delle responsabilità ben precise per fare fronte a tutti i nostri problemi, e a mettere uomini puliti che facessero gli interessi di Cosa nostra in Sicilia".

A questo punto, Giuffrè fa il nome del costruttore Gianni Ienna, "che era in contatto con Berlusconi, una persona affidabile". E prosegue: "Un'altra persona di cui si parlava spesso in quel periodo era Marcello Dell'Utri". Un'altra rivelazione destinata a sollevare polemiche riguarda Vittorio Mangano, lo stalliere che fu assunto nella villa ad Arcore di Silvio Berlusconi. Dice Giuffrè: "Quando Mangano fu assunto ad Arcore, sia Bontade (il bosso mafioso ndr) che altre persone, di tanto in tanto, si incontravano con Berlusconi, con la scusa di andare a trovare lo stesso Mangano". Rispondendo al pm Domenico Gozzo, che gli chiede da chi avrebbe saputo di questi presunti incontri, Giuffrè dice: "Me lo ha detto Michele Greco", il vecchio "Papa" della mafia. Sul punto, a stretto giro, arriva la smentita dell'avvocato Niccolò Ghedini: "Silvio Berlusconi - dice in un comunicato - non ha mai avuto alcun contatto, diretto o indiretto, tramite il senatore Dell'Utri, nei confronti del quale vengono mosse accuse del tutto infondate, con soggetti mafiosi per la costituzione di Forza Italia o per voti a favore di Forza Italia". Ma Giuffré rivela pure di un falso rapimento organizzato dalle cosche davanti alla villa di Arcore. "Un episodio - ha detto il pentito - che è stato organizzato per mettere paura a Berlusconi, in modo da esercitare una pressione indiretta per far assumere Vittorio Mangano".
(Antonino Giuffrè)

fonte: la Repubblica 7 gennaio 2003
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