5 febbraio 2010

IN NOME DI DIO




di Umberto Galimberti

Perché due, chiunque essi siano, possano davvero incontrarsi e dialogare sinceramente, è necessario che entrambi siano disposti a non considerare le proprie convinzioni come verità assolute. In caso diverso non si dà dialogo e tantomeno "sincera volontà di incontro", ma solo tentativi di sopraffazione o assoluta incomunicabilità. Il Papa, in materia di fede, ritiene di possedere la verità assoluta, e di possederla in modo infallibile. Anzi, la beatificazione di Pio IX che, un secolo e mezzo or sono, aveva proclamato il dogma dell'infallibilità, ha il significato esplicito di ribadire questo concetto. Ma non basta. Ratzinger, custode dell'ortodossia della dottrina cristiana, ha reso noto un documento Dominus Jesus, in cui si afferma il primato della Chiesa cattolica, nella quale soltanto "si esprime pienamente la Chiesa di Cristo", unica titolare della "pienezza della grazia e della verità". Tradotto significa: solo la Chiesa cattolica possiede la verità assoluta e le chiavi che aprono la porta della salvezza. Se queste sono le premesse, che "possibilità di dialogo" e che "sincera volontà di incontro" può esserci con le altre chiese cristiane, protestanti e ortodosse, che non riconoscono né il primato, né l'infallibilità del Papa; o con le altre religioni monoteiste, ebraismo e cristianesimo, che non riconoscono in Cristo il figlio di Dio; e infine con le altre religioni, induismo, buddismo, che della tradizione giudaico-cristiana non riconoscono proprio niente. Che ne è di loro e dei loro seguaci? Vanno tutti all'inferno, dal momento che la Chiesa cattolica ritiene di essere l'unica a disporre delle chiavi della salvezza?

A me della salvezza non importa nulla, perché non vedo da che cosa dovrei salvarmi. Nasco, cresco e muoio secondo le leggi di natura, per nulla traversato da un desiderio di immortalità che può albergare solo in persone che hanno un altissimo concetto di sé o che sono incapaci di accettare la condizione mortale dell'uomo.

Ma a quelli che credono alla salvezza e per nascita ed educazioni non sono cattolici che cosa dice il papa e la Chiesa da lui presieduta? Di essere animati da una "sincera volontà di incontro"? A partire da quelle premesse? Qualcosa non funziona. Perché se io sono convinto di essere l'unico depositario della verità e della salvezza posso rivolgermi all'altro solo per convertirlo, non per "incontrarlo" nella sua verità e dialogare "sinceramente" con lui. Le religioni, e in particolare le religioni monoteiste, al di là delle buone maniere dei loro rappresentanti sono tutte intrinsecamente intolleranti, perché se solo il mio dio è il vero dio, tu che non lo riconosci sei una figura errante e priva della luce della verità. E’ una buona premessa per avviare un dialogo?

Questo è il motivo per cui io non parlo con gli uomini di religione, perché non mi rispettano nel momento stesso in cui mi considerano una figura errante rispetto a loro, depositari della verità.

Per avviare un dialogo è necessario guadagnare un concetto più alto di "tolleranza", che non consiste nella tolleranza pratica dell'eretico, dell'agnostico, dell'ateo, del peccatore, che un tempo erano addirittura messi sul rogo, ma nella tolleranza teorica che ipotizza nell'eretico, nell'agnostico, nell'ateo, nel peccatore un nucleo di verità che ha la possibilità di essere superiore alla mia. Questa è da due secoli la conquista del laicismo. Ed è molto triste assistere oggi alle continue genuflessioni dei laici nei confronti dei pronunciamenti del Papa e della chiesa, che non possiamo che definire come i veri custodi dell'intolleranza.
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