11 febbraio 2010

Mario Ciancio Sanfilippo 2





Mario Ciancio Sanfilippo

Consideriamo un territorio e, all’interno di questo territorio, guardiamo a tutti i mezzi di comunicazione che vi operano. Di tutti i mezzi di comunicazione del territorio che stiamo considerando, un solo uomo possiede tutte le televisioni (tutte), le due emittenti radiofoniche più importanti, il quotidiano più letto (più parte degli altri due quotidiani che escono in quel territorio), una casa editrice, la più importante concessionaria per la raccolta pubblicitaria, due società per la pubblicità su cartellonistica stradale.
Il territorio di cui stiamo parlando si chiama Sicilia. L’uomo è Mario Ciancio Sanfilippo.

Mario Ciancio Sanfilippo è nato a Catania il 29 Maggio 1932, e si è laureato in Giurisprudenza nel 1955.
Editore per tradizione familiare, Mario Ciancio Sanfilippo è diventato giornalista professionista nel 1957 e direttore responsabile de La Sicilia nel 1967.
La direzione del giornale più letto e diffuso in Sicilia segna solo la nascita del suo impero mediatico, e l’inizio della sua espansione. Oggi, Mario Ciancio Sanfilippo possiede – oltre al quotidiano La Sicilia, sul quale torneremo – tutte le televisioni a diffusione regionale (Telecolor, Teletna, Antenna Sicilia, Video3, TeleCatania, TeleSiciliaColor), la casa editrice Domenico Sanfilippo Editore, le due emittenti radiofoniche più seguite (Radio Telecolor, Radio Sis), una concessionaria pubblicitaria (Publikompass), due società per la pubblicità su cartellonistica stradale (Simeto Docks e Nada). Inoltre, il suo impero comprende anche la Gazzetta del Mezzogiorno (quotidiano regionale pugliese) e grosse partecipazioni economiche all’interno di Mtv, La7, Telecom, Tiscali, L’Espresso.
Tutto qui? Niente affatto. Mario Ciancio Sanfilippo è stato fino a pochi anni fa presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) ed è attualmente vicepresidente dell’agenzia Ansa, il cui ufficio catanese è ospitato dai locali del suo giornale e i cui uomini più fidati lavorano all’Ufficio Stampa del Comune di Catania.

Tanta, tantissima roba, ma il fiore all’occhiello è e resta senza alcun dubbio il quotidiano La Sicilia.
E’ impossibile dare a La Sicilia una precisa connotazione partitica o politica. E’ impossibile non perché si stia parlando di un quotidiano libero o equidistante, bensì perché La Sicilia ha sempre rappresentato la perfetta espressione del partito isolano storicamente più rispettato: il partito dei potenti. Gruppi di potere politico, economico, industriale – talvolta anche mafioso ossequiati e coccolati grazie al giusto cocktail di conformismo, omologazione, censura.
Claudio Fava descrive così il caso-La Sicilia nel libro “La mafia comanda a Catania 1960/1991″:

“La Sicilia cominciò a essere sempre meno giornale e sempre più strumento politico: la città andava educata, le sue energie imbrigliate. L’ansia della gente doveva trovare momenti di sfogo e di legittimazione, mai di ribellione. Gli strumenti erano elementari. Una cronaca nera poliziesca, mai capace di andare oltre il clichè della guerra fra bande. Un dibattito culturale dedicato alla mortificazione d’ogni sintomo di dissenso e riservato a interminabili querelle filologiche (ma esiste veramente la mafia? E che cos’è la mafia? Che cosa vuol dire esattamente la parola mafia?). Un’analisi politica prudente, ossequiosa con il Palazzo, cauta con i riformisti, sprezzante con i residui d’opposizione. Per il resto, un assoluto, pervicace silenzio sulla città, sui sintomi del suo decadimento, sui comitati d’affare, sulle nuove gerarchie criminali.
Tacere di mafia e di mafiosi, nella Catania di piombo degli anni Ottanta, era un compito ingrato. Da autentici professionisti dell’omissione. Eppure La Sicilia, al di là di ogni pudore, riuscì per molti anni a sopprimere dai propri scritti la parola mafia: usata raramente, e solo per riferirla a cronache di altre città, mai a Catania. Nell’Ottobre del 1982, quando tutti i quotidiani italiani dedicheranno i loro titoli di testa all’emissione dei primi mandati di cattura per la strage di via Carini, l’unico giornale a non pubblicare il nome degli incriminati sarà La Sicilia. Un noto boss, scriverà il quotidiano di Ciancio: Nitto Santapaola, spiegheranno tutti gli altri giornali della nazione. Il nome del capomafia catanese resterà assente dalle cronache della sua città per molti anni ancora: e se vi comparirà, sarà solo per dare con dovuto risalto la notizia di una sua assoluzione. O per ricordarne, con compunto trafiletto, la morte del padre. […] (Tutto questo) con risultati giornalisticamente grotteschi: i minorenni arrestati per uno scippo finivano in cronaca con nome, cognome e foto; i luogotenenti di Santapaola invece erano sempre “giovani incensurati”, il loro arresto maturava in “circostanze poco chiare” […].”


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