20 febbraio 2010

Sale bingo e Cosa Nostra












Inizia il processo per la sala bingo ''Las Vegas''

di Maria Loi - 6 febbraio 2010
Palermo. Via al processo alla sala bingo “Las Vegas” di Villa Tasca a Palermo. Il dibattimento inizierà il 15 aprile 2010 davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Palermo.

La richiesta inoltrata dal pm della Dda Gaetano Paci è stata accolta dal gup Lorenzo Jannelli che ha rinviato a giudizio i gestori dell’attività: la famiglia Casarubea al completo, con il padre Domenico e i suoi quattro figli (Cristina, Francesca, Manuela ed Olga) e i boss Alessandro Mannino, nipote del boss ucciso Salvatore Inzerillo, Vincenzo Marcianò reggente del mandamento di Bocca di Falco, Rosario Inzerillo, capo della famiglia di Altarello e fratello di Totuccio Inzerillo e da ultimo Filippo Piraino, cognato di Rosario Inzerillo.

Tutti e quattro devono rispondere di trasferimento fraudolento di denaro di provenienza illecita.

La struttura sarebbe diventata un grosso investimento per Cosa Nostra che oltre a riciclare il denaro, ne avrebbe tratto anche un grosso vantaggio economico. Infatti la sala fruttava ai boss circa 70 mila euro al giorno. Inoltre, secondo l’accusa l’attività svolta dalla famiglia di Domenico Casarubea all’interno della società avrebbe “agevolato” gli interessi della criminalità organizzata. “I Casarubea intrattengono con la criminalità organizzata rapporti di contiguità funzionale, con ciò volendosi intendere quei rapporti di reciproca strumentalizzazione tra imprenditore non associato ed associazione mafiosa, che spesso hanno data alla base illeciti rapporti di riciclaggio”.
E’ nell’ottobre del 2007 che la sezione misure di prevenzione del tribunale sequestra il 20% delle quote della società “Las Vegas – Bingo s.r.l.” intestate ai boss mafiosi oggi rinviati a giudizio.
Anche se a dare l’imbeccata agli inquirenti è stata una conversazione intercettata nel covo di via Uditore, a Palermo, dove il boss di Pagliarelli Nino Rotolo, finito in manette nel giugno del 2006, parlava di un suo interessamento alla sala bingo Las Vegas.
Un interesse che avrebbe trovato concordi diversi esponenti di Cosa Nostra a giudicare da quello che hanno riferito poi i collaboratori di giustizia Francesco Campanella, Francesco Franzese e Andrea Bonaccorso.
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