6 febbraio 2010

Si può battere la mafia ma non il pus..


DI ALFIO CARUSO
Nei giorni in cui polizia e magistratura infliggono a Cosa Nostra le peggiori sconfitte della sua storia e ne azzerano gran parte della capacità intimidatoria, il Pus (Partito unico siciliano) scrive pagine talmente orripilanti da risultare pure divertenti. C’è voluta la Corte dei Conti per scoperchiare il pentolone del 118 regionale gestito dai maggiorenti messinesi di Forza Italia. In 5 anni le spese sono cresciute da 8 a 120 milioni con una politica delle assunzioni che accontentava l’intero arco politico. Figli, amanti, nipoti, cugini, portaborse di Destra, Centro e Sinistra amichevolmente in fila ogni 27 del mese per riscuotere stipendi non indifferenti in una terra dove spesso si campa con la pensione sociale dei nonni. A sovrintendere ai bisogni degli amici e non solo dei pazienti, il rampollo di una famiglia cardine da oltre un secolo del Pus, gli Stagno d’Alcontres, nel cui passato si annoverano presidenze regionali, rettorati universitari, baronie ospedaliere.
Ne consegue che avendo così bene meritato dalla comunità questa progenie eccelsa venga proposta per concorrere alla carica di sindaco.
D’altronde se la realtà dovesse divergere dai sogni, basterà seguire l’esempio del professor Scapagnini, primo cittadino di Catania. Prendi i soldi e scappa, suggeriva Woody Allen. Scapagnini, che è onesto, si appresta a scappare dopo aver preso la città. Una Catania ridotta persino al buio per settimane, con i parenti dei dializzati costretti a ricorrere alla trasmissione Mi manda Rai Tre per far ascoltare le proprie ragioni. Gli anni di Scapagnini e della sua volpe, Lombardo, verranno ricordati come quelli della lottizzazione inarrestabile. La vecchia Dc aveva avuto il buon gusto di rispettare l’autonomia del Teatro Massimo e dello Stabile, i nuovi profeti del bello e del meglio se ne sono appropriati. La città è stata intontita per anni da promesse a volte formulate financo in inglese. Alla resa dei conti il buco comunale
assomma ufficialmente a 280 milioni (l’opposizione parla di un miliardo di euro), i creditori crescono, il becchino comunale, in arretrato di 250 mila euro, minaccia di non seppellire i morti, Scapagnini ha già pronto il piano di fuga: farsi eleggere al Senato.
Magari si troverà in compagnia del dottor Cuffaro, il cui ultimo atto quale governatore è stato di prorogare per dieci anni l’appalto alle società di trasporto extraurbano, un’attività in cui la sua famiglia ha una forte presenza. Così si capisce ancora meglio perché la Sicilia continui a essere la regione peggio servita dai treni.
È molto più appagante spendere decine e decine di milioni per aprire inutili e costose sedi di rappresentanza nelle capitali europee anziché impiegare quei fondi per sfidare le Ferrovie e avviare la costruzione della tratta Palermo-Catania. E volete non premiare con un seggio al Senato un ex presidente regionale così attento alle necessità dei suoi assistiti da trattare il tariffario sanitario con il braccio sinistro di Provenzano nel retrobottega di un negozio di tessuti a Bagheria?
Uffa, questa mafia e le sue infiltrazioni. Quante volte l’avete sentito ripetere anche a proposito del ponte sullo Stretto di Messina, ridivenuto d’attualità con il probabile successo di Berlusconi alle prossime elezioni.
I sostituti procuratori che hanno scoperchiato il pentolone della Calcestruzzi scrivono che l’azienda aveva aperto un ufficio a Messina perché contava di aggiudicarsi gran parte dei lavori di sbancamento terra legati al ponte, in virtù degli stretti rapporti con l’Impregilo, capofila della holding vincitrice. Sono quisquilie anche per il centrosinistra alle prese con ben altri rompicapi. Rompere con il passato e puntare sui giovani e sui volti nuovi candidando Orlando Cascio, in arte Leoluca Orlando, alla presidenza della Sicilia? Oppure: quanti ricevimenti organizzare per accogliere l’ex svenuto Cusumano, primatista europeo dei voltafaccia partitici, addirittura indicato da un gruppo di gentili signore agrigentine quale sicuro punto di riferimento?
Ciascun siciliano sa che nascere è la prima maledizione, ciascuno di noi sa anche che ci siamo macchiati di ogni peccato di superbia, di presunzione, di alterigia, ma ci meritiamo tutto questo?
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