28 marzo 2010

Gianluigi Nuzzi

Gianluigi Nuzzi

di Edoardo Montolli

“La circolarità dei contatti di Elia Valori e la cronologia degli eventi cominciano seriamente a incuriosire. E, sia come sia, l’indagine sta per presentare una lunga serie di fughe di notizie. Chi è interessato a tirar fuori tutto, ma proprio tutto, dalla vicenda scalate, è ovviamente Il Giornale, quotidiano del “principale esponente dello schieramento opposto”, che ha nel giornalista Gianluigi Nuzzi l’inviato di punta. Ed è lui, infatti, a breve, a inanellare una serie impressionante di scoop sul caso, non sempre ripresi dal resto della stampa nazionale. Ma che qualcuno, interessato, di sicuro legge. Nuzzi naturalmente fa il suo mestiere, gli arrivano notizie esclusive, e non se le fa scappare.

Però le sue telefonate lasciano traccia nella lunga schiera dei tabulati dei vertici della guardia di finanza acquisiti da Genchi, tutti finiti nell’imbuto di Catanzaro e di una Calabria sempre più meta di svariati miliardi di euro dell’Ue eppure, chissà perché, sempre più povera. E infatti, mentre a Catanzaro si indaga sulla fuga di notizie di Poseidone, vengono acquisiti i tabulati di Cretella e i suoi telefoni finiscono sotto sequestro: e il numero del giornalista che tirerà fuori l’intercettazione mai trascritta tra Consorte e Fassino è registrato nelle memorie di uno dei cellulari dell’ufficiale, proprio alla voce “Nuzzi”. Che è uno che sulle scalate raccoglie moltissime soffiate: soffiate che, pubblicate, si riversano contro i leader della sinistra. Non solo quelle naturalmente. Pure moltissimi atti appena depositati su cui arriva per primo e sui quali , evidentemente , da qualche parte c’è interesse a un’immediata divulgazione.

Ma, da quanto si sta per vedere, e per gli stretti rapporti di Elia Valori non solo con due generali della finanza e con il coordinatore delle indagini di Roma Achille Toro, ma anche con alcuni di quei leader della sinistra, con amici importanti, e soprattutto con alcuni indagati, resta da capire se chi quelle soffiate ha fatto al giornalista e chi gli ha dato immediatamente i documenti , lo abbia fatto davvero solo per far tirar fuori tutto. E non, invece, per affossare l’inchiesta meneghina, come leggenda del porto delle nebbie racconta: per strapparla a Milano con la competenza territoriale o con un jolly che presto verrà fuori, e poi farla arenare.

Di certo Nuzzi, dopo aver preso contatti con il quartier generale delle Fiamme Gialle, il 6 maggio 2005, all’indomani dell’apertura dell’inchiesta milanese, dopo un’altra chiamata tracciata il 31 dello stesso mese sempre al comando generale, il primo di giugno è sceso a Roma.
Dove si è sentito due volte con il cellulare del generale Cretella. Poi è rimasto lì. Perché, due giorni più tardi, ha probabilmente incontrato in città, dato che la chiamata aggancia ancora una cella della capitale, un altro generale della finanza. Si chiama Fabrizio Lisi, futuro comandante della caserma di Coppito che ospiterà il G8 nel 2009, ma che all’epoca è alla guida delle Fiamme gialle in Friuli Venezia Giulia.
Sta lì, ma Genchi ha anche i suoi tabulati che sono spuntati diverse centinaia di chilometri più giù, a Catanzaro. E non solo per i suoi contatti con Cretella o con il generale Paolo Poletti, dato che quelli, naturalmente, possono non significare nulla, visto che sono colleghi. Sempre il 28 giugno un cellulare intestato al quartier generale della guardia di finanza, di cui Genchi non ha fatto in tempo a identificare l’usuraio, chiama per sedici secondi Nuzzi. Forse è per comunicargli un nuovo numero sul qaule sentirsi. Forse. Fatto sta che da quel momento, tra Cretella e il giornalista sparisce ogni contatto.

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