30 marzo 2010

Io, contro " Stupidania " di Gesualdo Bufalino

Gesualdo Bufalino
BUFALINO. Io, contro " Stupidania "

" Amo il Nord. Con gioia ricordo i miei incontri di ufficiale con le contadine del Veneto dopo l' 8 settembre. Ma questa storia della Padania mi sembra una burla come quella dello Stato libero di Bananas. Pero' tragica e dolorosa "
Quella che Gesualdo Bufalino rilasciò al "Corriere della Sera" è oggi un' intervista che assume quasi la forma di testamento spirituale del grande scrittore siciliano.

"Lei sa a cosa sto pensando?" "A questa bruttissima diatriba tra Nord e Sud. Tra la Sicilia e la Padania. O come oserei dire oggi "Stupidania". A vedere queste camicie verdi, queste escandescenze di Bossi mi sembra di vivere in un' operetta di Franz Lehar dove ci sono quelle cose tipo "il regno di Monrovia"... Quei regni inventati con nomi inventati. Come lo "Stato libero di Bananas" di Woody Allen. E' una burletta, tragica e dolorosa".

"Ecco, io avverto che in Sicilia, per un sentimento di orgoglio, sta nascendo una reazione contraria che non mi piace. Guardi le elezioni regionali: 59 liste di "leghisti" siciliani... Magari avranno tre aderenti a testa ma gia' sono un sintomo straordinario e preoccupante. Gia' conosco persone che mi dicono che da qualche tempo in qua, se vanno al supermercato e devono scegliere tra due prodotti, escludono quelli fatti a Nord e soprattutto nel Veneto. Vede? E' il bambino che dice "se voi chiudete dentro me, io chiudo fuori voi". Non mi piace, non mi piace affatto".

Amo il Nord di un amore infinito. Un amore coltivato coi viaggi a Venezia "conosciuta da bambino su un libro di incisioni portato da mio padre al ritorno dalla guerra", le visite a Verona "dove oggi sentiamo cosi' forte e straziante il rancore verso noi meridionali", le camminate lungo le rive del lago di Levico. "Ma non amo solo il Nord, la pianura padana, le Dolomiti, la laguna veneta e Milano e Mantova e la gente che vi abita. Amo quella cultura. Che sento anche mia. Io non mi rassegnero' mai a non essere connazionale di Manzoni, Pavese o Gadda. E cito solo i primi che mi vengono in mente. Mai". Per non parlare della lingua e di quell' uscita di Bossi sulle lingue padane di origine "venedico celtica": "Fesserie! Fesserie! Se lei che e' veneto ascolta un bergamasco non capisce una sola parola. Mentre io posso leggere Goldoni senza bisogno di guardare le note.

Gian Antonio Stella
fonte:Corriere della Sera (16 giugno 1996)
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