8 marzo 2010

Prendi un sabato con Giancarlo Pitelli e Angela Napoli

Giancarlo Pittelli


di Emilio Grimaldi 8 marzo 2010

Prendi un sabato con Giancarlo Pittelli e Angela Napoli, due parlamentari calabresi del Pdl. Prendi un sabato con lui, la cui posizione in Poseidone – l’inchiesta sui finanziamenti destinati alla depurazione delle acque – viene archiviata e con la Napoli che denuncia un piano delle cosche della Piana per eliminarla. Prendi un sabato così e ti accorgi che in Calabria da lunedi prossimo (oggi, ndr) le cose saranno punto e capo come prima.
Pittelli e Napoli. Due calabresi doc. Due vite. Due destini lontani anni luce l’uno dall’altra. Avvocato lui, un titano dell’attività forense del capoluogo per meriti, non per l’altezza. Che si è fatto strada nel Parlamento italiano. E una preside lei. Sbarcata in politica per passione. Che non ha mai smesso di combattere il malaffare in tutte le sue forme. Anche all’interno del suo partito.
Il senatore, ricevuta la comunicazione dell’archiviazione da parte del gip, Tiziana Marcì, la trasmette ad alcuni organi di stampa. Non a tutti. Ai suoi preferiti. Promette di rilevare retroscena inquietanti “dei fatti accaduti a Catanzaro. Potenza e Salerno e i collegamenti tra magistrati e alcuni giornalisti della carta stampata”.
L’unica cosa inquietante, da dire, è che insieme al magistrato che aprì l’inchiesta, Luigi De Magistris, sono saltati anche alcuni giornalisti calabresi, che si sono occupati di lui, e di questo fino ad adesso nessuno mai ha parlato. Forse parlerà di loro? Non gli conviene.
Forse chiarirà i suoi rapporti con Mariano Lombardi, il procuratore capo che avocò l’inchiesta al pm, il cui figliastro, Pierpaolo Greco, lavora(va) nel suo studio? Non gli conviene.
Forse parlerà della società “Roma 9” al centro dell’inchiesta? Dei suoi rapporti con la stessa gip che ha archiviato la sua posizione? Non gli conviene.
Ma ci sono retroscena inquietanti. Lo assicura lui.
L’esponente della Commissione parlamentare Antimafia, invece, invita tutti a non preoccuparsi. “Che lei è tutelata”, dice. Il suo pensiero va a chi la difende. Nella scorsa settimana, in occasione della pubblicazione delle liste, ha detto: “Altro che “fresco profumo della libertà”, questa Regione sarà costretta a continuare a respirare “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Sicuramente, però, senza il mio voto”. Una denuncia contro tutti gli schieramenti messi in campo da far tremare i Palazzi della politica e i sottobottega della ‘ndrangheta. A sentirla parlare sembra la signora della porta accanto. Una voce familiare. Senza arzigogolate politichesi. Cristallina. Luminosa. Ma capace di un’eco dirompente. Assordante per chi questa Calabria non vuole cambiare.
Prendi un sabato così e la domenica ti puoi permettere il lusso di urlare al mondo intero che la Calabria è una terra ospitale. Che la Calabria è più bella della California e delle Hawaii. Che la Calabria ha il mare viola. Ha la vigna. Ha il fico melanzano. Ha la mostarda. Ha la noce. Ha l’arancia. Ha la castagna. Ha la ricotta. Ha l’acqua abbondante. Ha il clima mite. Ha le erbe profumate. Che lo spirito di Pitagora, Alcmeone, Gioacchino da Fiore, Tommaso Campanella, Bernardino Telesio, ancora vivono in questa terra. Che la Magnagrecia non è stata niente in confronto a quella di oggi.
Prendi un sabato così e puoi dire a tuo figlio che è nato nella migliore terra possibile.
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