11 aprile 2010

COLLETTI BIANCHI

Giancarlo Elia Valori


"Le cose cominciano a essere più chiare. Giancarlo Elia Valori, su cui si stava incentrando l’inchiesta di de Magistris, che favoleggiava di una sua posizione di vertice nella massoneria contemporanea, è legato a doppio filo all’avvocato Giancarlo Pittelli, parlamentare di Forza Italia, tra i principali inquisiti dal magistrato. Entrambi sono amici, da tempo, del procuratore
aggiunto di Roma Achille Toro. Pittelli dal 2003. E si può ipotizzare allora, visto che la legge non consente di retrodatare i tabulati oltre i ventiquattro mesi e visito che quelli di Elia Valori sono stati presi nel 2007, che i tre si conoscessero prima. È un’ipotesi, data la grande amicizia di Pittelli con il procuratore aggiunto e considerato lui era il legale della Torno Internazionale del signore delle strade. Il che ovviamente, se fosse vero, avrebbe qualche conseguenza in più sulle indagini svolte dalla Procura di Roma su Blu e Edizioni Holding, visto che nel 2003 le requisitorie non le immaginava nemmeno il pm. Però questo poco importa. Importa che nell’archivio Genchi ci fossero i tabulati di Pittelli ed Elia Valori e le telefonate di Achille Toro con loro due.

Pittelli è amico di molti magistrati alla Procura e alla Procura generale di Catanzaro, che nell’archivio, a partire da chi ha preso in mano le indagini di de Magistris, e cioè Salvatore Murone per Poseidone e Alfredo Garbati per Why Not, risultano avere rapporti di conoscenza piuttosto, come dire, inopportuni.
Così, come in una posizione imbarazzante ci sono diversi altri magistrati, dal presidente del Tribunale del Riesame Adalgisa Rinardo che forse va a cena con gli avvocati dei suoi imputati prima di giudicarli ma che di certo li conosce benissimo, a, soprattutto, Mariano Lombardi, il procuratore capo che interroga il suo indagato sospettato dalla Procura nazionale antimafia di riciclare denaro sporco, e cioè Tonino Gatto della Despar, davanti a un maialino ben cotto, in compagnia di Antonio Saladino. Il tutto, va da sé, quaranta giorni prima di archiviare la posizione.
Fortunatamente ha un amico stretto Lombardi, l’avvocato generale dello Stato facente funzioni Dolcino Favi, con cui si sente regolarmente, lui e le rispettive mogli. Favi che può avocare l’inchiesta a de Magistris. E infatti lo fa.

Possono fare tutto. Ma l’archivio resta. E nell’archivio ci sono però molte problematiche da spiegare per alcuni politici italiani, quale Marco Minniti, emerso in maniera inquietante dalle intercettazioni di Crotone su Maria Emilia detta Marilina” Intrieri. Marco Minniti e molti altri. Però Minniti, oltre al fatto che nelle intercettazioni veniva indicato come amico del magistrato della Dda Francesco Mollace, che emergeva prepotentemente nelle relazioni mai terminate di Genchi per le fughe di notizie sulla strage di Duisburg e sull’omicidio Fortugno, ha altri due amici importanti: il primo è il nuovo titolare di Why Not, Alfredo Garbati, che ne ha ottenuto il coordinamento da Jannelli e che ha tutto l’interesse a chiudere il caso; e l’altro è Massimo D’Alema, incidentalmente pure il miglior amico, chissà perché, proprio di Giancarlo Elia Valori. L’uomo che dagli attacchi del giornalista Sergio Luciano nei primi anni Novanta, dagli appellativi spregiativi di boiardo di Stato e piduista espulso remoti nel tempo è diventato l’intelletuale che tutti riconoscono, il crocevia delle più importanti operazioni finanziarie italiane, ed è al centro di una rete fittissima di rapporti con carabinieri, guardia di finanza, politici e numeri del Ministero dell’Interno-Dipartimento di pubblica sicurezza. Amico di D’Alema e di Cossiga, che dopo aver picconato il Parlamento a colpi di Gladio dagli scranni del Quirinale negli ultimi due anni del suo mandato, dal 1992 si è costruito un futuro da saggio.
Elia Valori amico di Cossiga, amico di D’Alema, ma già socio di Mediaset di Silvio Berlusconi, i cui destini pare seguire, telefonicamente, passo passo.
I quattro uomini nuovi della seconda Repubblica".

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