10 aprile 2010

..."e se i mulini a vento fossero davvero Giganti"..?


fonte video: AngelicLoo

DIARIO AZZURRO n.314 del 27.03.2010

di SILVANO AGOSTI

La maratona dell’esistenza

La mattina della domenica accade che il quartiere mandi messaggi di silenzio. Poche e rare macchine, passanti intenti a osservare le vetrine.
Oggi incuriosito da un allegro vocìo mi sono affacciato alla finestra e ho visto la via interamente occupata da centinaia di persone, attrezzate per la corsa, che si muovevano ritmicamente dando al fiume dei corpi il carezzevole movimento di un’onda. La maratona.
Un’occasione non frequente di confronto e di vita e di messaggi impercettibili tra gli abitanti del quartiere.
Sui bordi della strada una doppia fila di gente scandiva il passaggio di questo o quel conoscente con grida di incoraggiamento e applausi.
A distanza di qualche minuto l’applauso diveniva generale.
Era l’applauso dell’umanità ferma all’umanità in cammino, anzi, in corsa.
Per la durata di un film, quasi due ore, sono rimasto rapito, intento a seguire le infinite variazioni di quell’immagine, apparentemente sempre uguale a se stessa.
Riuscivo a distinguere perfino i volti tirati o distesi dei corridori, c’erano molte donne, di ogni età, perfino una molto grassa e ciondolante che correva, facendo spazio intorno a sé, circondata da un vuoto reverenziale.
C’era un uomo che teneva per mano sei ragazzini. Si muovevano correndo e ridendo creando strani percorsi e sfiorando qua e là gli altri corridori.
Poi alcuni partecipanti con carrozzine da invalidi e perfino un ragazzo magro che arrancava con le stampelle.
Nel fluire magico del serpentone ho poi individuato un gruppetto di ciechi che, pur non correndo, riuscivano a tenere il ritmo percuotendo l’asfalto con i loro bastoncinni bianchi.
Sembrava di assistere all’intera umanità in cammino, non tanto verso un traguardo, ormai insignificante per i più, ma verso lo stare insieme, il conoscersi l’urtarsi con gentilezza, lo scambio di uno sorriso o di una legittima smorfia di sforzo.

Poi mentre le mie due ore di attesa stavano per concludersi è apparsa, in coda a tutti, la sagoma più strana, quella di un uomo, o forse di una donna, che correva all’indietro.
Non si distingueva bene il volto, fasciato da una sciarpa verde chiaro a mo’ di turbante.
Procedeva con abilità estrema girando il capo in avanti per non perdere l’equilibrio, ritmicamente ogni due passi.

Allora ho immaginato che anche tutti quelli che assistevano ai bordi della strada, iniziassero a correre, seguendo il percorso magico del corridore capovolto, ultimo della lunga interminabile fila di maratoneti.
Tutti, vestiti com’erano, coi loro cappotti e le loro sciarpe, di corsa verso una nuova serenità.
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