30 aprile 2010

Mafia e politica, il senatore D'Ali' resta indagato

Antonino D'Alì senatore PDL

di Rino Giacalone - 29 aprile 2010
L’indagine sul senatore trapanese del Pdl Antonino D’Alì non va in archivio. Continua, per altri sei mesi. Prima che si concluda questo periodo (ottobre 2010) non sarà possibile sapere se ci sarà l’archiviazione dell'inchiesta o se si andrà verso un processo.

Il parlamentare, ex sottosegretario all’Interno, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato, ininterrottamente eletto a Palazzo Madama dal 1994, resta dunque sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, reato con il quale da due anni è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Palermo. La Dda di Palermo non ha avuta accolta la richiesta di archiviazione, la difesa del senatore non l'ha spuntata laddove sosteneva che all'esito dell'udienza dello scorso 8 aprile, l'esito non poteva che essere l'archiviazione. Anzi, oggi all'esito della decisione del gip Antonella Consiglio, la vicenda giudiziaria assume contorni più precisi. Il primo quello che la richiesta di archiviazione avanzata dalla Dda di Palermo era quasi di natura tecnica, scaturita dall'impossibilità di chiedere e ottenere una proroga. Il gip Consiglio ha voluto bruciare i tempi, non ha scelto la strada di archiviare per poi riaprire, ha deciso di concedere quella proroga che in sostanza suona come un preciso tassello posto sulla strada che porta verso le aule del dibattimento.

La decisione di respingere l’archiviazione chiesta dalla Procura antimafia e ribadita dal pm Paolo Guido nell’udienza dello scorso 8 aprile, porta la firma del gip del Tribunale di Palermo, Antonella Consiglio. Con una ordinanza il gip ha indicato ai magistrati della Dda di approfondire l’esistenza o meno di un sostegno elettorale che al senatore D’Alì può essere arrivato da Cosa Nostra. Il gip ha indicato i testi da sentire, collaboratori di giustizia come il mazarese Vincenzo Sinacori, Francesco Geraci, ex braccio destro del boss belicino Matteo Messina Denaro, o ancora Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale di Villabate. Mafia e politica, ma anche mafia, politica e imprese. Tra i testi da sentire c’è anche l’imprenditore edile trapanese Francesco Morici, il cui nome nelle ultime indagini antimafia è stato spesso ricorrente, a proposito di «mazzette» pagate per ottenere appalti. Morici è uno degli imprenditori più in vista a Trapani, lui ha realizzato le opere pubbliche più importanti degli ultimi 10 anni, la funivia Trapani-Erice, il risanamento delle mura prospicienti il mare di Tramontana, il nuovo porto (anche se in questo caso la commessa da 45 milioni è finita con il portare ad una opera incompiuta). Il gip nell'ordinanza affronta anche il «caso» del trasferimento del prefetto Sodano e chiede di risentire l'ex ministro dell'Interno che era in carica nel 2003 quando Sodano fu d'improvviso trasferito: si tratta dell'on. Beppe Pisanu, oggi posteggiato da Berlusconi alla presidenza della commissione nazionale antimafia. Tra i temi che riemergono quelli inerenti la Banca Sicula, una banca che fu di prorpietà della famiglia D'Alì prima di finire dentro la Comit, sugli intrecci con i mafiosi che sarebbero passati per questa banca dovrà riferire il pentito Geraci.Una indagine che risale a molti anni addietro, quando l'ufficio che se ne occupava era la Squadra Mobile all'epoca diretta dall'odierno questore di Forlì, Rino Germanà. Nel 1992, Germanà, tornato in provincia di Trapani, quasi facendo marcia indietro nella sua carriera, da ex capo della Mobile e dirigente della Criminalpol, si ritrovò a dovere fare il commissario a Mazara del Vallo, si ritrovò nell'elenco delle "spine" che Cosa Nostra aveva deciso di togliere di mezzo. Germanà doveva essere ucciso, sfuggì all'agguato che gli tesero mentre dal commissariato in auto stava raggiungendo casa sua. Sentito in Tribunale raccontò di quell'episodio collocandolo temporalmente, "dirigevo la Mobile, feci l'inchiesta sulla Banca Sicula, mi trasferirono e poi cercarono di uccidermi". Alla domanda del pm se stava mettendo in connessione l'indagine con l'agguato, ha risposto di no, "ho solo raccontato la cronaca di quello che mi è successo". Cronaca inoppugnabile.

Gli avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, difensori del sen. D’Alì, mostrano fiducia sul proscioglimento con una dichiarazione tecnica: «I difensori si dichiarano convinti di poter apportare un ulteriore contributo di chiarimento sugli accertamenti supplementari richiesti dal gip al fine di scongiurare ogni residuo dubbio dello stesso magistrato decidente, che pur potendo comunque disporre oggi una imputazione coattiva ha rinviato al prosieguo ogni decisione».
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