7 maggio 2010

Impregilo, bin Laden e i sovrani del petrolio


di Antonio Mazzeo

Impregilo, la società di costruzioni general contractor del Ponte sullo Stretto di Messina, concorrerà in Arabia Saudita alle gare per la realizzazione di impianti di dissalazione dal valore complessivo di 4 miliardi di dollari. E, secondo quanto dichiarato dal suo amministratore delegato Alberto Rubegni, lo farà in associazione con la controllata Fisia Italimpianti e con la Bemco, società del Saudi Binladin Group (SBG), il colosso finanziario della famiglia bin Laden operante nei settori delle opere pubbliche, delle telecomunicazioni e dell’editoria. La prima offerta di gara sarà presentata entro il 9 maggio e riguarderà la costruzione di un impianto a Raz Azur; a giugno si punterà invece alla costruzione di un megadissalatore a Yanbu.

Il Saudi Binladin Group è amministrato da Bakr bin Laden, fratello del più noto Osama, l’irrintracciabile stratega del terrorismo internazionale di matrice islamica. La holding è una delle principali alleate economiche della petro-famiglia che governa l’Arabia Saudita. Fu grazie all’amicizia personale con il re Abdulaziz Al Saud, fondatore del regno saudita, che il patriarca Mohammad bin Laden (padre di Osama) riuscì ad accumulare un immenso patrimonio finanziario. Amico personale di re Fahd era pure il primogenito Salem bin Laden, succeduto a Mohammad nella conduzione del gruppo, vittima nel 1988 di un misterioso incidente aereo in Texas dove si era recato per un incontro d’affari con George Bush senior.

Il Saudi Binladin Group è stato per lungo tempo il principale cliente della famiglia regnante dell’Arabia Saudita per la costruzione e l’amministrazione dei luoghi santi del mondo islamico. La controversa famiglia bin Laden ha aderito al “wahhabismo”, il movimento rigorista sunnita diffusosi in Medio oriente nel XVIII secolo e rilanciato dai regnanti sauditi nel Novecento. A partire dagli anni ’70, l’Arabia Saudita ha investito somme notevoli per l’esportazione del pensiero wahhabita, dando vita a una pluralità di movimenti islamisti radicali nell’area afghano-pakistana, in Caucaso ed Asia centrale e nel Sud-est asiatico. I bin Laden sono stati importanti investitori della Al-Shamal Islamic Bank, utilizzata dal principe Mohamed Al-Faisal Al-Saud per finanziare i movimenti wahhabiti internazionali. I bin Laden sono pure azionisti di un altro istituto bancario filo-radicali, la Dubai Islamic Bank di Mohamed Khalfan ben Kharbarsh, ministro delle finanze saudita.

Nonostante la forte connotazione pro-islamica, il Saudi Binladin Group si è affermato nei maggiori mercati azionari mondiali, conseguendo partecipazioni in imprese statunitensi, canadesi ed europee, come ad esempio General Electric, Motorola, Nortel Networks, Iridium, Unilever, Quaker e Cadbury Schweppes. Rilevanti i vincoli con alcuni dei principali gruppi finanziari transnazionali che intrecciano attività e destini con Impregilo e gli azionisti di riferimento: il Saudi Binladin Group ha operato in particolare congiuntamente con Goldman & Sachs, Citigroup, Deutsche Bank ed ABN Amro. Goldman & Sachs, dopo l’uscita di Gemina da Impregilo, ha acquisito il 2,84% della società di Sesto San Giovanni; inoltre controlla l’8% circa della finanziaria Sintonia SA, il cui azionista principale è Edizione Srl della famiglia Benetton, tra gli azionisti di rilievo di Impregilo. ABN Amro, invece, dopo aver offerto la propria disponibilità a concorrere al finanziamento di una parte dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messina, nel gennaio 2008 ha accettato la richiesta di IGLI (la finanziaria che controlla il 33% di Impregilo in mano ai gruppi Benetton, Gavio e Ligresti) di rastrellare sul mercato il 3% delle azioni della società di costruzioni.
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