2 maggio 2010

“A Rosarno mi hanno sparato contro. Adesso il mio lavoro è la scrittura”


di Maria Chiara Perri

Cleophas Adrien Dioma è un giornalista, scrittore ed educatore originario del Burkina Faso. Da anni organizza il Festival della cultura africana a Parma. Scrive per 'Domani' la rubrica "Con questa faccia da straniero". Ha in preparazione un libro.
Cleophas Adrien Dioma era studente all’università di Ouagadougou, cuore del fermento politico contrario al capo del governo. Per gli oppositori la vita non è facile, Cleophas viene allontanato dagli studi. La disillusione lascia presto il passo alla speranza di una nuova vita. A 26 anni Cleophas decide di emigrare in Europa. È il 1998.

"In Francia mi sentivo ancora Cleophas, un po’ perché il francese è la mia lingua e un po’ perché lì gli africani sono tantissimi. Non mi rendevo conto della mia differenza. A Milano ho scoperto di essere nero e di essere straniero. Le prime parole che ho imparato in italiano sono “cerco lavoro”. Le ripetevo persino porta a porta. Poi sono andato a Napoli, perché i controlli sui clandestini a sud non erano così severi. Dopo sei mesi ho fatto la richiesta per la sanatoria e dopo un anno e mezzo è arrivato il permesso di soggiorno".

"Nel Meridione ho lavorato, sempre in nero, nella raccolta di pomodori a Foggia e anche nella raccolta di arance a Rosarno, dove c’è stata quella rivolta. Rispetto a dieci, undici anni fa lì la situazione non è affatto cambiata. Mi ricordo che anche allora sparavano agli operai. Lo fanno ogni anno, alla fine della raccolta, per spaventarli e farli scappare, così non li pagano. Hanno sparato anche contro di me. Il giorno dopo infatti me ne sono andato".

"Io mi sento parmigiano. Mi piace la tranquillità di questa città, mi piace socializzare con le persone, anche essere un po’ fighetto. Non è sempre facile. È brutto quando le signore controllano di aver chiuso la porta quando ti vedono arrivare, solo perché sei nero. Per un anno ho salutato la mia vicina di casa, che è anziana, senza che lei mi rispondesse. Ma io ho continuato e alla fine abbiamo cominciato a parlare di banalità. Adesso sappiamo un po’ tutto sulla storia dell’altro. Non bisogna farsi scoraggiare, è importante trasmettere un messaggio positivo a chi non ci conosce".

leggi tutta l'intervista QUI

fonte: domani.arcoiris.tv
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