12 giugno 2010

Adolfo Parmaliana, vittima predestinata dei compagni di partito.


Adolfo Parmaliana accerta a proprie spese che l’essersi battuti per il Bene è considerata la peggiore delle offese.
Il 3 febbraio 2006 il professore partecipa alla direzione messinese dei democratici di sinistra da qualche mese al governo della città con la sindacatura Genovese, eletto dopo la forzata rinuncia di Buzzanca. La riunione è da subito incandescente. Così la ricostruisce il professor Nino Mantineo, docente di diritto ecclesiastico all’università di Catanzaro:

“Il vero argomento di discussione riguardava la spartizione degli incarichi, nella fattispecie un fedelissimo da piazzare all’Ato, l’ente che in ogni provincia si occupa di rifiuti, acqua, fogne, depurazione. Il vecchio gruppo dirigente, incarnato da Gioacchino Silvestro e Angela Bottari, marito e moglie, incontrastati primattori fin dai tempi del Pci, ambiva alla riconferma dei propri uomini. Il segretario del momento, lavvocato Marcello Scurria, sembrava abbastanza in sintonia. A battersi per una discontinuità dalle eterne logiche lottizzatorie del partito eravamo in pochi.
Io, che da quindici anni lottavo a favore di una maggiore democrazia interna e per tal motivo mi ero mosso nell’area dei partiti di sinistra, feci il mio intervento. Criticai la gestione del partito, lamentai l’appiattimento dei Ds, dissi che correvamo il rischio di apparire svenduti ad altri interessi. Dopo di me prese la parola Parmaliana. Manco lo conoscevo. Fui colpito dal suo eloquio forbito e più ancora dal suo coraggio: attaccò le complicità del partito nelle logiche affaristiche, nell’alleanza con gruppi mafiosi. Fece riferimento al progetto d’insediamento artigianale e industriale di Terme Vigliatore, al quale erano interessati diversi dirigenti Ds. Alla fine del suo intervento, mi avvicinai, gli chiesi ragguagli sulla sua denuncia niente sapendo di Terme. Mi rispose con un sorriso enigmatico. Fu subito circondato da un gruppetto di maggiorenti: Scurria, il deputato regionale Panarello, Silvestro e suo figlio. Lo sfidarono fisicamente, lui non cadde nel tranello, tuttavia venne ricoperto d’insulti sanguinosi, di epiteti violentissimi. Lo minacciarono pesantemente. Mi sembrò una vittima predestinata. Quando si è ammazzato ho pensato che gli ex colleghi dei Ds avrebbero dovuto sentirsi corresponsabili della sua morte. Dopo quell’esperienza non rinnovai la tessera e mi allontanai dal partito”.

Ancora un stralcio:
“Il perpetuarsi delle cattive abitudini amministrative “, la scarsa incisività del commissario, l’inerzia della procura di Barcellona nel dare seguito alle denuncie della relazione prefettizia portano Adolfo Parmaliana a ritenere che l’entità barcellonese sia riuscita a imporre la propria volontà anche in questa occasione. D’altronde vorrà pur significare qualcosa che il ventilato, e motivato, scioglimento del Comune di Barcellona P.di G. per infiltrazioni mafiose, e che mafia, sia stato scongiurato in extremis e il senatore Nania ne abbia menato vanto in una infiammata esternazione? I più stupiti sono quelli di sinistra finchè dalla capitale non li avvertono che la giunta guidata da Candeloro Nania, il cugino del senatore, ha evitato il provvedimento con il consenso sotterraneo di famosi esponenti del Pd”.

tratto dal libro: "Io che da morto vi parlo
Passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana
di Alfio Caruso - Editore Longanesi




"le ragioni della Legalità, vengono prima di quelle della Politica"
(Adolfo Parmaliana)
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