5 giugno 2010

Rosario Cattafi e i Cuori fratelli di Corda Fratres

Rosario Pio Cattafi (foto)

Pubblico qui di seguito, alcuni stralci tratti dal libro di Alfio Caruso, “IO CHE DA MORTO VI PARLO”, passioni, delusioni, suicidio del professore Adolfo Parmaliana; ed. Longanesi

"Nella sentenza di morte a danno di Beppe Alfano, il cui coraggio in difesa del bene comune continua a infastidire, non pesano soltanto le investigazioni su Santapaola, pesano anche gli articoli sulla truffa legata al commercio di arance, sul riciclaggio di enormi somme con l’interessenza di un potentato massonico, la superloggia cui il professore-giornalista non si stanca di riferirsi. Ed è proprio l’ombra di Gullotti ad accendere il faro sulla Corda Fratres (Cuori fratelli), l’immancabile circolo borghese presente in ogni comune siciliano. A Barcellona P.di G. farne parte è un segno distintivo, la prova indefettibile di risiedere nella ristretta cerchia dei soprastanti. Per esempio fra i soci è annoverato Saro Cattafi, testimone di nozze di Gullotti, indicato quale personaggio assai influente lì dove convergono interessi superiori, la cui famiglia (comprende anche l’apprezzato poeta Bartolo) sta nel gotha paesano, dispone di notevoli proprietà e incassa dal Comune cospicui affitti per l’uso di alcuni immobili. Cattafi da giovane ha militato nell’estrema destra, ha frequentato la Casa dello Studente di Messina, ha assaggiato un po’ di galera, si è spostato a Milano, è entrato in un giro internazionale di personaggi e di combinazioni. Alcuni confidenti l’hanno tirato in ballo per il sequestro dell’imprendotore Giuseppe Agrati, che nel ’75 rese agli autori 2 miliardi e mezzo in contanti; arrestato in Svizzera è stato in seguito prosciolto.

Vedendolo all’improvviso ricomparire a Barcellona, Alfano confida alla figlia Sonia: “se Cattafi è qui, significa che all’orizzonte ci sono grosse novità. Beppe Alfano si riferisce alla statura assunta negli anni da Cattafi: un lobbista ormai assai ascoltato in Italia e all’estero. Ma Cattafi è stato anche implicato in antipatiche vicende di mafia: ha scontato una lunga detenzione prima di venire assolto, è stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, ha avuto problemi con l’ordine professionale degli avvocati. Il suo nome sparirà nella seconda metà degli anni Novanta dagli elenchi della Corda Fratres: nel 2002 la procura di Reggio Calabria constaterà che non è iscritto. Questa semplice cancellazione, dettata da evidenti motivi di opportunismo, si trasforma per i cantori della Corda Fratres nella prova provata che Cattafi mai ne è stato socio. Come se la sua presenza potesse inficiare l’onorabilità dell’associazione. Appurato, viceversa, che Cattafi all’inizio degli anni Novanta figurava tra i benemeriti, sorge qualche interrogativo: si è dimesso o qualcuno ne ha decretato l’espulsione? Chi ha garantito alla procura di Reggio che fra i tanti cuori fratelli l’unico cuore mancante fosse quello di Cattafi?
Tra i soci sostenitori e i soci onorari della Corda Fratres spiccano un reduce della P2 di Licio Gelli, e un ex capo dei servizi segreti, una miriade di avvocati, di giudici, di professori universitari, di giornalisti. Possono tutti sciorinare qualità sociali e professionali, le stesse evidentemente riconosciute pure a Gullotti, benché quando lo iscrivono sia poco più di un ragazzo, già stufo degli studi universitari. I suoi mentori, però, devono aver compreso che nella spiccata personalità galleggia una spregiudicatezza superiore alla norma, come si conviene a uno “spertu e malandrino”, che non ci sta a farsi mettere i piedi in faccia. Niente, però, da obiettare sul suo essere una personcina a modo: con lui si può camminare a braccetto in piazza; di lui i soci della Corda Fratres, che lo eleggono anche nel consiglio direttivo, danno lo stesso giudizio, impastato di ammirazionee di timore reverenziale, che a Catania davano di Santapaola all’inizio degli anni Ottanta.
Nemmeno il matrimonio con la figlia di Francesco Rugolo, uno dei caduti di peso nella faida scatenata da Chiofalo, ha fatto avanzare dubbi ai frequentatori del circolo sulla reale natura degli affari di Gullotti.
E dire che ce ne sono di rango illustre, ma in questa occasione l’onorevole del MSI, Domenico Nania, il procuratore generale di Messina, Franco Antonio Cassata, il medico Peppino Buzzanca, altro simpatizzante del MSI, in procinto di diventare presidente della Provincia, non hanno usato la vivace intelligenza, la spiccata fantasia, la conoscenza del mondo di cui sono dotati. Anzi, queste peculiarità sono servite in passato per accogliere Gullotti nella lista del MSI alle elezioni comunali capeggiata da Candeloro Nania, cugino di Domenico, prossimo sindaco di Barcellona, e con il dottor Buzzanca astro nascente. Per svegliarsi tutti costoro abbisognano dell’arrivo a Barcellona della Comissione Antimafia capeggiata dall’onorevole Violante. Ed è l’esponente dell’allora PDS a tirare esplicitamente in ballo la caratura mafiosa di Gullotti.
Mio Dio, Gulotti mafioso? Gullotti implicato nell’omicidio di Alfano? Anche i bravi virtuosi frequentatori di Corda Fratres sono obbligati ad aprire gli occhi. Gullotti viene espulso.
Cassata, nume tutelare del variegato circolo, detentore a Barcellona dell’eguale credito e dell’eguale carisma vantati dal collega Pizzino a Collesano, in seguito dichiarerà di averlo sempre considerato lo scemo del villaggio. Liberatasi del fastidioso peso, l’associazione può riprendere l’abituale funzione di fucina d’incarichi e di prestigio".

"Nel febbraio 2003 arriva la sentenza della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Cassata. Regala uno spaccato di garbuglio siciliano e apre uno squarcio intrigante sulle modalità di amministrazione della giustizia”.
Si comincia con l’episodio inviato da Santalco il 6 giugno 2000. Dopo aver ricordato i rapporti che lo legavano al padre di Cassata, del quale si ritiene benefattore, Santalco afferma che l’alto magistrato sia responsabile delle disavventure giudiziarie del figlio coinvolto nel procedimento “Mare Nostrum” unitamente ad altri 287 imputati. Ma questo è solo l’antipasto.

L’ex senatore democristiano, infatti, scrive che Cassata mantiene rapporti con personaggi mafiosi pur proponendosi come impegno nella lotta alla mafia. In particolare sostiene “che il dottor Cassata è diventato presidente della Corda Fratres succedendo allo zio dottor Pietro Gambaduro e ne è stato il regista incontrastato anche dopo aver lasciato la presidenza; che era compare del pregiudicato (deceduto) Antonino Molino appartenente alla cosca di Carmelo Milone; che era amico di Giuseppe Gullotti appartenente alla Corda Fratres, del cui direttivo aveva fatto parte; che era legato da stretta amicizia col dottor Lembo sin da quando entrambi erano a Patti; che il pluriomicida Chiofalo aveva riferito di aver fatto un viaggio su una Mercedes di sua proprietà sino a Milano con Cassata; che il figlio di Cassata esercitava la professione forense in condizione di incompatibilità col padre”. Tocca quindi all’esposto mandato da Colonna il 10 ottobre 2000. Anche l’avvocato insiste sui rapporti di Cassata con Lembo e con Gullotti, ne ricorda l’iscrizione alla Corda Fratres, aggiunge alcuni particolari: “durante la latitanza del Gullotti, (Cassata) si è incontrato con la moglie di questi intrattenendosi in incontri e conversazioni, una delle quali attestata da una relazione di servizio dei carabinieri; succesivamente aveva intimato ai carabinieri di far sparire la relazione di servizio; si era rifiutato coi colleghi della Procura Generale di firmare una richiesta di misura cautelare contro Gullotti quale mandante dell’omicidio Alfano, dopo la condanna di questi a trent’anni di reclusione in grado di appello, adottando motivazioni coi colleghi che attestavano una da lui stesso dichiarata incompatibilità ambientale".



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