28 luglio 2010

Diciotto anni dopo, Milazzo ricorda la testimone di giustizia Rita Atria “L'unica speranza è non arrendersi mai”




27/07/2010
Grande partecipazione da parte dei giovani della provincia

Si è svolta ieri a Milazzo la manifestazione in memoria di Rita Atria, testimone di giustizia suicidatasi appena diciassettenne. Diciotto anni fa si toglieva la vita gettandosi da un appartamento di viale Amelia, a Roma, una settimana dopo l'uccisione di Paolo Borsellino. L'iniziativa porta la firma dell'Associazione Antimafie “Rita Atria” che ha aperto l'incontro presso i locali dell'associazione “Il Giglio” a Capo Milazzo. Presenti il noto giornalista Pino Maniaci, Don Luigi Ciotti, Antonio Mazzeo (autore del libro I Padrini del Ponte - affari di mafia sullo stretto di Messina), Yodit Abraha del comitato Primo Marzo 2010, Domenico Stimolo (ANPI Catania).

È stata considerevole la partecipazione da parte dei giovani della provincia, motivati e determinati a procedere verso un orizzonte nuovo, proponendo e valutando idee innovative sotto la stessa bandiera. “E' giusto aiutarsi, camminare insieme, collaborare, ma poi ci sono le elezioni e non cambia niente. Basta guardare agli ultimi presidenti della regione siciliana, per non parlare poi della destra e della sinistra che ormai non esiste più, razza in estinzione sotto protezione del WWF. Per questo Libera, più seria e pulita delle istituzioni, deve mettersi in gioco in prima persona” esordendo così Pino Maniaci ricorda l'importanza della determinazione personale, la stessa che ha avuto Rita Atria nelle sue scelte, la stessa che dovrebbe avere un padre nell'insegnarla ai propri figli.
È ribadito con forza dal giovane Nino De Pasquale il concetto che fare antimafia ricordando le vittime ha fatto il suo tempo. Adesso bisogna mostrare come si vive nelle terre in assenza del fenomeno mafioso. Non bisogna essere considerati politici o peggio ancora politicanti, la concretezza è alla base di tutto, l'aggregazione, il divertimento, ormai le parole non servono più.
Le parole diventano prive di significato e di valore in un territorio dove bambini di 10-12 anni spacciano stupefacenti nel pieno centro di Messina, come ricorda il fotografo Dino Sturiale, e nel caso in cui non ritornano col giusto compenso vengono loro tagliati i tendini delle mani. Serve un'azione di massa, davanti a simili fenomeni le coscienze si devono svegliare. Non basta indignarsi se ragazzini nel quartiere di Giostra, sabato e domenica puliscono le stalle dei cavalli per le gare clandestine. Indirizzati a compiere il primo passo per essere, domani, una risorsa del fenomeno mafioso, sottratti all'infanzia, alla vita. L'oratorio salesiano svolge un ruolo educativo preziosissimo nel contesto cittadino messinese. In questo contorno politico-sociale marcio, quelli che ne hanno la peggio, purtroppo, sono i bambini.

La serata si conclude con la messa celebrata da Don Ciotti all'interno della chiesa del Sacro Cuore, presenti anche i fratelli Campagna e i coniugi Manca, funzione seguita dal concerto a piazza Duomo avendo come protagonisti ragazzi dello Zen di Palermo.
Messina, Milazzo, Barcellona, in giornate come queste riconquistano la libertà, mostrano qual è il vero significato dell'aggregazione, valorizzano e ripongono fiducia nei giovani, coltivando i frutti della speranza e del riscatto di una terra costantemente martoriata. In un quadro che ha come sfondo istituzioni sempre più distanti che si contornano di personaggi ambigui e poco chiari, emerge la necessità di ricominciare a costruire dal basso, con umiltà e disciplina ripudiando l'esplosione narcisistica dell'egocentrismo proprio di ogni leaderismo, facendo così trionfare gramscianamente sul pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà.

Antonio Marchese

fonte: TempoStretto
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