7 agosto 2010

Mafie, media e identità nell'era del web 2.0


La cultura popolare meridionale è spesso cannibalizzata dai mafiosi che ora usano le nuove tecnologie per rafforzare il loro mito

Mafiosi che scrivono canzoni, mafiosi che soprattutto le fanno circolare sul web. Da qui e dalla notizia del capobastone Bellocco che componeva le sue musiche nasce il pretesto per cogliere il rapporto sempre più stretto tra le mafie e la nuova tecnologia in una logica perversa che descrive perfettamente la bidimensionalità mafiosa: atavica e ultramoderna. Capace di rimanere ancorata alla sua mentalità e allo stesso tempo farsi attrice nel mondo globale e tecnologico. Al fine di propagandare e costruire il suo mito che troppo spesso, e a volte anche a causa dei media, risulta grossonalamente confuso con una identità meridionale dalle quali la “cultura” mafiosa si discosta nettamente. Cogliamo l'occasione per approfondire il tema, intervistando Francesca Viscone, docente e giornalista, esperta conoscitrice dell'argomento e già autrice nel 2005 di “La globalizzazione delle cattive idee”, Mafia, musica, mass media, per i tipi di Rubettino.

La vicenda di Gregorio Bellocco di qualche giorno fa non solo ci fa interrogare sul rapporto tra musica e mafie, ma soprattutto sul rapporto divulgativo con le nuove tecnologie, visto che le canzoni finivano poi in rete. Di che rapporto stiamo parlando?

Se le mafie non avessero la capacità di adeguarsi ai cambiamenti della società scomparirebbero nel giro di pochissimo tempo. Il fatto che siano longeve e che riescano a portare avanti i loro miti e i loro valori è dovuto proprio alla capacità di usare tutti gli strumenti che la modernità mette loro a disposizione, a cominciare dagli strumenti tecnologici. Loro, in realtà, da un punto di vista culturale non sono cambiati, sono uguali a un secolo fa, con una mentalità simile a quelli di vecchi boss, vogliono ancora dominio, potere, controllo del territorio e, soprattuto, fare proseliti. Hanno bisogno di consenso, di allargare non tanto le fila di chi materialmente li aiuta, ma la cerchia di chi li sostiene con il silenzio. Questo spiega l'uso delle tecnologie; uno strumento come internet, come YouTube, consente loro di essere seguiti in ogni parte del mondo. E questo per i mafiosi è molto affascinante: il loro pensiero fisso è quello di estendere ovunque il loro dominio sulla società, da un punto vista economico sì, ma anche tramite il consenso e la paura.
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