24 ottobre 2010

Ficuzza: addio al bosco, sponsor stradale il super presidente Schifani


di Gianni Lannes

Bentornati in un’ “area protetta” – solo sulla carta – della Sicilia. Una superstrada di 22 chilometri stritolerà il bosco della Ficuzza e cancellerà una preziosa area archeologica. Padrino e sponsor: Renato Schifani, presidente del Senato e cittadino onorario di Corleone. Per questa alta carica dello Stato l’articolo 9 della Costituzione è un fastidioso fardello. Questo polmone verde rischia ora l’estinzione. Uno degli angoli più suggestivi e incontaminati della Sicilia è minacciato da una strada a scorrimento veloce che lo soffocherà con milioni di metri cubi di asfalto, iniezioni di cemento armato ed inquinamento a cielo aperto. L’Anas vuole l’arteria a scorrimento rapido a tutti i costi; addirittura la pretende il presidente del Senato. Renato Schifani rivela una raggiante confidenza: «Si tratta di un’opera essenziale. Gli ambientalisti hanno perso. E poi non contano niente, tanto la superstrada si farà». Per il cartello degli oppositori, contadini, ecologisti, cittadini è solo «uno scempio inutile e costoso». Un «disastro annunciato» perché l’opera pubblica, si srotola per più di 22 chilometri e prevede 11 viadotti, 12 cavalcavia, 2 ponti, 2 gallerie, svincoli a rotonda. A conti fatti: oltre un milione di metri cubi di sbancamenti. Ventidue e passa chilometri, spezzettatati furbescamente in 5 lotti che passano per ampi tratti all’interno del bosco, dal 1991 Riserva naturale, interessando anche una Zps e ben due aree Sic. «Inutile» perché secondo lo studio del Forum “Salviamo Ficuzza”, realizzato con il contributo di docenti universitari dell’ateneo palermitano ed esperti in materia si risparmierebbero solo 8 minuti. «Uno spreco di denaro pubblico» perché solo cinque anni fa l’operazione costava 98 milioni di euro: 12 milioni per ogni minuto risparmiato. La spesa attualmente è lievitata a 300 milioni, ma non si arresta, lievita sempre più.

Il bosco della Ficuzza è uno dei più suggestivi dell’isola, sicuramente il più vasto della Sicilia occidentale, dove è presente l’80 per cento delle specie animali, tra uccelli e fauna selvatica. Una foresta di alberi longevi e in ottimo stato vegetativo che non è solo natura ma anche storia e cultura. Carla Quartarone, ordinario di Urbanistica all’università di Palermo è perentoria: «I siti archeologici sulla Montagna Grande, la reggia di Ficuzza, le chiese, i conventi, le masserie, gli insediamenti rurali sono tutti beni culturali che derivano il loro maggior valore dall’essere immersi discretamente in un ambiente dove prevalgono ancora i segni della natura e quelli antropici aderiscono a questa. Questa superstrada superflua e inopportuna spazzerà via tutto».

Secondo l’architetto «il progetto di “ammodernamento” della strada statale 118, è in contraddizione con il Piano regolatore generale del Comune, non soltanto perché tale modifica non è prevista in termini di occupazione di suolo e destinazione d’uso, ma soprattutto perché contraddice la valorizzazione del patrimonio culturale e storico e la salvaguardia del paesaggio agricolo e boschivo, assunti come risorse sulle quali fondare un possibile sviluppo sociale e produttivo del territorio corleonese». Veti incrociati sono piovuti anche da Soprintendenza e Forestale, che hanno bocciato quattro dei cinque lotti in cui è suddiviso il progetto per incompatibilità ambientali e archeologico-paesistiche. In virtù di tali impedimenti l’Anas ha chiesto e ottenuto (con una serie di prescrizioni), il nulla-osta solo per il terzo lotto, cioè quello esterno alle due aree protette. I lavori sono stati consegnati il 16 luglio 2008 all’associazione temporanea d’imprese Tecnis spa – Cogip srl – Si.ge.nco spa, di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, per l´importo contrattuale di 18.788.207,00 di euro. L’ultimazione è prevista per il 7 novembre 2009. Nel luglio scorso è stato inaugurato il terzo lotto in pompa magna. «Uno spettacolo davvero indecente: ministro, presidente del senato, presidente della provincia, vertici Anas e sindaci – tutti insieme appassionatamente – per inaugurare meno di sei chilometri di strada. A fronte di un tracciato Corleone-Marineo di circa 30 chilometri, a cui dev’essere aggiunto – per completezza – il tratto Marineo-Bolognetta, di cui non si parla più – riferisce Dino Paternostro su un blog locale – Matteoli (ragioniere specializzato in favoreggiamento, ndr) non sapeva cosa stesse inaugurando. Ha parlato di strada, ma si trattava di un piccolo lotto. Lo stesso vale per il presidente Avanti. E gli altri quattro lotti? L’Anas (ce l’ha riferito il direttore regionale Ugo Dibbennardo) ancora deve completare i progetti esecutivi. E poi provare ad acquisire i prescritti pareri della Soprintendenza al territorio e ambiente e dell’azienda foreste demaniali. Il sindaco di Marineo, Franco Ribaldo chiede di convocare una conferenza di servizio, per mettere attorno allo stesso tavolo gli enti interessati ad esprimere i pareri sui progetti ancora in corso, per accelerare le procedure». Non nasconde l’entusiasmo Antonino Iannazzo (Pdl) sindaco di Corleone: «Esprimiamo grande soddisfazione Per ora si comincerà a costruire partendo dal centro». E gioisce l’assessore regionale all’ambiente, Giuseppe Sorbello, all’idea di spazzare via pini secolari in ottimo stato vegetativo. Quest’opera pubblica non è altro che la riesumazione di un discutibile progetto della Democrazia cristiana risalente agli anni ’70, quelli di Lima e del sacco di Palermo: l’ “adeguamento” della statale 118 da Marineo a Corleone. L’Anas rilancia addirittura con un altro progetto nella stessa area: il by pass di Marineo, 7,7 chilometri di viadotti e gallerie che solcano pregevoli aree archeologiche, per un costo di 160 milioni di euro. Per sottrarre l’entroterra palermitano dal temibile «isolamento» – l’area che statistiche ufficiali alla mano presenta la maggiore densità stradale dell’isola – di cui parlano i fautori, un’alternativa ecosostenibile esiste: una bretella di collegamento tra il Corleonese e la veloce Palermo-Sciacca nel tratto tra Corleone e Roccamena. Solo 15 chilometri di tracciato con un impatto ambientale quasi nullo. Tempo di percorrenza 42 minuti, 8 in meno rispetto al tempo necessario utile a percorrere la superstrada ideata dall’Anas. Uno stupro ambientale vale pure un Renato al Senato.

La Stampa Fiat): censura di Stato e lavoro negato

Ecco il retroscena. Tranquilli: è tutto a posto, tutto legalizzato, non è uno scherzo. L’inchiesta era stata concordata con il caporedattore Guido Tiberga e con il direttore Giulio Anselmi (con il quale avevo già lavorato al settimanale L’espresso). L’approfondimento sul campo non vedrà mai la luce e i due colleghi non forniranno in merito alcuna delucidazione. Un passo indietro. Apro un’inchiesta su questo scempio annunciato. Volo a Palermo e chiamo il responsabile dell’Anas. Poi il sindaco di Corleone e altri soggetti coinvolti. La notizia di un cronista ficcanaso giunge rapidamente al presidente del Senato pro tempore. Renato Schifani mi fa telefonare dal suo segretario particolare e mi invita a palazzo Giustiniani in Roma per partecipare alla festa del ventaglio; un discorso di fine anno con annessa abbuffata a spese degli ignari contribuenti (presenti numerosi parlamentari sghignazzanti del cosiddetto centro sinistra). Ci vado con un’accortezza: registro tutto anche la precedente conversazione telefonica; con questi individui non si mai, negano anche l’evidenza e potrebbero accusarmi di facile “dossieraggio”. Dopo i convenevoli di rito Schifani in persona appare sorpreso per questo mio specifico interessamento. Espongo i nudi fatti e lui mi consiglia di “prendermi una lunga vacanza”, insomma senza tanti convenevoli, di “lasciar perdere”.

Rammento a Schifani che negli anni ‘90 era socio della “Sicula Brokers”con Nino Mandalà e Benny D’Agostino, entrambi condannati in via definitiva per associazione mafiosa. Per la cronaca: Renato Schifani è stato consulente del sindaco di Villabate (in provincia di Palermo) la cui giunta comunale è stata sciolta ben due volte per collusione con la mafia. Singolare coincidenza: proprio per mafia Schifani Renato è attualmente indagato dalla Procura della Repubblica di Palermo. Insomma, tutto in regola. Epilogo: Schifani in febbraio compie una visita lampo alla redazione di Torino del quotidiano Fiat. Risultato finale: Anselmi passa a presiedere l’Ansa, mentre al sottoscritto viene inspiegabilmente troncata la collaborazione professionale, senza nemmeno uno straccio di spiegazione. Anche l’attuale direttore Mario Calabresi cade dalle nuvole. Amen.

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