12 ottobre 2010

"La logica più articolata" di Tirrenoambiente e la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea


Lunedì 11 Ottobre 2010

ESCLUSIVO, RELAZIONE INDAGINE RIFIUTI video

Dissesto finanziario delle società d’ambito, proliferazione di assunzioni all’interno degli Ato con conseguente aumento dei costi di servizio, inadeguatezza impiantistica e presenza in provincia di una sola discarica, quella di Mazzarrà Sant’Andrea sulla quale sono già emerse infiltrazioni della malavita organizzata.

Ma anche proliferazione di discariche abusive e carenza di adeguati controlli da parte degli organi amministrativi a ciò deputati. E’ il quadro tratteggiato dalla commissione parlamentare sull’emergenza rifiuti per rappresentare cosa accade in provincia di Messina riguardo la gestione e lo smaltimento dell’immondizia. Un mosaico ricomposto attraverso l’audizione di magistrati in servizio nel distretto messinese, del prefetto, del questore, del presidente della provincia, Nanni Ricevuto e del sindaco Giuseppe Buzzanca.

La principale anomalia evidenziata nella parte di relazione che riguarda il messinese, verte sul ruolo di Tirrenoambiente, gestore della discarica di Mazzarrà che operando in regime di monopolio (non essendoci altri impianti autorizzati in provincia) pratica prezzi elevati e vanta ingenti crediti nei confronti degli ATO.

Il fatto stesso di come questa società- ha speigato il prefetto nel corso della sua audizione- sia riuscita, come si evince almeno dalle denunce presentate, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, a estendere l’area della superficie della discarica e quindi a rendere quanto mai permanente la condizione di essere l’unico sito nel messinese, condizionando di fatto tutto il resto, effettivamente testimonia anche questa situazione. Un corretto impianto gestorio, sotto l’aspetto imprenditoriale della società, non potrebbe consentire questa mancata riscossione, persistente negli anni, dei crediti vantati. Se tutto fosse legato soltanto ad un corretto assetto imprenditoriale ordinario, una società che vanta crediti per 20 milioni di euro con un ATO e per altri 25 milioni con un altro sarebbe stramazzata al suolo. Evidentemente si riesce, in una logica molto più articolata, a trovare tuttavia la possibilità di proseguire l’attività”.Alla specifica domanda del presidente della Commissione, Gaetano Pecorella, che ha chiesto in cosa consista la logica più articolata, il prefetto ha risposto che la società evidentemente acquisisce disponibilità che non derivano esclusivamente da quelle che sono le entrate della società, che peraltro dovrà realizzare l’impianto di biostabilizzazione.


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