3 ottobre 2010

La verità sui voli della morte in Argentina




E' un pugno nello stomaco, ora, ricordare il ghigno sorridente e un po' sinistro del generale Videla sulle tribune dello stadio del River Plate di Buenos Aires quella notte del 25 giugno 1978, quando l'Argentina, la »sua« Argentina, con in campo Mario Kempes, Passarella e Bertoni battè 3-1 l'Olanda, orfana di Cruijff, ma ricca di Krol, Neeskens e Johnny Rep, nella finale del campionato del mondo di calcio. E' quasi una bestemmia ricordare che nelle strade scesero milioni di argentini a celebrare la Seleccion.
A pochi metri dallo stadio del trionfo sorgeva l'Esma, la Escuela de Mecanica de la Armada, la scuola per la formazione degli ufficiali della marina argentina che è passata alla storia per essere, durante gli anni della dittatura militare, il più grande e terribile centro di detenzione illegale e tortura delle persone scomode al regime.

E' micidiale ricordare lo sguardo perfido di quel Videla e confrontarli con gli occhi pieni di dolore e terrore degli uomini e delle donne detenute all'Esma visti nel breve ma significativo documentario (Destino final) trasmesso ieri al cinema Apollo e realizzato dal fotografo italiano Giancarlo Ceraudo, uno dei tre ospiti dell'incontro, moderato dal giornalista dell'Espresso Gigi Riva, sui voli della morte nell'Argentina di quegli anni. Un capitolo tremendo rimasto sotto traccia e incredibilmente impunito fino al 1995 quando nello stato sudamericano uscì Il Volo, libro del giornalista Horacio Verbitsky che, grazie alle rivelazioni del militare Adolfo Scilingo sulla fine dei desaparecidos, raccontò cosa accadeva in quella »scuola«.

E' lo stesso Verbitsky (l'altro ospite era Miriam Lewin, giornalista ed ex desaparecida) a raccontare il dramma. E lo fa sforzandosi di parlare in italiano (molto bene), con un tono di voce dolce e quasi musicale. Sereno e pacato, a dispetto dell'enormità del suo racconto. Perché dall'Esma, partivano molte volte al mese aerei carichi di prigionieri (15-20 a volo) drogati con il penthotal che poi venivano scaricati in mezzo all'oceano aprendo il portellone posteriore. E sparivano nella profondità del mare.
E' stato il suo libro denuncia a scuotere l'opinione pubblica e a costringere la magistratura argentina e quella internazionale a fare i conti con un passato che molti volevano cancellare. Una verità emersa grazie alla voglia, alla capacità e al contributo (lui dice modesto) di un uomo a cui in tanti devono dire grazie. Sui voli della morte ora sta lavorando anche Ceraudo con la collaborazione di Miriam Lewin. E, a poco a poco, spuntano nomi, orari e modalità (con conseguenti processi e condanne) di una consuetudine tremenda che il mondo stava cancellando. Perché nessuno ne voleva parlare.
fonte: http://lanuovaferrara.gelocal.it/
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