27 ottobre 2010

Truffa UE: agrumeti virtuali, arrestato sindaco Capo d'Orlando (Me)


26 ottobre 2010

La storia di Enzo Sindoni, il ‘padrone’ di Capo d’Orlando.

Il sindaco di Capo d’Orlando (Messina), Vincenzo Sindoni, imprenditore agricolo noto anche per il suo passato impegno antiracket, e’ stato arrestato dalla Guardia di finanza di Siracusa nell’ambito di un’indagine su una truffa ai danni dell’Unione Europea con “agrumeti virtuali”.
Assieme a Sindoni, che e’ coinvolto nella sua veste di rappresentante legale della “Agridea” di Capo d’Orlando, e’ stato arrestato Basilio Gugliotta, rappresentante legale della Cam, societa’ cooperativa di cui Sindoni risulta essere amministratore di fatto. Il sindaco e’ stato condotto in carcere, mentre Gugliotta e’ stato posto agli arresti domiciliari. L’accusa ipotizzata a loro carico e’ di truffa aggravata in concorso nei confronti della pubblica Amministrazione per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli investigatori, le due societa’, che si occupano di raccolta e conferimento alle industrie di prodotti agricoli, avrebbero ottenuto indebitamente dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) contributi del Feoga (Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia) per oltre un milione di euro. Un’analoga frode era stata gia’ contestata a Sindoni nel 2008, quando era stato anche accusato di associazione per delinquere, in concorso con altre otto persone. L’imprenditore e sindaco avrebbe attestato falsamente di disporre di terreni coltivati ad agrumi e la relativa produzione, solo fittizia, di arance e limoni. Gran parte dei terreni erano, invece, secondo gli inquirenti improduttivi o di proprieta’ di soggetti diversi, che non avevano stipulato alcun contratto di locazione con le cooperative che ricevevano i fondi pubblici. Inoltre, le quantita’ di agrumi dichiarate sono risultate non congrue rispetto alle dimensioni e alla capacita’ produttiva dei terreni. I contributi sono stati percepiti fino al mese di giugno del 2009. Oltre che in provincia di Siracusa, hanno operato anche in quelle di Catania e di Messina. Le due cooperative ed a una terza (l’Upea, sempre di Capo d’Orlando e di cui Sindoni e’ ritenuto amministratore di fatto), sono state escluse da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, subiranno la revoca di quelli gia’ concessi, ed e’ stato loro imposto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
AGI


LA STORIA DI ENZO SINDONI, IL ‘PADRONE’ DI CAPO D’ORLANDO

A Capo d’Orlando è il padrone assoluto. “Il sindaco”, primo cittadino per antonomasia, anche quando Enzo Sindoni, per un breve periodo di tre anni, sindaco non lo è stato più per l’impossibilità di ricandidarsi più di due volte di seguito. Effetto di grandi doti comunicative – da un lungomare intitolato a Luciano Ligabue alla “degaribaldizzazione” della cittadina, dalla decisione di ricevere i cittadini in web-cam alla sponsorizzazione dei certificati ufficiali – ma anche di un ruolo-cardine nella società orlandina: a capo di un impero legato all’import-export di agrumi, presidente della squadra di basket cittadina, la Capo d’Orlando del miracolo arrivata ai play-off scudetto, deus ex machina della principale rete televisiva locale e oggetto ingombrante della politica cittadina.

Enzo Sindoni, in realtà, si chiama Roberto. Quell’Enzo, però, è dovuto al secondo nome, un Vincent che rivela le sue origini extra-italiane: è nato a Maracay, cittadina a nord del Venezuela, dove l’Upea, appunto l’azienda di import-export agrumicolo, affonda le sue radici. E dove qualche anno fa si è consumata una tragedia: lo zio del sindaco di Capo d’Orlando, Filippo, fu rapito all’inizio della primavera del 2006, e pochi giorni dopo fu ucciso con un colpo alla testa.

Ma il nome Upea è legato per lo più all’impresa sportiva. A Capo d’Orlando il basket è lo sport più seguito, e Sindoni ne intuì le potenzialità già nel 1996, a metà del suo primo mandato da primo cittadino: quell’anno prese la squadra in serie C2, le affibbiò l’azienda di famiglia come sponsor e la trascinò in serie A. Una cavalcata verso l’Olimpo propiziata da un paio di operazioni di mercato particolarmente spregiudicate: a Capo d’Orlando, nel giro di pochi anni, arrivarono big decaduti del basket internazionale come Vincenzino Esposito, Alessandro Fantozzi e la “mosca atomica” Gianmarco Pozzecco. Nel 2008, però, arrivò il tracollo: la squadra fu esclusa dalla massima serie per un debito non sanato con l’Enpals, l’ente di previdenza degli sportivi, e fu costretta a ricominciare dalla serie C dilettanti.

Il crollo dell’Orlandina, però, non fermò l’astro di Sindoni. Nel frattempo, il sindaco per antonomasia era tornato sindaco a tutti gli effetti. Da pioniere: nel 2006, lasciata la destra che l’aveva sostenuto per anni e anche candidato – nelle liste di An – alle elezioni regionali, Sindoni si era apparentato con il centrosinistra ed era tornato a sedere nella poltrona più alta del municipio, quella che aveva già occupato dal 1994 al 2003. Solo successivamente sposò la causa dell’Mpa, di fatto anticipando il sodalizio fra i lombardiani e il Pd.

Ma la sua carriera è attraversata anche da diverse inchieste. Nel bene e nel male: all’inizio la sua notorietà fu legata all’esperienza dell’Acio, la prima associazione antiracket d’Italia, i cui uomini di punta erano Tano Grasso, Sarino Damiano e appunto lui. Ma da quell’esperienza sarebbe uscito con le ossa rotte: alla fine degli anni Novanta, infatti, fece scalpore l’inchiesta sul suo conto, con l’accusa di aver simulato una telefonata di minacce. Tanto che, in quegli anni, scherzava: “Prima o poi un motivo per portarti in carcere ingiustamente lo trovano per tutti”. Era stato profeta: le porte del carcere si aprirono per lui nella primavera del 2008, quando fu messo sotto indagine e arrestato proprio per l’inchiesta per la truffa all’Unione europea che oggi l’ha di nuovo portato in cella. Quell’inchiesta, secondo i legali di Sindoni, però, non ha portato a nessun rinvio a giudizio. D’altro canto, ad onor del vero, non è mai è stata emessa una condanna nei suoi confronti. Ma il ruolo al centro del dibattito, nel bene o nel male, è sempre stato per lui.

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