6 ottobre 2010

White list negli appalti pubblici.


A testa alta contro la mafia

È stato il primo sindaco ad applicare la circolare sulle “White list” che prevede la tracciabilità delle forniture per le imprese che si sono aggiudicate l’appalto. “Ho già applicato questa formula- continua il primo cittadino- per un appalto da tre milioni di euro”. Coincidenza o la determinazione dell’amministrazione non è andata giù alle cosche locali?
 Ma il sindaco, che abita a cento passi da casa di Giancarlo Giugno, ritenuto dagli investigatori uno dei boss più influenti di Niscemi e più volte colpito da provvedimenti restrittivi, non ne vuole sapere di arrestare la sua opera di contrasto incondizionato. “Lo Stato c’è- ha detto il prefetto di Caltanissetta Umberto Guidato, che ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza a Niscemi”, preoccupante le dichiarazioni del procuratore Francesco Paolo Giordano: “non è chiaro quello che sta accadendo, le mafie in questi territori non colpiscono i sindaci in maniera eclatante. Operano in silenzio. Evidentemente Di Martino ha toccato i punti caldi delle cosche”.

È da tempo che il sindaco di Niscemi invoca la nascita di un’associazione antiracket e da un anno ha emanato il pacchetto antiracket, che prevede l’esenzione, per quanti denunciano, per cinque anni dei tributi locali, la revoca della licenza nel caso di connivenze e la messa a disposizione dei locali del comune per ospitare l’associazione antiracket. Ma sono pochi i commercianti a farsi avanti. “Per i comuni come questo- spiega Lillo Speziale, presidente della Commissione Regionale Antimafia che si è riunita a Niscemi- è necessaria una legislazione ad hoc. E’ difficile governare anche la pubblica amministrazione quotidiana. Nelle prossime settimane convocherò un incontro con i prefetti per chiedere l’intervento del ministro degli interni”.

Laura Galesi

Perché le White List sono temute?

I mafiosi lavorano con i subappalti di forniture e servizi per il cantiere. Con le white list ogni impresa fornitrice viene analizzata dalla Prefettura. Un pericolo per i boss, che se fosse già stata applicata, molti appalti non sarebbero finiti nelle loro mani. Proprio a Niscemi, nel 2006, quando l’amministrazione era in mano ai commissari prefettizi, l’appalto relativo alla ricostruzione del Belvedere di Niscemi è stato vinto da una ditta che a sua volta è stata avvicinata da un’impresa mafiosa per imporre le forniture. «Mettiti di lato che lo deve fare “Turi u sfasciu”.. per volere del “dottore”.. dentista e “Pistola”», così l’imprenditore vincitore dell’appalto si rivolgeva a uno dei fornitori “puliti” che si era proposto per le forniture. Esponenti di spicco di Cosa nostra, imponevano al titolare della ditta Alaimo Costruzioni srl la fornitura di calcestruzzo dall’impresa di Blanco Salvatore “Turi ‘u sfasciu”, imprenditore ritenuto dalla Dda contiguo a Cosa nostra. Con le white list l’impresa sarebbe finita sotto la lente d’ingrandimento della Prefettura. Ecco, forse, spiegato perché la tracciabilità delle forniture fa paura alle cosche. (LG)


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