6 novembre 2010

Ecco come il Ponte toglie lavoro

porto di Messina
di Rete No Ponte
Centro studi F.Pellizzeri

La società Eurolink parla 4500 lavoratori impiegati `nei periodi di punta`. Ma solo una parte sarà manodopera locale. Il progetto preliminare ammette che l`impatto occupazionale `non è particolarmente rilevante`. Con lo stesso investimento, si produrrebbe occupazione stabile e utile. Invece, il Ponte farà sparire 1100 lavoratori dei traghetti, sostituiti da 200 addetti alla manutenzione della "grande opera".

A smentire la favola-Matteoli dei 40.000 posti di lavoro non sono più coloro che, studiando le carte, dividevano quasi per 10 quella previsione propagandistica, infondata e tendenziosa. Sono i progettisti di Eurolink, che parlano di meno di 4.500 lavoratori impiegati nella costruzione del ponte e nella realizzazione delle opere a terra.

Con dovizia di particolari, il comunicato ci spiega quanti tubisti, saldatori, edili, ecc. ecc. ci vorranno per l`eventuale costruzione del ponte. Ma tace su altri aspetti, che sintetizziamo qui sotto.

1. Non si tratterà integralmente di manodopera locale. Applicando informazioni e proporzioni del progetto preliminare, i lavoratori provenienti dall`area dello Stretto saranno circa 2.000 per Messina e 1.350 per Reggio Calabria. Si pensi, peraltro, che dei 125 lavoratori nelle trivellazioni a Messina, solo 5 erano locali.

2. La cifra di 4.500 lavoratori (con ogni probabilità) non riguarda l`occupazione media, ma i lavoratori impiegati in ciò che il progetto definitivo indica come “periodi di punta`: 10-12 mesi su 78. Un po` approssimativamente, si può stimare che l`occupazione media nei sei anni e mezzo di lavori previsti supererà a stento le 3.000 unità (quanti locali?).

3. Questo impatto occupazionale è definito dallo stesso progetto preliminare “non particolarmente elevato in proporzione all`imponenza dei lavori`. Il che vuol dire: con lo stesso investimento, in genere, si ottiene una ricaduta occupazionale molto, ma molto maggiore.

4. A regime, si prevede la perdita di 1.100 posti di lavoro nel settore del traghettamento (fonte: Advisor del Governo, 2001), mentre l`occupazione stabile creata dal ponte non supererà le 220 unità (fonte: documenti di Stretto di Messina SpA).

Il saldo occupazionale del ponte è, a regime, negativo. La ricaduta lavorativa della fase di costruzione è minima rispetto all`investimento. La metà delle risorse del ponte creerebbero molta più occupazione, rispondendo a necessità vitali del territorio. Si pensi solo a quanti posti di lavoro si genererebbero con un serio piano di difesa del territorio e di messa in sicurezza sismica degli edifici più vecchi, o nel potenziamento del trasporto pubblico e nel rafforzamento infrastrutturale dell`area dello Stretto di Messina.

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