26 novembre 2010

Mafia al Nord, c'è anche Mantova


MANTOVA. 20 novembre 2010

La mafia non è più solo al Sud od oltre Atlantico. E' salita lungo lo Stivale del Bel Paese e, pezzo a pezzo, si sta pappando l'Emilia un tempo rossa e, varcato il Po, dilaga. Dove c'è ricchezza, danè, schèi e bèssi a palate, la mafia accorre e fa affari. Tutto si mescola, si amalgama, i confini tra soldi sporchi e puliti si fanno incerti, impossibili o difficili da scoprire.

Tutto si confonde in una zona grigia come quando gli argini rompono e ogni cosa diventa fango: colletti bianchi, colletti neri, stimati professionisti e uomini d'onore, uomini politici e 'ndranghetisti, portaborse (con borsa piena di mazzette) e picciotti.

Mafia, infatti, qui da noi, significa 'ndrangheta calabrese. Un tempo calabrese, ma oggi? Emiliana? Lombarda? Lombardo-veneta? E anche un pochino, o un tantino, mantovana?

Sara Di Antonio, con il suo libro-inchiesta Mafia. Le mani sul Nord (Aliberti editore, 157 pagine, 14,50 euro), ci dà un quadro di questo underground: ma sono davvero memorie del sottosuolo dove agiscono uomini e enormi capitali o è tutto alla luce del sole perché tanto non c'è più distinzione tra ciò che è legale e ciò che non lo è?

Come fa la mafia a insinuarsi nelle istituzioni? Qualche ingranaggio è diventato mafioso? Chi compra casa (un appartamento nuovo) da chi la compra? Da dove sono venuti i soldi per costruirla? Sono stati lavati, così tutto è diventato legale? Le dinamiche sono note e spesso anche i protagonisti, nome e cognome. Il problema è che sono protetti e continuano a fare affari. Spedirli in galera è difficile. Sara Di Antonio, attraverso un racconto spedito e chiaro, con una formidabile messe di citazioni e riferimenti, mostra i meccanismi a cui ricorrono le cosche per insinuarsi in un'economia ricca come quella emiliana e lombarda.

Secondo l'Eurispes - scrive Antonio Nicaso nella prefazione - l'11,4% del Pil italiano è prodotto dalle mafie. Sconfortante, ma potrebbe essere peggio.
Reggio (nell'Emilia, non di Calabria) è diventata il salvadanaio della 'ndrangheta: migliaia di appartamenti sfitti (non c'è fretta di venderli) giustificano un'esorbitante ricchezza prodotta da mille traffici illeciti, droga soprattutto, col suo corollario di omicidi e estorsioni.

E, oltre ogni logica che non sia quella del crimine, ci si ostina a costruire, ovunque. Lo sanno tutti, ma continua la cementificazione. Pompei crolla per incuria, la mafia tira su palazzi che per farli andar giù servirebbe il tritolo della legalità. Ma è merce rara.

Mantova e provincia non si salvano dalla mafia. Ecco i titoli di alcuni articoli della Gazzetta di Mantova citati dall'autrice: 'Da Viadana il boss garantiva i voti al senatore Di Girolamo' (26 febbraio 2010), 'Sindaci mantovani in allarme per le infiltrazioni mafiose' (10 giugno), 'Al vaglio partite Iva e licenze, ecco il piano contro le cosche' (16 giugno), 'Il pentito della 'ndrangheta: così è entrata nel Mantovano' (18 giugno). Profondo Nord, «dove la parola mafia continua a sembrare un'etichetta estranea e dove è facile passare inosservati».


Ma il mafioso c'è. Può essere barista, camionista, casalinga: persone normali, «rispettose ed educate», in rapporto strettissimo con i parenti in Calabria. Non una mafia stracciona però, come potrebbe sembrare, ma evoluta e tecnologica.
Il libro-inchiesta descrive l'allarmante situazione ricorrendo a tre personaggi simbolo: il magistrato, il giovane 'ndranghetista e il colletto bianco. A loro, l'autrice fa descrivere i meccanismi e le vicende che hanno portato la mafia calabrese a insinuarsi in un tessuto economico forte, da sempre appetibile. E a loro è affidata la visione di come il panorana di una terra un tempo felix sia diventato un po' più cupo e fragile.

L'autrice di Mafia. Le mani sul Nord, Sara Di Antonio, è nata nel 1976 ed è giornalista. (scud)

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