18 novembre 2010

Mafiosi in galera e politici indagati: ma nessuno sfiora Mario Ciancio


di Giuseppe Scatà 17 novembre 2010

Secondo la Procura catanese Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, ha un “ruolo apicale” nella gestione del territorio catanese. E sempre Enzuccio Santapaola due anni fa pubblica un messaggio ai suoi, in forma di lettera, tramite il quotidiano La Sicilia, ma il suo direttore-editore Mario Ciancio tuttora non è indagato, nè la sua sede è stata mai perquisita.

“Delineate le figure mafiose apicali del territorio catanese”, dice il 3 novembre di quest’anno il procuratore D’Agata ai giornalisti, con una mano sulle 1.200 pagine dell’inchiesta Iblis (50 arrestati, 80 indaga ti, 400 milioni di euro sequestrati), “Capi cui tutti a Catania devono rendere conto: Ercolano Giuseppe, rappresentante del clan Santapaola (attualmente in 41 bis), Arcidiacono Francesco, l’attuale reggente che tiene la cassa delle imprese – soldi delle estorsioni per pagare armi e stipendi ai parenti dei carcerati – Aiello Vincenzo, rappresentante provinciale dei Santapaola capace di tenere le relazioni con la politica, e Di Dio Franc­esco”. Ma tra le "figure apicali" c’è pure Vincenzo Santapola. Esattamente quell’Enzuccio che il 9 ottobre 2008, nonostante il 41 bis, pubblica una specie di editoriale, sotto forma di lettera, sull’unico quotidiano della città, La Sicilia, il cui editore e direttore è Mario Ciancio.
E’ il primo e unico caso nella storia italiana del giornalismo che una lettera di un mafioso in 41 bis trovi spazio su un quotidiano.
Nella lettera il boss farebbe intendere che durante la sua prigionia molti, in città, fanno i cavalli pazzi e usano il nome dei Santapaola per fare estorsioni e quant’altro. Enzuccioli disconosce tutti. Se il clan Santapaola ha i boss storici in galera (Aldo Ercolano, Nitto Santapaola ed Enzuccio) comunque, fa capire il figlio di Nitto, ha tutto il diritto di comandare sul suo territorio, che in definitiva, come dice il procuratore D’Agata, è per intero quello catanese. Gli altri clan devono sempre rendere conto ai Santapaola. L’amministrazione penitenziaria fa un’inchiesta interna per ricostruire l’iter della lettera e capire come sia arrivata a un giornale, ma l’inchiesta, dopo ben due anni, non ha ancora trovato risposte.

Non viene però indagato Mario Ciancio, che pubblicando quella lettera avrebbe permesso al boss di comunicare a tutta la città, tramite l’unico giornale catanese venduto e letto a Catania, e che dunque, grazie al suo giornale dà un mano gigante a chi, quasi impossibilitato dal 41 bis, vuole comunicare con l’esterno e mandare direttive ai suoi ed anche ai nemici.

Poco tempo fa il procuratore capo D’Agata manda la polizia nella redazione di Sud, un nuovo freepress catanese che ha appena pubblicato delle inchieste pesanti sul governatore Lombardo. La polizia intima il sequestro, poi fotografa i computer e controlla i files della redazione. Secondo il procuratore capo di Catania D’Agata, Sudpress potrebbe avere delle carte che ostacolerebbero le indagini sul presidente Raffaele Lombardo. La polizia non trova nulla di tutto questo.

Dopo alcuni giorni lo stesso procuratore parla alla stampa dell’inchiesta Iblis, ed è lui stesso a citare il nome di Enzuccio Santapaola, il boss della lettera a La Sicilia, confermando il ruolo apicale di quest’ultimo nella gestione mafiosa del territorio catanese.

Ma nonostante ciò la polizia non è mai entrata nella redazione de La Sicilia, né la magistratura ha mai avviato un’inchiesta su Mario Ciancio per capire per quali scopi abbia pubblicato un messaggio di un boss catanese d’alto livello - come conclamato dall’ultima inchiesta Iblis - permettendo ai clan di recepire, capire e organizzarsi di conseguenza. Nè l’ordine dei giornalisti siciliani, che attaccò il conduttore di Telejato minacciato costantemente dalla mafia, Pino Maniaci - perchè privo di tesserino di giornalista - ha mai preso posizione su Ciancio. Né dell’inchiesta interna avviata dall’ amministrazione penitenziaria la città di Catania ha ancora saputo qualcosa.




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