18 novembre 2010

Una storia italiana di tribunali ferrovie e disciplina

di Francesco Bertolucci

Nella prima versione di questo articolo, appariva erroneamente che fosse stato il sign. Capostagno ad avvertire i mezzi di comunicazione. Al contrario, erano state persone terze ad interessare giornalisti di varie testate alle vicende qui enumerate. Non appena accortici del refuso, lo abbiamo immediatamente corretto. Ci scusiamo per l'equivoco. Per ogni eventuale rettifica e precisazione, invitiamo chi voglia dire qualsiasi cosa a scriverci, pubblicheremo, come sempre, ogni osservazione.

Oggi, al tribunale del lavoro di Roma, nel silenzio generale si aprirà un processo per una contestazione disciplinare fatta "ai sensi e per gli effetti dell'art 7 della legge 20/05/1970 n 300 e dell'articolo 61 del contratto collettivo nazionale del lavoro delle attività ferroviarie del 16/04/2003 in vigore dall'1/8/2003" contro Alessandro Capostagno. Se vi domandate “Chi è?” si potrebbe rispondere col classico “un eroe”. Almeno nell'ottica italiana del “vedo ma taccio” a cui fa seguito l'attesa dell'uomo della provvidenza che ci salverà.

In realtà, Capostagno, è semplicemente una persona che ha fatto il suo lavoro. Assunto dal gruppo Ferrovie dello Stato come ispettore avente incarico di ispezionare e segnalare le cose che non vanno all'interno dell'azienda stessa e, nel caso di fatti perseguibili penalmente, informare le autorità giudiziarie. Lo ha fatto e, per questo, sarà processato.

Ha segnalato che in Italia molti treni al posto di essere demoliti vengono rimessi in circolo semplicemente alterando il numero di matrice e dandogli una bella riverniciata. Un caso portato agli altari delle cronache dal quotidiano Repubblica. E poi messo nel cassetto. Ha fatto saltar fuori i “telefoni d'oro” delle Fs, azienda privata di nome ma statale di fatto e quindi sulle nostre spalle. In pratica, ha fatto sapere che i telefoni “aperti”, con telefonate illimitate e verso chiunque, dei dirigenti Fs costano 21 milioni di euro l'anno. In pratica come il rimettere in sesto cento treni. Ne ha parlato l'Espresso tirando fuori il caso. Nulla più.
Ha vigilato, ha fatto conoscere all'azienda tante altre magagne all'interno di se stessa e ha denunciato i due casi sopraddetti prima alle Fs e poi alle forze dell'ordine. Ha fatto il suo mestiere. E per questo sarà processato. Gli è stato contestato, e sanzionato, di aver informato l’autorità giudiziaria di eventi che potrebbero avere rilevanza penale.

Mauro Moretti amministratore delegato del gruppo FS (foto)

Si è battuto e si batte tutt'ora. Chi lo conosce, sindacalisti e non, per far conoscere la sua vicenda ha cercato di farsi ascoltare da Striscia La Notizia, Report, dai grandi network e giornali italiani. Niente. Tutti i giornalisti italiani che strombazzano la mancanza di libertà e plaudono, giustamente, chi si batte in televisione per un'Italia migliore lo hanno lasciato solo. Forse perché Fs fa molta pubblicità sui media italiani, forse perché è talmente potente che basta una telefonata per far calare il silenzio sulla stampa e non farla indagare o forse perché la “notizia” spesso si limita al lanciare il sasso. Sperando che il clamore accompagni le indagini o che il caso faccia infuriare le persone. Invece, poi si hanno solo dei grossi boati di silenzio. E chi ha denunciato, resta solo. Come in questo caso. Solo per avere fatto sapere che quello che stava accadendo era un boomerang contro l'azienda stessa e i cittadini.
Magari, non lo avessero lasciato solo ma lo avessero ascoltato, dato risalto al suo lavoro (le denunce non sono fatti recenti) e fatto scoppiare la bomba mediatica battendoci sopra, probabilmente avremmo già ferrovie più sicure. E forse, visto che le Fs come dicono le normative si devono occupare del cabotaggio dei treni che percorrono la linea ferroviaria garantendo che possono circolare, si sarebbero evitate delle tragedie. Ma questo, è un altro discorso. Di sicuro, c'è il fatto che Capostagno, “mobbizzato” negli ultimi mesi e pagato per non fare praticamente niente all'interno dell'azienda, è solo a battersi contro un'azienda potente. E lo fa sostenuto dalla sua voglia di giustizia, di poter far qualcosa nell'interesse di tutti, perché forse quanto denunciato fino ad ora può essere solo la punta dell'iceberg e per evitare che si versino in futuro altre lacrime perché tutti tacciono e aspettano gli eroi. Che non servono a niente, se non a lenire il nostro esser vigliacchi davanti alle ingiustizie. Non lasciamolo solo.

Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.