21 dicembre 2010

Ex funzionari dell’intelligence sostengono le rivelazioni di WikiLeaks




(7 dicembre 2010)

La seguente dichiarazione è stata rilasciata oggi, con la firma di Daniel Ellsberg, Frank Grevil, Katharine Gun, David MacMichael, Ray McGovern, Craig Murray, Coleen Rowley e Larry Wilkerson; tutti loro sono associati al Sam Adams Associates for Integrity in Intelligence.

WikiLeaks ha estratto il genio della trasparenza da una bottiglia molto opaca, e le potenti forze in America, che prosperano nella segretezza, stanno disperatamente cercando di rimettere il genio al suo posto. Le persone elencate in fondo a questo testo sarebbero felici di far luce su questi nuovi ed eccitanti sviluppi.

Quanto in basso siano scivolati gli Stati Uniti si può vedere, e la cosa è piuttosto ironica, in un recente commento sulla Pravda (esatto, la Pravda russa): “Quello che WikiLeaks ha fatto è far comprendere alla gente perchè tanti Americani sono politicamente apatici… Dopotutto, le colpe commesse da quelli che stanno al potere possono essere soffocanti, e il senso di impotenza che ne deriva può essere paralizzante, specialmente quando … i malfattori al governo quasi sempre la fanno franca…”

Così la vergogna ricade su Barack Obama, Eric Holder, e tutti quelli che sputano banalità sull’integrità, sulla giustizia e sulla responsabilità, mentre permettono che criminali di guerra e torturatori camminino liberi sulla Terra…. il popolo americano dovrebbe sentirsi oltraggiato dal fatto che il loro governo che ha trasformato una nazione con una reputazione nei confronti di libertà. giustizia, tolleranza e rispetto dei diritti umani in una pozza stagnante che si rivela nella sua criminalità, copertura, ingiustizia e ipocrisia.

Strano è il fatto che tocchi a un commentatore della Pravda arrivare al punto, ossia che l’amministrazione Obama è dalla parte sbagliata della storia. La maggior parte dei nostri media si sta chiedendo se il leader di WikiLeaks, Julian Assange, verrà braccato – con alcuni dei politici più assetati di sangue che invocano il suo assassinio. I media dominati dalle aziende e dal governo sono apprensivi nei confronti della sfida presentata da WikiLeaks. Forse in profondità sanno, come ha detto Dickens, che “non c’è nulla di così forte … come la semplice verità”.

Come parte del loro tentativo di oscurare WikiLeaks e Assange, esperti commentatori nell’arco del weekend hanno cercato di ritrarre l’esposizione da parte di Assange di materiale segreto come una cosa molto diversa – e molto meno lodevole – da quella fatta da Daniel Ellsbreg nel rilasciare i Pentagon Papers nel 1971. Ellsberg fermamente rifiuta il mantra “Pentagon Paper, buono; materiale di WikiLeaks cattivo”. E continua: “Questa è solo una copertura per la gente che non vuole ammettere che si oppone a ogni forma di esposizione dell’anche più malaccorta politica estera segreta. La verità è che OGNI attacco che ora viene fatto a WikiLeaks ed a Julian Assange fu fatto contro di me e contro la pubblicazione dei Pentagon Papers a suo tempo”.

Le motivazioni? La fonte riportata da WikiLeaks, Bradley Manning dell’esercito privato, avendo osservato gli abusi della polizia irachena ed avendo letto di incidenti simili o peggiori nei messaggi ufficiali, ha riferito “Ero attivamente coinvolto in qualcosa che andava contro i miei principi”. Invece che lasciarsi semplicemente trasportare, Manning ha scritto: “Io voglio che la gente veda la verità… perchè senza informazione non si possono prendere decisioni informate”, aggiungendo che sperava di provocare una discussione a livello mondiale, dibattiti e riforme.
Bradley Manning e Julian Assange (foto)
Nulla suggerisce che i motivi di WikiLeaks/Assange fossero diversi. E’ garantito, le madri non sono gli osservatori più imparziali. Eppure, dato quello che abbiamo visto del comportamento di Assange, c’era un anello di verità nelle recenti affermazioni di sua madre fatte in un’intervista su un quotidiano australiano. Lei l’ha messa in questo modo: “Vivere per quello in cui si crede e restare in piedi per qualcosa è una buona cosa. … Lui vede quello che fa come una cosa buona nel mondo, combattendo i cattivi, se vi piace”.

Tutto ciò potrebbe anche suonare un po’ donchichottesco, ma Assange e i suoi collaboratori sembrano tutto meno che ignoranti.

I media: nuovamente, sono i media la chiave. Nessuno lo ha detto meglio di Monseñor Romero di El Salvador, che, proprio prima di venir assassinato 25 anni fa, ammoniva “la corruzione della stampa è parte della nostra triste realtà, e rivela la complicità dell’oligarchia.” Purtroppo, questo è vero anche per quello che riguarda la situazione dei media in America oggi.

La grande domanda non è se gli Americani possano “gestire la verità”. Noi crediamo che possono farlo. La sfida è rendere la verità accessibile a loro in un modo diretto in modo che possano trarre le loro conclusioni – una battaglia faticosa vista la dominazione dei media principali, la maggior parte dei quali ha montato un campagna di odio per discreditare Assange e WikiLeaks.

Così, la domanda se gli Americani possano “gestire la verità” rimane più accademica che basata sull’esperienza, poiché gli Americani hanno un piccolissimo accesso alla verità. Ora, comunque, con l’apertura dei documenti di WikiLeaks, possono farlo. Infatti, i messaggi segreti dell’esercito e del dipartimento di stato rivelati da WikiLeaks sono, letteralmente, “verità di base”.

Come informare i cittadini americani? Come primo passo in questa direzione, il 23 ottobre noi soci del “Sam Adams Associates for Integrity in Intelligence” (vedere sotto) abbiamo consegnato il nostro premio annuale per l’integrità a Julian Assange. Egli ha accettato l’onore “a nome delle nostre fonti, senza le quali i contributi di WikiLeaks sarebbero insignificanti”. Consegnando il premio, abbiamo notato che molti nel mondo sono profondamente grati a quelli che raccontano la verità come WikiLeaks e le sue fonti.

Nota: il Sam Adams Associates for Integrity in Intelligence (SAAII) è un gruppo di ex colleghi della CIA ed altri estimatori dell’ex analista dell’intelligence Sam Adams, che è diventato con il suo esempio modello per quelli che aspirano al coraggio di dire la verità al potere.

Sam ha detto la verità al potere sul Vietnam, ed onorando la sua memoria il SAAII conferisce ogni anno un premio a qualcuno che racconta le verità esemplificando il coraggio, la persistenza, e la devozione alla verità di Sam Adams – indipendentemente dalle conseguenze.

I destinatari del premio fino ad oggi includono:

Coleen Rowley dell’FBI
Katharine Gun della British Intelligence
Sibel Edmonds dell’FBI
Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan
Sam Provance, ex Sgt., US Army
Frank Grevil, Maj., Danish Army Intelligence
Larry Wilkerson, Col., US Army (ret.)
Julian Assange, WikiLeaks
“Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. “
Luca 12:2-3

I seguenti ex vincitori e altri associati hanno firmato la presente dichiarazione; alcuni sono disponibili a concedere interviste.

DANIEL ELLSBERG

Ex analista governativo, Ellsberg portò alla luce i Pentagon Papers, una storia segreta del governo sul Vietnam e li diede al New York Times e ad altri quotidiani nel 1971. Era un ammiratore di Sam Adams quando entrambi stavano lavorando in Vietnam e nel marzo del 1968 rivelò al New York Times alcuni accurati studi, aiutando l’invio di 206.000 truppe aggiuntive di rinforzo nel Vietnam del Sud e un allargamento della guerra in quel periodo alle nazioni confinanti.

FRANK GREVIL

Grevil, un ex analista dell’intelligence danese, fu imprigionato per aver dato alla stampa danese documenti che mostravano il primo ministro danese (ora segretario generale della NATO) ignorare gli avvertimenti che non c’erano prove evidenti della presenza di ADM (Armi di distruzione di massa) in Iraq; a Copenhagen, Danimarca.

KATHARINE GUN

Gun è un’ex impiegata governativa britannica che passò due anni in prigione in Inghilterra per aver fatto trapelare un promemoria dell’intelligence americana prima dell’invasione in Iraq. La nota indicava che gli Stati Uniti avevano montato un’ondata di spie contro le delegazioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’inizio del 2003 nello sforzo di vincere il benestare di una risoluzione di guerra in Iraq. La nota – pubblicata dal giornale britannico “The Observer” il 2 marzo 2003 – fu una grossa notizia che rimbalzò in tutto il mondo, ma venne quasi ignorata negli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti poi non ottenne una risoluzione delle Nazioni Unite che approvasse la guerra, ma continuò procedendo con l’invasione.

DAVID MacMICHAEL

MacMichael è un ex analista della CIA. Rassegnò le dimissioni nel 1980 quando giunse alla conclusione che la CIA stava inclinando l’intelligence nel centro America per ragioni politiche. E’ un membro del Veteran Intelligence Professionals for Sanity.

RAY McGOVERN

McGovern fu un analista della CIA per 27 anni, i suoi compiti includevano preparare e riassumere il President’s Daily Brief e presiedere la National Intelligence Estimates. E’ nel Steering Group del Veteran Intelligence Professionals for Sanity.

CARIG MURRAY

Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, fu licenziato quando obiettò che gli Uzbeki venivano torturati per ottenere “informazioni militari” sui “terroristi”. Al momento di ricevere il premio Sam Adams, Murray disse: “Preferirei morire piuttosto che lasciare che qualcuno sia torturato nel tentativo di darmi maggiore sicurezza”. Gli osservatori hanno notato che Murray fu soggetto a tecniche simili di distruzione della reputazione come sta succedendo a Julian Assange per screditarlo.

COLEEN ROWLEY

Rowley, un ex agente speciale dell’FBI e Division Counsel i cui appunti del maggio 2002 descrivevano alcuni dei fallimenti dell’FBI prima del 9/11, fu nominato dal Time Magazine “Persona dell’anno” nel 2002. Recentemente ha collaborato nella scrittura di un op-ed* per il Los Angeles Times intitolato “WikiLeaks e il 9/11: E se? Investigatori frustrati potrebbero aver scelto di far fuoriuscire informazioni che i loro superiori hanno imbottigliato, forse evitando gli attacchi terroristici”.

LARRY WILKERSON

Wilkerson, Colonnello dell’esercito USA (ret), ex capo dello staff della segreteria di Colin Powell al Dipartimento di Stato, che criticò quello che aveva definito il “complotto Cheney-Rumsfeld”. Vedere le recenti interviste.

Per maggiori informazioni, contattare l’istituto della precisione pubblica (Institute for Public Accuracy):

Sam Husseini, (202) 347-0020; o David Zupan, (541) 484-9167

*op-ed: Nel giornalismo anglosassone con op-ed si intende un singolo articolo, o una raccolta di articoli, a firma di opinionisti esterni alla redazione del giornale su cui avviene la pubblicazione, e non necessariamente in linea (anzi eventualmente in qualche misura in disaccordo) con le tendenze del giornale stesso. (Wikipedia)

fonte: http://www.wlcentral.org/node/552

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