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19 dicembre 2010

La 'ndrangheta in Piemonte



"In Piemonte la ‘ndrangheta ha messo radici negli anni Settanta, specializzandosi prima nei sequestri di persona e poi nel traffico di droga, nel commercio delle armi, nel racket delle estorsioni, nel gioco d’azzardo, nell’usura, nello sfruttamento della prostituzione e negli appalti. Sotto la Mole è stata la mafia calabrese a rimpiazzare il clan dei catanesi dei fratelli Miano, che fino al 1984 aveva monopolizzato il traffico di eroina tra Torino e Milano assaltando furgoni blindati e banche. Considerati ominicchi dalla mafia siciliana, i catanesi avevano stretto legami con Angelo Epaminonda, detto “il Talebano”, raìs della droga a Milano. Poi vennero sgominati dalle rivelazioni dai pentiti. Da allora nessuno è riuscito a mettere in discussione il prestigio di quelle famiglie, quasi tutte originarie della Locride, che la violenza dei fratelli Miano aveva relegato nei comuni della cintura.
Uno tra i clan più potenti è quello degli Ursino-Macrì-Belfiore di Gioiosa Ionica che si è insediato sotto la Mole, specializzandosi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I pionieri sono stati Mario Ursino e Domenico Belfiore. Prima di loro in Piemonte uno dei boss più rispettati era stato Rocco Piscionieri. Mario Ursino, il vecchio padrino, qualche anno fa è stato scarcerato anche grazie all’indulto, mentre Domenico Belfiore nel 1993 è stato condannato definitavamente all’ergastolo come mandante dell’omicidio del procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia.
Il magistrato Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983
Erano le 23.15 di domenica 26 giugno 1983. Quando venne ucciso, il magistrato stava passeggiando con il suo cocker su un marciapiede di via Sommacampagna, solo, senza scorta, come un cittadino qualunque, nonostante avesse inquisito le Brigate Rosse e Prima Linea, i grandi petrolieri e i generali delle Fiamme Gialle corrotti, i politici torinesi della prima Tangentopoli di Adriano Zampini, gli uomini Fiat e le mafie trapiantate al Nord.

Con l’arresto nell’aprile del 2008 di Giuseppe Belfiore, pupillo di Mario Ursini, e la scomparsa o l’uccisione di Pasqualino Marando, capo dell’omonima cosca, l’area del Torinese si trova privata di personaggi di spessore e quindi preda di nuovi boss.
Nel capoluogo piemontese, oltre alle famiglie di Gioiosa Ionica, operano anche i Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo e i Vrenna-Megna di Crotone. Terminali delle famiglie Marando-Agresta e i Trimboli (cosca Barbaro) di Platì sono presenti nella zona di Ciriè e Volpiano, con propagini operative ad Asti e Alessandria, mentre nella zona di Susa e Bardonecchia si sono insediati esponenti della cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica.
La ‘ndrangheta è presente anche a Carmagnola, dove vivono pregiudicati legati alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio, ma anche nella zona di Ivrea e nel Canavese, dove si sono insediati elementi collegati alle cosche Ierinò di Gioiosa Ionica, Alvaro di Sinopoli e Mancuso di Limbadi.
Secondo un recente rapporto della Dia, a Chivasso esiste un locale controllato dal clan degli Ilacqua, mentre a Biella operano elementi delle famiglie D’Agostino, Belcastro, Polifroni, Varacalli e Romanello, tutte della Locride, specializzate nel narcotraffico.
La ‘ndrangheta è presente anche nelle provincie di Verbano Cusio Ossola e di Novara. In un’indagine del 1993, coordinata dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Torino Francesco Saluzzo, venne scoperto un ingente traffico di droga proveniente dalla Colombia e dal Pakistan. I clan della Locride, in quegli anni, riuscivano a barattare quattro chili di cocaina per uno di eroina, cioè il doppio rispetto a Cosa Nostra.
Sempre negli anni Novanta, Renato Macrì, uno dei nipoti di Mario Ursini, è stato arrestato a Cagnes sur Mer in Francia con l’auto piena di cocaina.
In Piemonte la ‘ndrangheta è riuscita anche a entrare in contatto con la politica, come dimostra lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Bardonecchia, un comune di poco più di 3000 abitanti in provincia di Torino."

tratto dal libro: "Fratelli di Sangue", di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso - Storie, boss e affari della 'ndrangheta, la mafia più potente del mondo.



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