29 gennaio 2011

Bisognano parla e la mafia barcellonese trema



di Leonardo Orlando
Messina (28/01/2011)

Mazzarrà Sant'Andrea
La collaborazione con la giustizia del boss Carmelo Bisognano, frutto di un lavoro investigativo condotto sotto traccia e durato per circa due anni, fa tremare i vertici di Cosa nostra e crea i presupposti per una lotta più incisiva contro la monolitica famiglia dei Barcellonesi, tra le più potenti dell'Isola, uscita indenne dal maxiprocesso "Mare Nostrum".
L'ex boss di Mazzarrà Sant'Andrea, transitato tra le file dei collaboratori di giustizia, potrà dare, per le sue conoscenze dirette, un contributo risolutivo ai misteri delle azioni criminali più cruente compiute negli ultimi 25 anni sul territorio di Barcellona e dei paesi dell'hinterland.
Omicidi e lupare bianche, tutti casi rimasti insoluti, presto potrebbero avere soluzioni con la rivelazione di nomi dei mandanti e degli esecutori materiali. Il 2011 sarà l'anno della svolta epocale nelle indagini su fatti e misfatti compiuti negli ultimi 25 anni, fin dal 1986, dalla mafia nei territori controllati e devastati dal gruppo dei Barcellonesi. Bisognano non è stato solo capo della frangia dei "Mazzarroti", ma anche autorevole membro della cosiddetta "commissione" posta al vertice dell'organizzazione mafiosa della famiglia dei Barcellonesi.
In forza di tale investitura è stato l'anello di congiunzione tra i clan etnei legati alla famiglia di Benedetto "Nitto" Santapaola ed i gruppi palermitani di Cosa nostra che si spartivano tangenti e appalti per il raddoppio ferroviario, per il completamento dell'A20 Messina-Palermo e per la superstrada Gela-Santo Stefano di Camastra. In tutto questo, il mediatore, l'esattore che contattava direttamente i manager ed i titolari delle imprese edilizie più importanti impegnate nelle grandi opere era il boss di Mazzarrà. Melo Bisognano, per la sua opera "meritoria" in favore delle cosche contrapposte e per la sua capacità di dirimere le discordie, era riuscito persino a far traballare il carisma di Sebastiano Rampulla, il boss di Mistretta, fratello di Pietro, l'artificiere della strage di Capaci. Quel Pietro che già negli anni dell'università a Messina dove frequentava Veterinaria ed i gruppi eversivi della destra extraparlamentare era legato a doppio filo con i "Barcellonesi" che si premuravano di accompagnarlo in auto fino ad una masseria nelle campagne di Caltagirone dove al soggiorno obbligato viveva l'anziano padre, vecchio "capo bastone" di Mistretta. Catanesi e palermitani si fidavano solo di "Carmeleddu", così lo chiamavano.
Terzo e ultimo figlio di una famiglia di vivaisti agrumari, Carmelo Bisognano, "Melo" o "Militto" come si usa dire dalle parti di Mazzarrà, aveva probabilmente deciso fin da ragazzo, nonostante le condizioni di agiatezza offertegli dalla fiorente attività paterna, di cavalcare la tigre del crimine, la più feroce delle tigri, quella di tipo mafioso che lo ha portato a diventare temuto boss e adesso attendibile collaboratore di giustizia.
Dal suo primo arresto avvenuto il 12 aprile del 1988 per ordine dell'allora pretore di Novara di Sicilia, per ricettazione di assegni, Bisognano ha scalato rapidamente, per astuzia, intelligenza e capacità criminale, i gradini della piramide che lo ha portato a diventare temuto boss di mafia.
La prima grande operazione in cui viene coinvolto è il blitz "Mare Nostrum" del 6 giugno del 1994, e all'arresto però grazie ad una soffiata riesce a sfuggire. Al maxiprocesso "Mare Nostrum" Bisognano viene poi condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione. Con la sentenza del 4 aprile del 2005, emessa col giudizio abbreviato per l'operazione "Icaro", divenuta definitiva e già interamente scontata, Bisognano era stato condannato alla pena di 6 anni e 2 mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa. Nel frattempo arrivano addosso a Bisognano altre inchieste, come un nuovo arresto per ordine del Tribunale di Catania del 1 luglio 2005, nell'ambito del procedimento "Ermes-Dionisio", per estorsione aggravata in danno dell'Ira Costruzioni srl, in relazione all'appalto per la realizzazione dei lavori della superstrada Santo Stefano di Camastra-Gela. Il 18 settembre del 2006 un nuovo arresto per l'operazione Eris. Il 22 settembre del 2008, Carmelo Bisognano, dopo il suo arresto avvenuto il 29 novembre del 2003, ottiene la scarcerazione. La libertà dura pochi mesi e il 17 febbraio 2009 un nuovo arresto per l'operazione "Sistema". Tra aprile e luglio del 2009, il sequestro delle sua impresa "Futura 2004" e di tutti i beni personali. In ultimo un nuovo arresto per l'operazione "Torrente", il 5 novembre scorso.

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