4 gennaio 2011

La mafia ricicla anche in Friuli


Udine, 29.12.2010 | di Maurizio Cescon (da Il Piccolo)

Udine: sequestrati beni al boss palermitano Vincenzo Graziano

I tentacoli della Piovra arrivano in Friuli. A Vincenzo Graziano, 59 anni, imprenditore palermitano colluso con la mafia sono stati sequestrati beni per un valore di 50 milioni di euro. Parte del patrimonio, (circa 5 milioni di euro) è costituito da immobili e terreni che si trovano a Martignacco e Tavagnacco.Ammonta a nove appartamenti, 14 garage (in uno di essi era custodita una Ferrari Scaglietti dal valore di oltre 250 mila euro) e due terreni, più il capitale sociale della ditta Ag Costruzioni Srl con sede a Tavagnacco, l’entità della “roba” sequestrata, in via preventiva, in Friuli a Vincenzo Graziano. I sequestri sono stati effettuati dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Udine.

Sette appartamenti fanno parte di un complesso residenziale di via Udine a Martignacco (valore di oltre 2 milioni), così come le autorimesse e i due appezzamenti di terreno. Altri due appartamenti si trovano a Tavagnacco, in via Madonnina, alle porte capoluogo friulano. Si tratta – si è appreso in ambienti investigativi – di una parte consistente dell’ingente patrimonio complessivo che sarebbe frutto dell’attività di riciclaggio svolta dall’imprenditore, già condannato per associazione mafiosa e arrestato nel 2008, quale elemento di spicco della famiglia mafiosa dell’Acquasanta-Arenella, storicamente legata ai corleonesi stragisti di Totò Riina e ancora oggi con grandi disponibilità di denaro e mezzi finanziari. Tra gli altri beni in uso a Graziano e ai suoi familiari (moglie e quattro figli), sono stati posti sotto sequestro una Bmw X6, altre 6 auto e alcune moto, uno yacht di 20 metri e una seconda imbarcazione, immobili e terreni a Palermo e 58 conti correnti.

Dunque Cosa Nostra ha provato a investire i suoi capitali in Friuli, in una provincia, quella di Udine che mai, prima di oggi, era così pesantemente entrata in un’inchiesta della Procura di Palermo. Il denaro riciclato a Tavagnacco e Martignacco è, secondo gli inquirenti, frutto di attività estorsiva commessa in Sicilia. Praticamente le somme incassate con il “pizzo” richiesto a negozi e attività imprenditoriali di Palermo, venivano “ripulite” anche grazie agli investimenti friulani.

L’inchiesta è complessa e sicuramente avrà degli sviluppi. Bisognerà capire come Vincenzo Graziano sia entrato in contatto con il nostro territorio. Di lui, infatti, non vi è traccia, nè segnalazione e secondo i carabinieri non avrebbe mai abitato in pianta stabile a Udine o dintorni. Probabili invece alcuni suoi “ viaggi” in Friuli per controllare l’andamento degli “affari”. In ogni caso non negli ultimi due anni, visto che l’imprenditore è in carcere a Palermo dal 2008.
La Ag Costruzioni Srl di Tavagnacco, della quale Graziano ha alcune quote, è intestata a due dei suoi figli, uno dei quali, Francesco Graziano, è l’amministratore unico. Dettaglio ancora più inquietante è la situazione patrimoniale dichiarata dalla famiglia di Vincenzo Graziano. Tra il 1998 e il 2007 i suoi redditi erano sempre stati al di sotto dei 10 mila euro annui, con un’unica eccezione nel 2007 quando dichiarò oltre 105 mila euro. Ma in alcuni anni (1997, 2001 e 2002) dichiarò redditi pari a zero o quasi. Insomma il solito, desolante, film: quello del nullatenente, ma con la Ferrari nera in garage.

IL PICCOLO, 17 dicembre 2010

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