9 febbraio 2011

Alitalia: Baldassarre a processo e ora rischia Elia Valori


di Rita Di Giovacchino.

Dopo lo scambio di accuse per la falsa cordata del 2007 il pm ritira la richiesta di archiviazione per il manager
Il processo ci sarà, avrà inizio il 10 maggio prossimo. Ma al momento sul banco degli imputati a Roma è prevista soltanto la presenza dell'ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassare, rinviato ieri a giudizio per aggiotaggio dal giudice dell’udienza preliminare Marina Finiti.


La decisione riporta all'ormai famoso pasticcio della cordata di “patrioti” partita all'assalto dell' Alitalia nell'agosto 2007 e definitivamente fallita nel dicembre successivo, mentre centrodestra difendeva la “italianità” della compagnia di bandiera che il governo Prodi stava cercando di vendere all’Air France.

A uscire indenne dalla vicenda è soltanto Silvio Berlusconi, che aveva fortemente sponsorizzato ogni iniziativa alternativa a quella francese. Ieri il procuratore aggiunto Nello Rossi, responsabile del pool che si occupa dei reati economici, ha chiesto l’archiviazione per il premier – indagato da alcune settimane dopo la denuncia di un piccolo azionista di Alitalia – escludendo ogni ipotesi di “insider trading”. Il pm Andrea Pesce ha escluso che Berlusconi disponesse di “informazioni privilegiate da parte di organi di gestione della società”. Nessuna interferenza e turbativa del mercato può dunque essergli attribuita. E cade anche l’accusa di aggiotaggio. Berlusconi era favorevole a una soluzione italiana, ha soltanto esercitato le sue “legittime prerogative di politico e di parlamentare”.

Tutta la colpa sembra ricadere dunque su Baldassarre che, assistito dagli avvocati Caroleo Grimaldi e Diddi, si è inutilmente difeso asserendo di aver svolto soltanto un ruolo di consulente legale nei confronti degli imprenditori interessati all'acquisto di Alitalia.

Ma è su questo punto che esplode in aula la lite tra lui e Giancarlo Elia Valori, ex presidente della Sme e fino allo scorso dicembre di “Sviluppo Lazio”, da sempre considerato uno dei manager più potenti d’Italia, al di là delle sue cariche ufficiali. Amico di Mino Pecorelli e del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu, nonché del dittatore nordcoreano Kim Il Sung,
l’anziano manager è forse l'unico piduista a poter vantare di essere stato espulso dalla loggia di Gelli.

Baldassarre non ci sta a fare da capro espiatorio e se la prende con Valori: “Basta ricordare che le riunioni si svolgevano negli uffici della società Sviluppo Mediterraneo, intestata a Elia Valori e a occuparsi di tutto erano i suo collaboratori, per capire chi davvero fosse il capo delle cordata”. E stavolta il manager, raccontano i presenti, si è visto costretto ad ammettere un ruolo diverso da quello che aveva descritto ai pm nel corso dell'inchiesta, ottenendo una richiesta di archiviazione.

Il colpo di scena arriva verso la fine dell'udienza quando Baldassarre rivela che, nel raffazzonato progetto della scalata, Valori portava avanti un suo personale obiettivo: “Voleva diventare presidente dell'Alitalia”. A questo punto il pm Maria Francesca Loi decide di revocare la richiesta di archiviazione, presentata, oltre che per Elia Valori, anche per altri due indagati, Danilo Dini e Claudio Prati. Quelli che secondo l'ex presidente della Corte Costituzionale erano a disposizione degli imprenditori decisi ad acquistare l' Alitalia. E, con decisione senza precedenti, la Loi chiede la restituzione degli atti e dispone nuovi accertamenti.

Almeno per ora, con il cerino in mano resta il solo Baldassarre, accusato di aver provocato “una sensibile alterazione dei valori del titolo Alitalia”, ingannando azionisti e creditori della società con un’offerta che non si sarebbe mai potuta concretizzare. Secondo l’accusa, infatti, la “cordata Baldassarre” avrebbe aver presentato, nel-l’offerta di acquisto, due patacche. Un primo documento falso è datato 23 ottobre 2007 (in cui venivano evidenziati dei fondi della banca svizzera Ubs emessi in favore della società Loraerive su un presunto conto da 500 milioni di euro). L’altro è di poco successivo, datato 8 novembre 2007, in cui Ubs indicava la società Loraerive sl (a sua volta parte della cordata) come cliente e autorizzava la banca a fornire appoggio tecnico. Secondo l'accusa Baldassarre sapeva che la documentazione era falsa. Ma Baldassarre, tramite l'avvocato Diddi insorge: “Il mio rinvio a giudizio mina la libertà professionale dell’avvocato. Fui io a denunciare la falsità dei documenti e la manovra in atto”. Al momento deve accontentarsi di aver costretto il gup a riaprire l'indagine su Giancarlo Elia Valori.

IN FOTO: Il manager Giancarlo Elia Valori

fonte: Il Fatto Quotidiano

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