19 febbraio 2011

Articolo 21 lancia una raccolta firme per Antonio Condorelli


Il cronista fino a pochi giorni fa era il direttore di Sud, una freepress che aveva turbato i sonni di molti potenti a Catania. Oggi quel giornale è senza direttore perché Condorelli è stato di fatto obbligato a lasciare

Un appello e una raccolta di firme su Articolo 21 (vai alla pagina della petizione), in difesa di un giornalista, Antonio Condorelli, collaboratore di Report e de Il Fatto Quotidiano. Il cronista fino a pochi giorni fa era il direttore di Sud, una freepress che aveva turbato i sonni di molti potenti a Catania. Oggi quel giornale è senza direttore perché Condorelli è stato di fatto obbligato a lasciare.

Si è ritrovato con un’associazione, gli “Amici di Sud”, tirata su a sua insaputa che nel suo logo ha usato proprio la testata del giornale e si è resa protagonista di un’incredibile vicenda. Qualche settimana fa un’inchiesta di Condorelli aveva fatto luce sulla vicenda della moglie di un magistrato catanese. L’Associazione, riconducibile al legale della società editrice di Sud, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, inviò una denuncia contro il magistrato in questione usando proprio il logo con la testata del giornale. Da notare che dopo un’accanita resistenza, la moglie del magistrato ha sostituito proprio Fiumefreddo alla guida del teatro Massimo Bellini.

Da qui le dimissioni, con effetto immediato. La reazione degli editori è stata una sistematica campagna mediatica con l’unico scopo di screditare un giornalista già nel mirino a causa delle sue inchieste, che ha già avuto pesanti minacce mafiose e che per questo è sottoposto ad una forma di tutela personale decisa dalla Prefettura di Catania. Gli editori hanno pubblicato con cadenza quotidiana una raffica di pezzi nei quali Condorelli veniva dipinto come un personaggio ambiguo. Si parla di “frequentazioni di Condorelli di ambienti politici (…) da lui tenacemente tutelati, a scapito del giornale e dei suoi lettori” e ancoralo lo si accusa senza il minimo riscontro di avere rapporti ambigui di compiere azoni poco limpide per ottenere informazioni. “Quali sono le reali fonti che utilizza per i suoi scoop? – si chiedono gli editori – E quale tutela si deve garantire per continuare ad ottenere le sue famose carte? Investigazione o prostituzione”. Addirittura affermano di aver scoperto, restandone sconvolti, che Condorelli aveva aderito moltissimi anni fa al movimento giovanile della Fiamma Tricolore.

Tra le altre inchieste pubblicate dall’ex giornale di Condorelli è degna di nota quella sulla falsa certificazione medica con la quale si attestava che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo soffriva di un aneurisma all’aorta. Ma non solo. E’ sempre sua l’inchiesta che ha svelato l’affare dell’informatizzazione sanitaria che vede protagonista il marito della presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, e ancora la pubblicazione delle intercettazioni di Cimino e Mineo, esponenti vicini a Marcello Dell’Utri. Per non parlare delle notizie pubblicata su Il Fatto Quotidiano, in particolare dell’inchiesta a doppia firma che ha svelato che l’innominabile editore Mario Ciancio Sanfilippo è indagato a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa.

Condoreli il peccato più grosso l’ha commesso quando, insieme a Sigfrido Ranucci, ha realizzato l’inchiesta di Report “I Vicerè” sullo sfascio di Catania e sull’intreccio tra mafia, imprenditoria, politica ed editoria. Un’inchiesta devastante per i potenti della città

Insomma un giornalista scomodo, uno dei pochissimi che a Catania, ha avuto il coraggio di scrivere nomi, cognomi, fatti e circostante, ma soprattutto lo ha fatto documentando tutto.

L’attacco contro Condorelli ha suscitato poche ma significative reazioni. Oltre alla raccolta di firme su Articolo 21, a difesa dell’ex direttore di Sud si è schierato il coordinatore di Sinistra ecologia e libertà, Giovanni Vindigni. Soprattutto al fianco di Condorelli si sono schierati i suoi giornalisti che hanno abbandonato in blocco il giornale e gli editori solidarizzando col Direttore. Il resto della città, così come è avvenuto in altri casi, è rimasta in silenzio. Tacciono le associazioni antimafia, tacciono i partiti, i sindacati. Assordante il silenzio dell’Assostampa e dell’Ordine dei Giornalisti. Tutti zitti, tutti distratti.

di Walter Rizzo


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