12 febbraio 2011

Verità e giustizia per Antonella Politano


di Nicole Dark

Il caso di Antonella Politano ormai dovrebbe essere noto a tutto il Paese. Ma non è così.
Purtroppo questo scandalo tanto eclatante e strepitoso, è stato ampiamente soffocato e arginato, che non è diventato altro che una leggenda metropolitana.
Il nostro Paese pullula di leggende metropolitane rese tali dall’infame ed efficace intento di gente senza scrupoli che non ne vuole sapere di far pagare ai colpevoli le loro nefandezze e i loro crimini spietati.
Anche se i reati sono evidenti e indubbi, molto spesso giacciono in qualche scartoffia dimenticata dalle varie procure. Abbandonate di proposito con tanto di beffa per chi è stato vittima di un’ingiustizia.
Le iniquità aumentano e s’introducono sempre più nei meandri di un silenzio richiesto da persone prepotenti e crudeli, un silenzio che però diventa assordante per le numerose vittime che gridano ancora e ancora, nella loro anima ferita, quella parola che ha perso il suo significato originale, giustizia!
E Antonella Politano invoca e implora che la sua giustizia sia fatta.

Glielo chiese suo padre sul letto di morte poiché dopo aver visto la sua famiglia sterminata, mentre esalava il suo ultimo respiro, chiese appunto a lei, unica sopravvissuta, di far luce sulla tremenda vicenda e denunciare chi aveva permesso che una tale sciagura potesse essere avvenuta per negligenza e noncuranza di criminali disgustosi e infinitamente crudeli.
Antonella, nonostante l’immenso dolore, fece la sua battaglia. I responsabili furono processati, ma guarda caso furono anche assolti.
E questo fatto più che clamoroso non lo abbiamo visto molto alla tv, non lo abbiamo sentito fino allo sfinimento né udito come altri molto meno intensi che però fanno audience, non lo abbiamo sentito il tanto che basta per poterci indignare. Anche se ci fu in’inchiesta, nessuno ha pagato.
E l’ombra della grande mano della criminalità organizzata si è posata sulla testa dei colpevoli che grazie a essa hanno trovato la via di scampo.

Antonella è rimasta sola.

Nonostante l’immenso sconforto, non si vuole arrendere. Lei non può dimenticare le atroci sofferenze sui volti delle sue tre sorelle mentre morivano di cancro, su quelli di sua madre e di sua zia e … di suo padre che mentre la abbracciava le chiedeva giustizia per la sua famiglia.

Una famiglia sterminata a causa di una centralina telefonica che era collocata accanto alla sua casa, in via dei Giardini a Paola in provincia di Cosenza.
Una casa dove era stato indotto ad abitare suo padre con la sua famiglia perché dipendente di quella compagnia che gli aveva regalato la morte, mentre gli assicurava un avvenire.
E Antonella non potrà mai scordare quella notte. Esseri umani coperti da tute bianche e dotati di maschera nonché di guanti protettivi, in sordina smantellavano la centrale telefonica senza la dovuta protezione, che aveva procurato un veleno mortale per molta gente del posto. Centinaia di persone hanno abbandonato la vita per la sola colpa di abitare in quella zona maledetta. I colpevoli di quell’olocausto stavano scappando con le prove, come ladri nella notte.
E il loro indegno bottino non fu altro che preziose vite umane.

Il grido di dolore di Antonella non è stato ancora udito da chi ha il dovere di ascoltare, da chi è stato la causa di lutti scandalosi.

Ed io mi unisco a lei, come cittadina di uno Stato che senza decenza si proclama democratico.
Anche se sono passati alcuni anni dalla terribile verità, con più ardore e trasporto, grido insieme ad Antonella Politano: vergogna!
Scaglio la mia pietra, anche se so di essere senza peccato! So che non colpirà nessuno, si perderà nel mucchio di tutte le altre, scagliate dal dolore di altra gente.
Pietre che rimbalzano in quel muro di gomma denominato da tutti, associazione per delinquere e corruzione ripugnante.


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