15 marzo 2011

Intimidazione all'ex presidente dell’Ordine degli ingegneri di Palermo

Palermo, 14.03.2011 | di Norma Ferrara

Alessandro Maria Calì è animatore del percorso "professionisti liberi" e autore del libro inchiesta "disOrdini"

Il libro - inchiesta
Il libro - inchiesta "Disordini"
Una molotov che rischiava di mandare in fumo la sua Bmw e con una croce tracciata sul cancello della sua villa. Così ignoti hanno inviato un segnale intimidatorio all''ingegnere Alessandro Maria Calì, ex presidente dell'ordine professionale degli ingegneri di Palermo. La notizia è stata resa nota oggi ma il fatto è accaduto già da qualche giorno. L'ingegnere Calì ha intrapreso da tempo una battaglia etica all'interno degli ordini professionali della sua città, in particolare è animatore del comitato "Paolo Giaccone" che ha proposto un manifesto per i "professionisti liberi" e chiesto ai colleghi di impegnarsi in prima linea contro le mafie e la corruzione. Un atto preciso verso quelle tante "zone grigie" che si nascondono fra la società civile e le organizzazioni criminali e spesso agiscono a favore di quest'ultime.

Da presidente dell'ordine degli ingegneri, Alessandro Maria Calì, si è speso in prima persona per chiedere la cancellazione dall'albo di Michele Aiello, coinvolto e poi condannato a condannato a 15 anni e sei mesi di reclusione nel processo "Talpe alla Dda" e considerato"prestanome" del boss Bernardo Provenzano. Calì ha da poco pubblicato con la casa editrice Navarra un libro inchiesta sugli ordini professionali e sulle connivenze con le organizzazioni criminali, intitolato‘disOrdini’. L'editore ha stamani diffuso una nota nella quale esprime piena vicinanza all'autore e invita gli ordini professionali di Palermo a far sentire la propria voce. «Esprimo ad Alessandro tutta la nostra solidarietà e, insieme a lui, a quanti si stanno battendo, come i ragazzi di Addio Pizzo, perchè sia sollevato il coperchio sulle collusioni tra professionisti ed organizzazioni mafiose – scrive Ottavio Navarra. Da poco tempo è stata avviata la costituzione dell’Associazione dei Professionisti Liberi che intende battersi per tutto ciò. Sappiamo benissimo come la stragrande maggioranza di essi sono persone libere che si battono con forza contro ogni condizionamento e collusione con il potere mafioso e sappiamo altrettanto bene che vanno isolati quanti questo non lo fanno». «Siamo grati ad Ivan Lo Bello e a Confindustria Sicilia di avere accettato, prima ancora che questo atto di sciacallaggio venisse compiuto, di presentare il libro l’11 marzo presso la propria sede, confermando che lo schieramento che, ogni giorno, si batte contro la mafia è ampio e radicato – continua l'editore. Auspico che ci sia una adeguata e forte reazione a questo che si configura essere un atto per impaurire e per fermare un processo di rinnovamento».

«Chiunque abbia compiuto questo atto vergognoso – conclude - sappia che siamo in tanti a condividere e sostenere queste battaglie e che sicuramente non piegheranno il nostro bisogno di cambiamento e di innovazione».

Libera informazione aveva raccolto la testimonianza dell'ingegnere Calì già nel febbraio scorso all'interno di uno speciale realizzato per il quotidiano "Terra" e dedicato proprio alle zone grigie e all'impegno dei liberi professionisti contro le mafie. Insieme all'esperienza di Modena (dove il Centro unico delle professioni ha varato una carta etica e intrapreso un percorso di trasparenza in questa direzione) lo speciale raccontava anche quella palermitana. In quell'occasione, ancora in fase di raccolta delle adesioni al manifesto, Alessandro Maria Calì ci raccontò: «Questa esperienza nasce perchè non potevamo più restare fermi a guardare. Abbiamo già riscontrato più di 500 casi di professionisti collusi che non dovrebbero rimanere iscritti ai rispettivi albi professionali. Le reazioni iniziali dei nostri colleghi sono varie, dall’indifferenza al consenso. La maggior parte però è entusiasta di questo percorso che è solo all’inzio».

Enrico Colajanni di Libero Futuro la definì "la terza gamba del movimento antiracket a Palermo" e oggi Addiopizzo e l'associazione antiracket d Palermo hanno dichiarato: «Esprimiamo la massima solidarietà all’ingegnere Alessandro Calì per il vile atto intimidatorio subito. Riteniamo, inoltre, che risulterebbe ancora più vile e meschino se fosse legato all’impegno civile profuso da Calì sui temi della pulizia e dell’etica negli Ordini Professionali».



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