13 marzo 2011

Venerabili affari



di Gianni Barbacetto - 6 marzo 2011

Le relazioni pericolose delle lobby segrete che condizionano carriere e governi
L’hanno chiamata P4, la superlobby di Luigi Bisignani su cui sta indagando da Napoli il pubblico ministero Henry John Woodcock. Il potere, in Italia, è fatto di rapporti, contatti, relazioni.

Affari, naturalmente. Ma ancor più informazioni, dossier, pressioni, ricatti. Silenzi e campagne. La continuità con la P2 di Licio Gelli è, in tutto ciò, assoluta. È cambiato il mondo, non c’è più il pericolo comunista e la divisione in blocchi, sono finiti la Prima Repubblica e il vecchio sistema dei partiti. Eppure, nell’essenziale, i riti del potere in questo Paese sono rimasti gli stessi.

La P2 “original”, quella degli incontri con Gelli all’Hotel Excelsior di via Veneto, a Roma, oggi è ricordata in due modi opposti. Un’innocente compagnia di massoni a caccia, tutt’al più, di carriere e relazioni, spintarelle e buoni affari. Oppure una feroce associazione di golpisti con gusto per le trame e le stragi, i depistaggi e i misteri. Licio Gelli, in effetti, finanziò il terrorista nero Augusto Cauchi e depistò le indagini per la strage di Bologna, e per questo è stato condannato a dieci anni di carcere.

Ma che cos'è la P2, quella di trent’anni fa? Un’associazione culturale, un circolo esoterico, un club di potenti, una lobby d’affari, un’agenzia della sovversione, un partito trasversale? Secondo i giudici che scoprirono le liste della loggia segreta, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, Gelli è “il garante, in un certo senso, della ‘costituzione materiale’ di un’oligarchia occulta, potente ma ricattabile per sua intrinseca natura”. È “il ‘notaio’ di quel potere oligarchico parallelo che, negli anni Settanta e sino all’inizio degli anni Ottanta, si stava impadronendo, gradualmente e impercettibilmente, delle istituzioni della Repubblica”.

Eppure, tra le opposte letture di una P2 tranquilla bocciofila esoterica o terribile club dell’eversione, c’è una P2 quotidiana, molto utile a capire, più che le eccezionalità della loggia di Gelli negli anni del terrorismo e delle stragi, la normalità della gestione del potere in Italia. Fino a oggi. È l’eterna routine del controllo dei centri di potere.

C’è un episodio che la illustra meglio di cento discorsi.
Una mattina del 1973, il Gran Maestro si siede alla sua scrivania, a villa Wanda, e fa alcune telefonate. Nel giro di poche ore riesce a convocare nella sua casa di Arezzo cinque persone: un alto magistrato romano, il procuratore generale Carmelo Spagnuolo; un dirigente dei servizi segreti, il colonnello Pietro Musumeci; e tre altissimi ufficiali dei carabinieri, il comandante della divisione Pastrengo di Milano Giovan Battista Palumbo, il comandante della brigata di Firenze Luigi Bittoni e il comandante della divisione di Roma Franco Picchiotti. I cinque uomini dello Stato arrivano a casa Gelli, convocati per telefono e in tempi brevissimi. Al termine di una riunione riservata, il Gran Maestro impartisce ai tre generali dell’Arma istruzioni, “da diramare poi per via gerarchica”, sulla necessità di sostenere un governo di centro.

Ecco il potere quotidiano della vecchia P2, che assomiglia come una goccia d’acqua a quello di tutte le seguenti P3, P4, P5 e via enumerando. Capacità di condizionare le scelte di apparati e istituzioni, basata sulle capacità di costruire cordate, inventare carriere, assegnare posti, determinare catene di comando. Le superlobby di ieri e di oggi occupano i gangli del potere, collegano persone, stringono rapporti che poi diventano obbedienze e sostegni incrociati. Assegnano poltrone di ministro e di sottosegretario, distribuiscono scrivanie a funzionari dello Stato, attribuiscono stellette nell’esercito, nei carabinieri, nella guardia di finanza, posti di comando negli apparati di polizia e dei servizi, superpoltrone da manager nelle aziende pubbliche, dalla Rai a Finmeccanica, dall’Eni all’Enel. Influiscono sul management delle banche e delle grandi aziende private e sulle direzioni dei grandi giornali nazionali.

Oggi c'è la lobby Luigi Bisignani-Gianni Letta-Cesare Geronzi (Generali)-Paolo Scaroni (Eni)-Francesco Guarguaglini (Finmeccanica). Con solide sponde nella destra, ma anche nella sinistra politica. Per scoprire questa filiera di potere, non era certo necessaria l’indagine di Woodcock, che sarà utile invece a determinare se sono stati commessi reati. Se la lobby si è trasformata in una associazione segreta proibita dalla legge Anselmi, approvata proprio dopo la scoperta della P2.

Lo fronteggia lo schieramento costruito attorno al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al suo asse con la Lega di Umberto Bossi.
Entrambi i gruppi sono in trepida, laboriosa attesa di capire come e quando declinerà il potere di Silvio Berlusconi, anch’egli iscritto alla P2 e ancor oggi cultore di riti esoterici, oltre che di festini a luci rosse. A fianco a sé ha portato, innalzandolo ai vertici del partito, il compagno di loggia Fabrizio Cicchitto.

Ieri, la P2 che Licio Gelli chiamava “l’Istituzione” aveva determinato tante carriere da apparire uno Stato nello Stato. Quando Turone e Colombo scoprono gli elenchi della loggia, vi trovano il nome del promettente Bisignani, 28 anni, brillante giornalista dell’Ansa, poi precoce capoufficio stampa del piduista ministro andreottiano del Tesoro Gaetano Stammati.

Ma soprattutto trovano i nomi di generali e alti funzionari, dei vertici dei servizi segreti al completo, del comandante della guardia di finanza, di 52 ufficiali dei carabinieri, di prefetti e diplomatici, di quattro ministri, di 44 tra deputati e senatori e di molti politici (iscritti a Dc, Psi, Psdi, Pli, Msi), di 16 magistrati e poi di giornalisti, direttori di giornali, editori, banchieri, industriali, manager.
Una bella compagnia pronta a distillare affari e politica, dove per affari si intendono affari di Stato e affari propri. Oggi non c’è più l’ideologia atlantica e anticomunista che giustificava in qualche modo la bella compagnia. Ma siamo sicuri che tutto il resto sia poi cambiato?

Come eravamo La P2 di Gelli ha visto tra i propri iscritti il giovane Luigi Bisignani, il generale Giuseppe Santovito, il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto, il giornalista Maurizio Costanzo.


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