2 aprile 2011

Il mitra di Lombardo. Di cosa devono avere paura i siciliani




Secondo il presidente siciliano occorre “armarsi di mitra” contro i migranti di Mineo che “scorazzano per le campagne” o dormono nei casolari abbandonati. Un’imitazione di Bossi particolarmente grottesca in Sicilia, dove la sicurezza è da sempre messa a rischio dalla mafia, non certo dai braccianti stranieri che sostengono l’agricoltura. E sui rapporti con Cosa Nostra, i fratelli Lombardo devono ancora chiarire due o tre cose importanti...

La campagna di terrelibere.org contro le dichiarazioni di Lombardo

CATANIA - La DDA etnea ha avviato da tempo un`indagine su presunti rapporti del Presidente della Regione Sicilia con boss di Cosa nostra. Nessuna conclusione, nessuna condanna, ma elementi sufficienti per un giudizio politico sulla strategia “lombardiana`. Nella giunta Lombardo è presente un magistrato antimafia e la figlia del giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia negli anni `80. Il PD sostiene e difende Lombardo dalle ipotesi investigative dei magistrati etnei. Allontanato, per almeno sette anni, lo spettro di Totò Cuffaro, il nuovo governatore aveva avviato un “nuovo corso` della politica siciliana.

O almeno così sembrava, con l`inserimento in giunta di due autorevoli magistrati: Massimo Russo, al quale era stata data l`incombenza di rappresentare la sanità siciliana e Giovanni Ilarda, ex assessore alla presidenza, entrambi sostituti procuratori in servizio presso la Procura della Repubblica di Palermo e componenti della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Ilarda è rimasto nella Giunta soltanto un anno. Si è dimesso prima della notizia dell`indagine su Lombardo. In un`intervista al mensile “S` dell`aprile 2010, aveva affermato di essersi dimesso per ragioni politiche, ma ha confessato che se fosse stato nella giunta di un Presidente indagato “si sarebbe trovato in grosso imbarazzo`.

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fonte: http://www.terrelibere.org/

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