12 maggio 2011

''Io ho paura''. Il grido di Pino Maniaci dopo la manifestazione per Peppino Impastato

foto Daniele Andaloro


di Pino Maniaci - 10 maggio 2011

Io ho paura dei professionisti dell’antimafia, questi nel nome di nobili ideali spesso fanno la loro fortuna; io ho paura di chi vuole a tutti i costi fare la primadonna, questi spesso cade in deliri di onnipotenza e determina un irreversibile autolesionismo;

io ho paura dei tuttologi, chi afferma di sapere tutto in effetti non sa niente;

io ho paura delle primogeniture, la lotta alla mafia è un interesse di tutta la collettività;

io ho paura degli estremismi, questi non hanno mai portato a niente;

io ho paura del fanatismo, i temi importanti e delicati dell’antimafia non possono essere affrontati con superficialità;

io ho paura di chi predica bene e razzola male, la mafia si combatte con il buon esempio e con le azioni quotidiane di ogni cittadino;

io ho paura di chi denuncia Saviano solo per avere detto che la figura di Peppino Impastato ha acquisito notorietà dopo il film i cento passi.

Dopo le polemiche che hanno preceduto le manifestazioni in ricordo del militante di democrazia proletaria barbaramente assassinato dalla mafia potevamo aspettarci di tutto ma non certo un messaggio distorto e tanto liquido infiammabile sul fuoco di una polemica che sembrava essere definitivamente chiusa.

La ricorrenza del 9 maggio viene celebrata ogni anno per tenere viva la memoria di Peppino Impastato che si è immolato fino all’estremo sacrificio per un nobile ideale e non certo per inasprire i toni di una polemica che non ha motivo di esistere se non per rilasciare patenti di primogenitura, ma queste crediamo non servano assolutamente a nulla, o per meglio dire solo a chi durante la propria esistenza nel ricordo di Peppino ha costruito un castello di sabbia che rischia di crollare al primo soffio di vento, quindi per arginare il vento ci si presta pure a fare gli esecutori materiali di un più ampio disegno di killeraggio mediatico.

L’immobile sequestrato al mafioso di Cinisi don Tano Badalamenti ed assegnato all’associazione Peppino Impastato per un gioco di parole e per il suo intrinseco significato è stato chiamato “casa nostra”, e per nostra si intende certamente di tutta la cittadinanza non certo delle persone che fanno parte dell’associazione per cui riteniamo parafrasando J. J. Rousseau che talvolta è meglio stare zitti e dare l’impressione di essere stupidi anziché aprir bocca e togliere ogni dubbio.

Pino Maniaci



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